Alfredo Borzacchini alias Fred Boris

Un ritratto dell'artista sansalvese di Fernando Sparvieri tratto da sansalvoantica.it

| di Fernando Sparvieri
| Categoria: Storia
STAMPA

Fotogallery: clicca sulle immagini per ingrandirle

printpreview

Ho sempre nutrito una particolare ammirazione per Alfredo Borzacchini. E’ un’ammirazione lontana, che risale a quand’ero bambino, quando egli, d’estate, a bordo di  auto fuoriserie, tornava da Milano alla sua natia piccola San Salvo, immersa nel dorato calore delle spighe di grano.

Alfredo a Milano faceva il cantante. Ricordo che una volta, nel 1966, durante un suo soggiorno estivo a San Salvo,  mi regalò un suo disco, un 45 giri dal titolo “Non abbiamo più niente da dire”, che io facevo girare, consumandolo, in uno di quei primi giradischi, di bicolore vinilpelle, i primi esemplari degli anni 60.   

Per me, che avevo da poco iniziato a strimbellare la chitarra, Alfredo era un mito. Pensare che da quel minuscolo altoparlante del giradischi uscisse anche la voce di un cantante professionista mio compaesano, insieme a quelle di altri cantanti famosi come Adriano Celentano, Mina, Little Tony, suscitava nella mia fantasia un senso di emulazione, facendomi sognare palcoscenici  lontani. Il fatto, poi, che si dicesse in giro che Alfredo avesse sfidato Domenico Modugno in una gara canora, che non si fece mai , che avesse vinto il Festival di Nizza, che avesse  partecipato a numerosi  films a  Cinecittà, che incidesse dischi a Milano, lo rendevano  ancor più nella mia immaginazione di bambino un personaggio unico e  leggendario.

Milano, com’era lontana Milano a quei tempi. Erano lontani  Vasto, Cupello, figuratevi Milano. I dischi, poi, erano ancora per molta gente oggetti misteriosi, ancor più dei  dischi volanti.

Anche nel Jukebox del bar di Vitarille in piazza San Vitale, un primordiale attrezzo che aveva un buco in plexigass in cui infilare la mano per mettere il disco (dopo aver dato 50 lire a Za’ Crestene - Cristina Marinelli, moglie di Vito Ialacci), insieme a quei primi  45 giri in vinile che risuonavano nel silenzio della piazza, vi erano i dischi di Fred Boris, di quel ragazzo di San Salvo, su cui, nessuno, ma proprio nessuno, come avrei saputo dopo, avrebbe mai scommesso una lira.

E’ difficile raccontare la storia di Alfredo.  La sua vita è stata tutta un’avventura, una fiaba, un dramma, una vita spericolata, al cui confronto quella di Vasco Rossi  fa quasi tenerezza.

In una società prettamente contadina, in cui l’educazione era solo ed esclusivamente il lavoro dei campi, Alfredo era un incompreso che non faceva nulla per farsi comprendere.

La guerra era passata accanto alla sua  adolescenza con il padre al fronte. Secondogenito di Febo, che era stato un clown del famoso circo Borzacchini e che si era stabilito con la famiglia a San Salvo, Alfredo era considerato un po’ da tutti un mezzo scapestrato, un tipo senz’arte nè parte:  strimpellava la chitarra,  faceva il fachiro mangiafuoco, il pescatore con una barchetta a cui aveva dato il nome di “Simbad il marinaio”, insomma era un tipo stravagante, fuori dalla norma, un po’ difficlie da inquadrare.

Alfredo, sin da bambino era stato un monellaccio.

Si racconta che, come si usava a quei tempi, i bambini venivano mandati a “lu mastre” per imparare un mestiere. Alfredo venne mandato da Zi Peppe Bruno, il barbiere, facendosi però cacciare dopo qualche settimana a calci nel sedere per le sue continue marachelle. Alfredo per vendicarsi, catturò una civetta, la cosparse di benzina, le mise fuoco e la lanciò dentro la barberia, creando uno scompiglio tra i clienti, che spaventati fuggirono fuori dal salone, compreso l’insaponato cliente di turno.

Da adolescente il suo carattere ribelle, poco incline ad accettare le regole comportamentali che la società dell’epoca imponevano,  lo rendevano agli occhi degli adulti  tristemente unico, anche se era uno spasso per i suoi coetanei  trascorrere insieme a lui le serate in allegria: Alfredo ne sapeva e ne inventava sempre una più del diavolo.

Durante la guerra la sua vita non fu facile. Con il padre prigioniero degli inglesi in Africa, al contrario delle famiglie contadine che avevano un tozzo di pane nella “credenza”, Alfredo per mangiare doveva fare i salti mortali, non quelli del circo di cui ne era anche capace avendo il sangue circense che gli scorreva nelle vene, ma quelli che la vita quotidianamente impone tutt’oggi a chi non sempre ha la certezza  di avere un pasto caldo assicurato in tavola.   

Nonostante i tempi  fossero grami, e non solo per lui, tra stenti ed affanni, Alfredo continuava a vivere la sua gioventù in modo spensierato, o forse apparantemente spensierato. Molte volte, dinanzi ai problemi della vita, incosciamente, in ognuno di noi, scattano dei meccanismi interiori, come dei salvavita, che ci illudono e ci aiutano a sopravvivere, facendo  apparire a noi stessi ed agli occhi degli altri, una parte di ciò che siamo, nascondendo quel che veramente siamo.

Forse era proprio questo ciò che stava accadendo ad Alfredo.

Quando suo padre tornò dalla prigionia in Africa le cose peggiorarono. I suoi rapporti con papà Febo divennero sempre più complessi. Febo, che aveva abbandonato il circo e cercava di campare facendo l’elettricista, (nonostante la sua famiglia continuasse ancora l’attività circense), si scontrava spesso con il figlio, ormai grandicello, e pretendeva da lui che lo aiutasse nel suo lavoro di riparare le linee elettriche distrutte dalla guerra.

Alfredo di fare l’elettricista proprio non ne voleva sapere, anzi rimproverava al padre di essersene andato volontario in Africa, abbandonando la famiglia per lunghi 4 anni, a cui aveva dovuto pensare lui.

Fu così che una sera, dopo una delle solite discussioni, Alfredo se ne andò di casa.

Se fu Alfredo ad andarsene o fu il padre a cacciarlo, questo resterà sempre un mistero. La gente dice che lo cacciò Febo, il figlio sostiene il contrario e non vi è motivo per non credergli.

Fatto sta che l’orgoglio poi fece il resto. 

Quella sera, e per tante altre ancora, Alfredo non rientrò a casa, andandosene a dormire dentro una botte, come Diogene. Con l’arrivo della primavera si trasferì al mare, che all’epoca era un deserto, si costruì sulla sabbia un capanno di paglia e sterpi, e dopo essersi procurato una barchetta, a cui diede il nome di “Simbad il marinaio”, si mise a fare il pescatore. Ogni giorno usciva in mare aperto, pescava, e con il ricavato dei pesci, campava e passava anche qualche soldo alla mamma (per questo motivo Alfredo può essere considerato anche il primo pescatore di San Salvo).

Con l’arrivo dell’autuno e dei primi freddi, la botte ritornò ad essere il tetto di Alfredo.

L’inverno era rigido. Suo zio Pompeo Marzocchetti, che aveva sposato Olanda Borzacchini, sorella di Febo, accorse in suo aiuto. Pompeo, che aveva aperto a quei tempi  il primo locale cinematografico a San Salvo  nell’attuale Via San Giuseppe (che poi diventerà l’Odeon di Biondo), mosso da umana pietà, gli disse di andare a dormire nel cinema.

Alfredo accettò l’invito, prese le sue poche cose e si trasferì al cinema di zio Pompeo, dove ogni sera, al termine  delle proiezioni, si creava un giaciglio su un palchetto in mattoni, realizzato per l’esibizione di artisti girovaghi, che ogni tanto facevano tappa a San Salvo (resta famosa l’esibizione della Donna-Uomo, un’artista che dalla cintola in su era un uomo con la barba e per l’altra metà donna).
Intanto gli anni erano trascorsi ed Alfredo era divenuto maggiorenne.

Arrivò anche per lui il tempo del militare ed Alfredo si arruolò volontario nella Guardia di Finanza, facendo tirare un sospiro di sollievo a Febo, che sperava che il figlio avesse messo finalmente la testa a posto.

Ma non durò a lungo. La divisa ad Alfredo gli andò dopo un po' stretta e dopo averne combinata una delle sue, che non sto qui a raccontarvi, fece ritorno a San Salvo.

Il ritorno a casa fu traumatico.

Non sapendo più che pesci pigliare (la sua barchetta Simbad il marinaio, venne trasportata dalle correnti durante una mareggiata e pare la ritrovarono nel Tirreno), Alfredo si ricordò di avere gli  zii paterni che avevano ancora ciò che restava del famoso Circo Borzacchini, ormai  orfano di Febo, Olimpia e Tomassina, ma ancora composto dai fratelli Borzacchini e cioè dal primogenito Umberto, da Saverio (ottimo chitarrista e sassofonista), e dalle sorelle Fanny, Giuseppina e Maria. 

Alfredo lasciò San Salvo e se andò a Casalbordino, paese in cui si ritirava per l’inverno il circo ed imparò a fare il trapezista ed il fachiro mangiafuoco.
Ma anche lì dopo un pò si scocciò (nel mondo del circo, non sembra, ma vi è molta disciplina) e se ne ritornò a San Salvo, dove  ogni sera si esibiva con gli amici strimbellando la chitarra (famosa resta la sua canzone Don Peppì, che anni dopo incise e che potrete ascoltare a fondo pagina) o facendo il fachiro mangiafuoco. Si racconta che una sera, mentre faceva il fachiro, tra una fiammata e l'altra, non si pulì bene il muso con il fazzoletto, avvampandosi mezza faccia con la fiamma di ritorno. Non successe nulla ed uscì a risate.

Fu in quel periodo che Alfredo, ormai più che maggiorenne, forse per la prima volta nella sua vita, intuì di non avere molte prospettive in paese e decise di  partire in cerca di futuro. “Figlio mio, ricordati che i cani randagi muoiono sul marciapiede”, gli disse suo padre Febo accompagnandolo alla stazione”.

Alfredo la prese male, molto male non intuendo che quelle parole erano solo un ammonimento profondo e paterno, che avevano il solo scopo di spronarlo a comportarsi  bene nella vita. Salì sul treno e con la rabbia in corpo partì, ansioso di dimostrare innanzitutto a se stesso e poi a suo padre che si stava sbagliando  sul suo conto, che egli non era e non poteva essere paragonato ad  un cane randagio.  

Salì alla stazione di  San Salvo e scese a quella di Pescara.

Per guadagnarsi da vivere si portò con se la chitarra ed iniziò a frequentare  i migliori ristoranti della citta abruzzese, nei quali si esibiva come cantante, guadagnandosi i primi soldi ed i primi apprezzamenti artistici.

Conobbe in quel periodo un vecchio pianista di Pescara di nome Vittorio Di Fonzo. Insieme scrissero una canzone dal titolo “Lasse stà”. Lo spartito venne inviato a Nizza al 40° Festival de la Chanson Italienne del 1959, sperando che la canzone venisse selezionata dalla commissione esaminatrice nella categoria riservata alle canzoni napoletane.

Grande fu la sua sorpresa quando gli arrivò la lettera che lo invitava a partecipare al Festival di Nizza.

Alfredo, non se lo fece ripetere due volte, inforcò la motocicletta e si recò a Nizza, che non era proprio dietro l’angolo, dove bagnato fradicio di pioggia arrivò in ritardo, quando l’orchestra aveva già terminato le prove.

“Senza prove non si canta!”, gli urlò irrremovibile il maestro quando se lo vide arrivare.

Il suo grande sogno stava per infrangersi contro il podio del maestro d’orchestra.

Ma Alfredo, che quando si trattava di litigare era un maestro più del maestro d’orchestra, gli rispose prontamente:”Non so che farmene della tua orchestra! Canterò da solo! Mi accompagnero con la mia chitarra”.

Al termine dell’esibizione il pubblico si alzò in piedi e lo acclamò con un caloroso applauso.

Fu un tripudio.

Alfredo vinse il Festival. Era la sera del 5 marzo 1959.

Giorgio Consolini, uno dei più grandi cantanti italiani del dopoguerra, gli strinse la mano congratulandosi.

 

 

Alfredo scrisse  DON PEPPI' quando era ancora un ragazzo e la faceva ascoltare ai suoi amici sansalvesi accompagnandosi con la chitarra. Si racconta che la scrisse per Don Peppino De Vito che aveva avuto un incidente con l'auto mentre era in compagnia di una ragazza, prima del matrimonio. Pare che Don Peppino, da sempre suo amico, gli offrisse delle sigarette affinchè la smettesse di cantarla.  Alfredo la incise con la COMBO RECORD quando divenne cantante professionista a Milano ed incideva canzoni popolari. Don Peppino De Vito, interpellato da me a tal proposito, ricordando la simpatia di Alfredo, mi ha detto sorridendo di non aver avuto incidenti d'auto invita sua. MISTERO.

La canzone, un walzerino, è orecchiabilissima. Tenete presente che  all'epoca non vi erano tutte le attrezzature di oggi, computer,registratori multipista ecc. con i quali intervenire per modificare la voce o il suono.

Tutto era fatto dall'uomo.


 

 

 

L'ASCESA VERSO LA NOTORIETA'

La vittoria al Festival di Nizza, non portò tuttavia i grandi benefici sperati.  Alfredo venne invitato, insieme al maestro Di Fonzo, a partecipare come ospite d’onore al “1° Festival del Mare” di Ortona, troppo poco per uno che aspirava a diventare un cantante professionista.

Nonostante “Il Messaggero” di Pescara, diretto dal prof. Manlio Masci, che già prima del Festival di Nizza si era occupato di Alfredo in un famossimo  articolo del 14 gennaio 1959, con il quale Fred, da istrione che era, aveva osato sfidare Domenico Modugno in una "singolar tenzon" canora (sfida che non venne raccolta  da "Mister Volare"), avesse iniziato a pubblicare una serie di articoli su di lui, la sua notorietà restava sempre circoscritta alla provincia.

Fu allora che Alfredo si rese conto che per fare un vero salto di qualità era necessario abbandonare la mentalità provinciale e cercare di calcare palcoscenici più importanti.

Scelse Roma.

Dopo un primo periodo di ambientamento nella capitale, esibendosi tra i ristoranti di Via Veneto e Piazza di Spagna, cominciò ad avere i primi estimatori che ne apprezzarono sopratutto il suo modo  originale ed estroso di essere artista. Con poche lire in tasca la sua casa divenne la Taverna Margutta, ritrovo internazionale degli artisti di tutto il mondo. Qui papà Colombo, il proprietario, lo prese talmente in simpatia che lo ospitò gratuitamente per lungo tempo dicendogli: “Un giorno sarai anche tu grande. Spero allora che potrai pagarmi”.

Seguì un periodo in cui  venne ingaggiato per serate d’intrattenimento dapprima nel famoso Ristorante Nautilus e poi al Sains Souci, un Night di Roma, sfarzoso locale notturno. I giornali cominciarono a parlare di quel “pescarese” nella capitale. La voce si sparse per tutta Roma e le sue esibizioni incominciarono ad essere dei veri e propri eventi.

Fu proprio durante una sua esibizione al Nautilus che una sera ebbe una discussione con il cantante attore Santo Nicotera, il quale qualche giorno dopo, ricordandosi della sfida lanciata da Fred a Domenico Modugno, raccolse il guanto di sfida inscenando con Alfredo un divertente siparietto, con botta e risposta, che potrete leggere nell'articolo a fondo pagina.

La sua popolarità nella capitale divenne sempre più crescente. Così scrive il "Messaggero" di Roma:
"I PIU' BEI NOMI DEL CINEMA OGGI ALLE "TAVOLE IMBANDITE"
Questa sera, sabato, dalle ore 17 alle 23, giornata d'eccezione alla rassegna delle "Tavole Imbandite" allestita nei saloni di Palazzo Barberini a beneficio del Servizio  Assistenza Soc. della C.R.I.
I più celebri attori del cinema internazionale presenti a Roma, infatti, hanno accettato cortesemente e generosamente di intervenire per interpretare la parte di venditori di foto e di autografi ed assumere le vesti di barman. Verso le ore 19 Renato Rascel sarà il banditore di asta all'americana, mettendo in vendita un orologio svizzero d'oro e un pezzo pregiato di Argenteria Petocchi. Janne Mansflied  giungerà verso le ore 20, appena terminate le riprese di Racconti di Roma, David Niven sarà barman d'eccezione, Ugo Tognazzi sarà impegnato a preparare cochtail; Rossano Brazzi assumerà il compito di maestro di cerimonia, Claudia Cardinale, Silva Koscina, Fernandel, Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Thomas Milian e molti altri attori si aggiungeranno alla schiera di ospiti di eccezione. E' annunciato anche l'intervento di Fred Boris che nella sua qualità di cantautore e compositore si esibirà tra i presenti. (l'articolo è a fondo pagina).
Sempre in quel periodo venne scritturato per parti minori in films come “Caccia all’uomo”, film del  1961 diretto dal regista Riccardo Freda e “Capitani di ventura” con la regia di Angelo Dorigo. Quest’ultima pellicola venne proiettata qualche tempo dopo al cinema Odeon, stracolmo quella sera per vedere Alfredo, con papà Febo e mamma Dima, seduti in prima fila.
Ciò che sancì, tuttavia, una vera svolta nella carriera di Alfredo fu l'incontro con il principe Ilio Sforza Ruspoli, principe agricoltore, ambasciatore, banchiere, del quale Alfredo divenne grande amico. Il principe, che nel 1956 era stato fondatore dei Centri d’Azione Agraria, un movimento apartitico, interclassista, in difesa della civiltà contadina, lo invitò a collaborare con lui nella realizzazione di un suo antico progetto: incidere un disco riguardante il mondo rurale.

Il disco venne realizzato negli studi della RCA S.p.a. Roma, Via Tiburtina Km.12. Sulla copertina del disco è così scritto:  "IL CANTO DEL RURALE", parole di Sforza Ruspoli - motivo di Fred Boris - quintetto Roman five musical - CANTA FRED BORIS. Si trattò del suo primo un 45 giri. Nel lato1 vi erano incise due canzoni: "IL CANTO DEL RURALE" parole di Sforza Ruspoli e motivo di Fred Boris e "MAFIA" di Domenico Modugno - canta Fred Boris; nel lato 2 "LA BALLATA DELL'ASCENSORE" di Fred Boris  e "ULTIMO ADDIO" di Fred Boris - canta Fred Boris con il quartetto Roman five musical (notare l'errore quintetto sulla copertina e quartetto nel disco). Il disco venne prodotto dalla Boris Record, un marchio creato appositamente per l'occasione che omaggiava Alfredo con il suo cognome d'arte BORIS.

Finalmente sembrava fatta, il successo era dietro l’angolo. Il principe, dopo la realizzazione del disco, lo introdusse nei salotti mondani della capitale, nei quali con il suo carattere originale ed un po' bizzarro, Alfredo si conquistò molte simpatie. Sua grande amica e ammiratrice divenne la grande stilista Fernanda Gattinoni, che era nata a Cocquio-Trevisago  in provincia di Varese e che dopo esperienze nel campo della moda a Londra, a Parigi e a Milano, aveva aperto  nel primo dopo guerra un' atelier a Roma.

Frequentando i salotti romani, Alfredo, che era anche un bel ragazzo, conobbe attrici e donne famose del mondo della borghesia romana.

E’ un po’ difficile dire quante donne si siano  innamorarate di  Alfredo, e che donne!

Da alcune lettere, che egli mi ha recentemente mostrato, ho potuto constatare che in molte avrebbero fatto ponti  d’oro pur di  averlo, di trattenerlo  al proprio fianco, ma Alfredo, forse perchè scorreva nelle sue vene sangue circense ed il circo non ha fissa dimora, una sera all’improvviso, sparì da Roma, non prima però di aver salutato con un poderoso cazzotto un noto cantante invidioso, di cui tralascio il nome per una questione di privacy, abbandonando tutto, i sogni di gloria ed i suoi amori mondani, che lo cercarono a lungo invano.

Era fatto così Alfredo Borzacchini. Il suo carattere ribelle ed anticonformista, che forse erano i veri motivi per cui aveva fatto breccia nel cuore di molte donne, unito al forte senso di libertà, lo fecero fuggire dal quel mondo che aveva fortemente desiderato e di cui improvvisamente si sentiva prigioniero.

Abbandonò tutto e se ne andò a Milano.

Nella città meneghina rinasce a nuova vita ed inizia una vita artistica frenetica. Conosce Jader Baracca, titolare del famoso ristorante abruzzese “Hostaria del del Vecchio Canneto” di Milano, che lo scrittura per le esibizioni artistiche nel suo locale e che sarà per lui più di un fratello. Incomincia ad incidere i suoi primi dischi importanti, canzoni d'amori d'amore melodiche e sentimentali, stile anni 50-60. Viene scritturato dalla Fonit-Cetra, la più grande casa discografica d'Italia, la stessa di Domenico Modugno. Si scopre scrittore ed inizia a scrivere su una pagina culturale della rivista universitaria ‘Democrazia Economica’. Conosce la donna della sua vita, la signora Bice, che sarà la donna copertina di molti suoi dischi, canta alla sera all'Hostaria del Vecchio Canneto", dove  molti vanno VIP appositamente per ascoltarlo (una sera andò a trovarlo il famoso pittore milanese Pietro Annigoni che colpito dalla sua simpatia lo ritrasse con un carboncino, facendogliene dono a fine serata - ved. a fondo pagina).

La sua anima di girovago circense però riaffora.

Se ne va in Versilia dove gli viene offerta una stagione estiva in Versilia, ai Ronchi, nel bar del Night “Oliviero”, nel quale si esibirà nella sala degli innamorati dinanzi a Linda Christian ed Edmund Purdon (come si legge in un articolo dell’epoca). Dopo un po' si scoccia e se ne torna a Milano, dove inizia una produzione discografica di tutto rispetto, sopratutto di ballate popolari, cantando insieme a Gabriella Ivo, una voce meravigliosa che sarà sua partner in numerossimi suoi dischi. Torna in vacanza a San Salvo e si ficca sotto i piedi la macchinetta fotografica di un turista tedesco che aveva osato fotografare un bambino sansalvese scalzo e seminudo. Se ne torna a Milano ove incidi altri dischi, ritorna a San Salvo e apre un negozio per articoli di caccia. Risale su a Milano, litiga con i discografici, poi fa pace, poi rilitiga, cambiando case discografiche a ripetizione (Fonit Cetra, Combo Record - Vedette, Corsair). Trova  il tempo, tra un disco ed un'altro, di dedicarsi anche alla solidarietà: durante il fidanzamento con la sua Bice instaura una forte amicizia con il frate passionista padre Aniceto, che curava gli orfani di Casalecchio di Reno, che erano suoi fans e  stravedevano per lui (vedere la foto a fondo pagina).

Insomma un vero turbillon di idee.

Finalmente, cominciano a pensare i sansalvesi, ha trovato la sua strada. L'unica cosa che pare mancare alla sua carriera è la televisione.

Effettivamente Alfredo, nonostante incidesse dischi a ripetizione non si era mai visto in TV.

Lillino Artese, allora, suo compare, divenuto vice segretario provinciale della Democrazia Cristiana, scrive una lettera al Sen. Giuseppe Spataro, vastese, che era stato Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, nonchè Presidente della Radio Audizioni Italiane e gli chiede di intercedere affinchè Alfredo venga scritturato dalla RAI. 

Così racconta Alfredo quel che successe dopo: " Era il giovedì del 30 Aprile, non ricordo in quale anno, mi giunse una lettera che mi invitava a mettermi a disposizione del maestro Nello Segurini della RAI  insieme ai vincitori di San Remo, Germana Caroli , Mara Gabor, Ugo Molinari e Nino Canosa".
Erano i tempi in cui bastava una sola apparizione in televisione per diventare veramente famosi.

Nella lettera di risposta del 4 gennaio 1966 che il segretario di Spataro scrive ad  Artese (che potrete leggere a fondopagina), cosi si legge: “Caro Lillino, dalla RAI Radio-Televisione-Italiana, in relazione alle mie premure per il tuo raccomandato sig. Alfredo Borzacchini, residente a Cinisello Balsamo (MI) in Via Lombardia,31, mi è stato comunicato che l’interessato, invitato dal Centro di Produzione di Milano a sostenere un’audizione di musica leggera, non si è presentato alla prova stessa” (vedere a fondo pagina).

Roba dell'altro mondo. Era fatta, ma Alfredo non si era presentato.

Ma perchè Alfredo non si era presentato a quell'audizione? Glie l'ho chiesto e me lo ha spiegato.

"Sono un figlio del circo" mi disse, "ed il circo è spettacolo umile, vero, pulito".

Alfredo aveva fatto una scelta ben precisa, quella di non essere un cantante alla moda, ma un moderno cantastorie, lontano dagli schermi e  schemi televisivi che gli sarebbero costati quei compromessi di cui non era capace, che gli avrebbero condizionati la sua libertà di decidere la sua vita artistica.

Che artista Alfredo!  Un antesignano di Fabrizio De Andrè.

Fu allora che capii Alfredo, il suo carattere, i suoi nervosismi e le cause che lo resero in gioventù così diverso ed insofferente verso gli altri. Gli altri volevano che lui facesse il barbiere, l'elettricista, il contadino. Alfredo era rimasto invece un figlio del circo che il destino aveva reso orfano del suo mondo. Gli mancava il tendone che era nel suo D.N.A. , quel tendone la cui volta sottile separa la terra dal cielo, dalle stelle e dai sogni di un triste clown capace di far ridere un bambino ed arrivare al cuore della gente mentre gli piange il cuore.

Che artista Alfredo! Un cantastorie con il sangue circense nelle vene.

Non a caso lo a​vevano chiamato Alfredo, come suo nonno, il capostipite del famoso Circo Borzacchini.


 

 

 

LA CARRIERA DISCOGRAFICA ED IL SUO RITORNO A SAN SALVO


La  scelta di Alfredo di diventare un "cantastorie" non fu casuale.

La discografia italiana, che stava vivendo nei primi anni 60 il suo vero primo boom discografico, si era sino ad allora diviso in due principali filoni artistici e di mercato: il primo era la musica nazional-romantica-popolare, prodotta dalle grandi case discografiche, che servendosi della televisione creava i divi e faceva sognare ad occhi aperti milioni di giovani  innamorati; il secondo invece era quello nazional-folcloristico-popolare, prodotta da etichette discografiche minori, che entrava misteriosamente nelle case degli italiani per tramite i cosiddetti cantastorie, le cui canzoni erano molto ascoltate, sopratutto dal popolo "basso", perchè  raccontavano fatti di cronaca, storie d'amore impossibili, tradimenti, vendette, disgrazie ed anche la di vita di personaggi famosi (anche il grandissimo Domenico Modugno  fu sempre innamorato di questo filone scrivendo memorabili canzoni in dialetto pugliese-siciliano come  "Lu minaturi", "La sveglietta", "La donna riccia", "Lu sciccareddu 'mbriacu", "Attimu d'amuri", "Lu pisce spada" e la stessa "Mafia" canzone interpretata da ALfredo nel suo primo disco).
Qualcosa di nuovo però stava avvenendo nel panorama musicale nazionale e mondiale.

Sotto l'influenza della musica anglosassone (erano gli anni dei Beatles ed i Rolling Stones) e sopratutto con l'avvento  dei primi complessi beat, formati da giovani capelloni come l'Equipe 84, I Nomadi, I Corvi, I Profeti, The Rokes, ecc.,  il mercato discografico nazionale iniziò a spostare sempre più i propri interessi verso questo emergente genere musicale, decretando, di lì a qualche anno, una profonda crisi della canzone melodica italiana, che per molti risultò fatale.

Allora Alfredo si giocò la sua carta.

Intuendo in anticipo che non vi era più trippa per gatti (ad Alfredo tutto possiamo dirgli all'infuori che era ed è un fesso), si buttò a capofitto nel filone dei "cantastorie", genere da lui ritenuto più congeniale e meno esposto alla crisi della canzone d'autore, in quanto amata da un pubblico tradizionale a cui poco interessava la novità del momento. 

Il risultato fu sorprendente. A cadenze mensili, Alfredo incise più di cento dischi di musica folk-popolare (molti dei quali purtroppo andati perduti), in cui cantando la cronaca, i fatti e la storia d'Italia,  raccontò la vita e le gesta di personaggi famosi come il Passatore, il Brigante Pomponio, Benito Mussolini, Palmiro Togliatti, Al Capone, Papa Giovanni XXIII, i miracoli di quasi tutti i Santi, le imprese di corridori di biciclette come Vito Taccone (“La Ballata di Taccone” è conservata nel museo del disco di Roma), il terremoto in Sicilia e qualsiasi altro fatto e avvenimento che potessero interessare il suo pubblico.

Sembrerà grossa quello che sto per dirvi, ma è una mia profonda convinzione.

Con i suo cento dischi e passa, oggi Alfredo, a mio avviso, può essere considerato il più grande cantastorie discografico della musica folk-popolare italiana del novecento, sicuramente il più prolifico, non ricordando, a mia memoria, altri cantanti che abbiano inciso più dischi di lui in questo genere musicale.

Oggi i suoi dischi, frutto di un grandioso e meticoloso lavoro di ricerca biografica dei personaggi trattati, anche se ai più possono apparire di seconda fascia, sono in realtà una grande raccolta enciclopedica della musica folcloristica-popolare del secolo scorso, che hanno contribuito in modo notevole a far crescere culturalmente anche molti italiani (non dimentichiamoci che negli 60 l'Italia era un paese in cui l'analfabetismo era ancora elevato; erano i tempi del maestro elementare Alberto Manzi con la sua trasmissione televisiva "Non è mai troppo tardi"), dischi molto, ma molto più importanti di tante canzonette supergettonate nei jukebox negli anni 60, finite nel mondo dell'oblio perchè senza storia.  

Per rendersene conto basta farsi un giro su internet e digitare il nome Fred Borzacchini per scoprire come i suoi dischi siano ambiti, oggi più di ieri, da collezionisti di tutto il mondo.

Nonostante Alfredo non intaschi più una lira dai suoi dischi, le sue raccolte si trovano su Youtube, si vendono su Ebay, si comprano come suonerie del telefono, si ascoltano sul web; basta solo cercarle e vi stupirete di come oggi Fred Boris Borzacchini sia molto più attuale di ieri, anche se questo Alfredo, ormai anziano, non lo sa.

"Ah... se non avesse avuto quel caratteraccio!", mi disse una volta suo cugino Armando Marzocchetti, corridore di biciclette, ricordando quel giorno che era andato a correre in Toscana e si stupì nel vedere per caso il manifesto di Fred Boris Borzacchini dinanzi alla "Capannina" in Versilia, a due passi dall Bussola, locale notturno con il quale condivideva il primato dei locali alla moda negli anni 60.

Certamente il suo caratteraccio, nel momento migliore della sua carriera, non lo avrà aiutato a diventare famoso, ma è anche vero che se non avesse avuto quel suo carattere, ribelle e anticonformista, che gli ha attirato critiche e antipatie da parte di tanti, oggi non staremmo qui a parlare del cantante Fred Boris Borzacchini, ma probabilmente di quel barbiere mancato che andava ad imparare l'arte alla bottega di Zio Peppe Bruno.

Quando in età ormai matura, dopo non poche titubanze, se ne tornò definitivamente a San Salvo negli anni 70, a causa della cagionevole salute di una sua figlia, che aveva bisogno di aria buona, io, che ero divenuto un giovane chitarrista capellone, ne restai al primo impatto alquanto deluso. Non conoscendolo ancora bene, mi sembrò da subito, e non solo a me, un tipo strano, fuori dal comune, a volte pieno di entusiamo e subito dopo intrattabile. I tentativi reciproci  di collaborazione artistica naufragarono ai primi approcci. Alfredo, che nel momento forse migliore della sua carriera aveva dovuto lasciare Milano, era spesso irascibile, forse perchè per la prima volta nella sua vita si sentiva come un leone in gabbia. Mandava a “fanculo” un po'tutti, me compreso, e voleva fare sempre di testa sua, non accettando consigli da nessuno, come quella volta che in occasione di una rappresentazione canora e teatrale  al cinema Odeon (8/3/1973), mezz’ora prima che iniziasse lo spettacolo, mi mandò letteralmente all’altro paese, dando  forfait,  per poi tornare puntuale all’ora di inizio, come se nulla fosse accaduto. Fu un successo. Fu quella sera che Angelo Pagano si innamorò del teatro, come mi confidò qualche anno più tardi.

Dopo il suo ritorno a San Salvo Alfredo non si è fermato un attimo: ha costituito il Comitato Civico Cittadino, denunciando soprusi ed ingiustizie verso i più deboli, ha organizzato spettacoli, diretto cori folcloristici, gare di aquiloni, ha continuato a scrivere canzoni ancor più belle di prima (es.Serenata paisane, un capolavoro), ha dato vita a serate culturali, artistiche e commemorative, come quella in cui ogni anno ricordava un nostro Caduto in Guerra, insieme alle più alte cariche ed autorità politiche, civili e religiose.

Amico inseparabile di Vitale Artese, suo compare, dopo aver dato anima e corpo per la D.C.,  non condivise per un breve periodo la politica democristiana e se ne andò per i fatti suoi, candidandosi al Senato con la Lega Nord di Bossi, rischiando di essere eletto senatore con 1606 voti, nonostante avesse litigato, com'era prevedibile, con i leghisti già durante la campagna elettorale.

Negli anni della maturità, in una crescente solitudine, Fred ha continuato ad avere come prima amica l’arte, ampliando gli orizzonti artistici in molti altri campi. Ha scritto libri, fiabe per bambini, raccolte di poesie in vernacolo ed in italiano. Nelle sue opere si denota tutto il suo complesso carattere, scoppiano la rabbia e l’amore per la sua terra ferita, la delusione e la speranza, ma sopratutto il suo animo buono, di monello, di quel “diavolo” di  Alfredo bambino, che ancora vive in lui, capace di emozionarsi dinanzi ad un passero smarrito e solitario, come forse egli è sempre stato.

Persino l’On. Gaspari, che lo ha conosciuto a fondo, rimase affascinato dalla sua complessa personalità e fu suo grande amico. La sua corrispondenza, nel corso degli anni, con Gaspari è stata intensa. Alfredo mi ha mostrato decine di lettere personali, che custodisce con grande riservatezza, in cui l’amico Remo si confida con lui su questioni intime, personali e politiche, come si fa solo tra amici veri.

Due dei suoi figli, avuti dalla compianta signora Bice, si chiamano Febo e Dima, come il suo papà e la sua mamma.

Tutto questo, non è  bastato a far cambiare a molti  idea su Fred.  Per tanti Fred, anche oggi, ormai anziano, è rimasto il solito Alfredo, il solito tipo un po' strano, a volte irascibile, con il quale non è facile parlare, dimenticando o non avendo mai saputo che i veri artisti sono tutti un po’ strani, un po' “matti” e stravaganti, sennò che artisti sarebbero.

Nemo profeta in patria, recita un detto latino ed anche Alfredo non lo è stato.

In tutti questi anni ho continuato ad essere amico di Fred.

Anni addietro, quando oramai aveva raggiunto la veneranda età di ottantanni e passa, lo spronai affinchè regalasse ai suoi compaesani, sopratutto ai giovani, un’ultima sua rappresentazione teatrale al Centro Culturale Aldo Moro. Accettò con entusiasmo quando gli dissi che avrei partecipato anch'io accompagnandolo con la chitarra, suonandogli in diretta la colonna sonora, tratta tutta dalle sue canzoni. Scrisse allora "TERRA MIA", un monologo autobiografico, un melodramma, in cui ripercorreva i momenti più salienti della sua vita.

Fu un capolavoro, un insuccesso, un fiasco.  Non venne quasi nessuno.

Giuseppe Catania, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Vasto, che venne allo spettacolo e che riaccompagnai alla fine con la mia auto a Vasto, mi confidò che nel buio della sala si era commosso sino alle lacrime, quando il vecchio Alfredo, con un cero in mano, si inginocchiò simbolicamente dinanzi alla salma della donna della sua vita, l’amata Bice, gridando tutto il suo disperato dolore. Anch’io, provai in quei momenti  la medesima emozione, mentre con la chitarra interpretavo una sua Ave Maria.

Angelo Pagano, che ne curò all’ultimo momento la regia, anche se con Fred vi era poco da dirigere, restò anch’egli impressionato dalla bravura interpretativa di quel vecchio e consumato attore nato, che era Alfredo.

Che peccato che quella sera la sala fosse semideserta.

Fred, l’incompreso, non compreso sino all’ultimo. E’ il destino dei grandi, anche se a lui, non glie ne frega assolutamente nulla, o meglio sembra non fregargliene nulla.

Lui che di medaglie ne ha date tante ricordando i nostri caduti sansalvesi morti nelle due grandi guerre, meriterebbe una medaglia.

Una medaglia alla carriera, che solo noi, suoi compaesani, potremmo e dovremmo dargli.

Ho sempre voluto bene ad Alfredo Borzacchini e lui ne ha voluto e vuole bene a me. Il motivo della nostra intesa è semplice: io ho capito lui e lui ha capito me. Un giorno mi definì un artista con le ali tarpate, azzeccandoci in pieno. "Ah... se avessi saputo suonare la chitarra come la suoni tu", mi disse. "Ah... se avessi avuta la tua voce", gli risposi.

Mi ha insegnato tanto, sopratutto ad essere padrone della propria vita. 

Che tipo Afredo.

Io l’ho sempre ammirato perchè è un uomo diverso dagli altri, uno spirito libero, che non ha peli sulla lingua, che non conosce l’ipocrisia, che non ha mai avuto timore di dire in faccia agli altri ciò che pensa, un uomo che ha conosciuto il peso e la gioia della vita e che mai, nessuno mai, riuscirà a chiudere in gabbia, perchè Alfredo è stato e sarà sino all’ultimo,  un passero solitario che ha bisogno di tutta l’immensità del cielo per librare le sue ali alla ricerca infinita dell’arte e della libertà.

Chapeau a Alfredo Borzacchini, alias Fred Boris.

                                                                                                                     

Fernando Sparvieri

Contatti

redazione@sansalvo.net
WWW.SANSALVO.NET -
tel. 333.6506972
fax 0873.549800
Via Duca degli Abruzzi, 54
66050 - San Salvo
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK