I canti e tradizioni di Gennaio

| di Antonio Cilli
| Categoria: Storia
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Nella tradizione popolare sansalvese il mese di gennaio rappresenta un tempo particolarmente ricco di festività ed usanze. A proposito del Capodanno scrive il Piovesan nel suo libro ''La città di San Salvo'': ''Durante la notte di Capodanno per eliminare i mali fisici, economici e morali accumulati durante l'anno decorso si sparavano fucilate contro gli spiriti maligni. A primo mattino comitive di giovani andavano per le case ad augurare il buon anno, dietro compenso di doni, cantando filastrocche improvvisate come la seguente:

Bon Capidanne, bbona ggente. Bon Capidanne a tutte quente. Faceme feste 'n cumpagnije e rijimpime la casa d'allegrije. Da sta case e sta famije pezza stà luntane la malatije. Ci pozza resse sempr' abbundanze nghi dice, cente e mille pietanze. Nun ci manche a Natale lu purcelle e lu hallinacce a Pasqua nghi l'agnelle nghi pane di grane e nghi votte di vine sempre piene a la cantine. Nghi saggicce e ove facete cuntente ca'n zimbre vi lassame lu Bonanne e lu ringraziamente.

Per assicurare una annata con raccolto abbondante, di benessere generale e tanta felicità, nel primo giorno dell'anno era prescritta la minestra di lenticchie. Era buon pronostico alla uscita di casa in questo giorno incontrare per primo un vecchio o un gobbo; funesto invece l'incontro di un bambino o di una donna, peggio ancora se vecchia. Per questo motivo le donne uscivano per stretta necessità e a giornata avanzata. In questo giorno mettere mano a tutti i lavori era auspicio della loro buona riuscita durante tutto l'anno.''


Una grande importanza aveva poi l'Epifania, sempre il Piovesan afferma: ''Le comitive dei giovani ritornavano per le case portando fissa su una pertica una stella cometa, per raccogliere doni dopo aver cantato: Dall'Uriente seme partite e dentre a sta case seme finite, nghi fiduccie e nghi bbuntà p'avè done 'n quantità da purta a lu Bambinelle che sta tra lu vove e l'asinelle. E 'se po' ci sta nu prusutte ne vuleme armanè a vocc'assutte: pure l'osse e la cotiche nu zi magname nghi alligrije. Viva la Pasuetta e la Bifanije.


Ma è forse il Sant'Antonio il rito collettivo più sentito e conservato intatto sino ai giorni nostri. Un tempo sulla terra non c'era fuoco e gli uomini avevano freddo, così narra una legenda antichissima, allora essi si recarono nel deserto per invocare l'aiuto di Sant'Antonio Abate. Ascoltando le preghiere, il Santo, seguito da un maialino, si recò all'inferno ma i diavoli subito lo riconobbero, gli rubarono il porcellino e non lo fecero entrare. L'animale però, scorrazzando dappertutto combinò tanti guai che i demoni furono costretti a richiamare il Santo perchè se lo riprendesse. Sant'Antonio, con il bastone di ferula, ritornò per riprendersi il maialino e lungo il viaggio di ritorno fece prendere fuoco al suo bastone; dunque tornato in superficie accese una catasta di legna. E fu così che riscaldò la terra. Sant'Antonio Abate ebbe i natali in Egitto sulle rive del fiume Nilo. Rimasto orfano e sentito il prepotente richiamo evangelico, si rifugiò in errante penitenza sino a ritirarsi in un deserto sulle rive del Mar Rosso, per vivere da asceta. Vi restò per più di 80 anni sino alla morte avvenuta nel 356. Indicato col nome di Deicolo ( innamorato di Dio ) fu l'Abate ( il padre degli eremiti ) definito da S. Atanasio come il ''fondatore dell'ascetismo''. La Sua festa si celebrava a Gerusalemme già nel V sec.; la tradizione indica il giorno 17 gennaio, data della Sua ''nascita celeste''.

Nella notte fra il 16 e il 17 gennaio, tutt'ora, la nostra gente ama festeggiare il Gran Santo. Le contrade risuonano di canti: sono gruppi di suonatori che girano per le strade guidati da un giovane vestito da Sant'Antonio dalla lunga barba bianca, accompagnato da un altro in sembianze di demonio che spinge avanti un maialino; il Piovesan racconta anche di un ''terzo giovane in vesti di fanciulla che seguiva con movenze licenziose,( rievocazione di Satana che tentò il Santo alla lussuria )'' e di un quarto ''raffigurante San Michele Arcangelo, con spada sguainata, accorso in difesa di Sant'Antonio''. Dopo alcune simulazioni di lotte tra il Santo ed il demonio e la vittoria finale del Bene, entra in scena il coro che canta una filastrocca ( invero vi sono diversi modi di cantare, le strofe che seguono sono forse le più usate dai sansalvesi ): Oggi è sedici di gennaio vi veniamo a salutare ci veniamo con suoni e canti per onore di quel Gran santo O l'elemosina all'eremita dateci a noi soccorso e aiuto dateci a noi la carità Dall'Egitto vengo vengo vengo a picchiare alle vostre porte se qualcuno ci conforta dateci a noi la carità O l'elemosina all'eremita... Era un vecchio barbalunga andava vestito da cappuccino Sant'Antonio mio divino dateci a noi la carità O l'elemosina all'eremita... Sant'Antonio è assai carino mangia salsicce e la ventricina li sprisciate e la cicirichiata e beve assai lu fermentate O l'elemosina all'eremita... Tutti allegri noi veniamo e Sant'Antonio lo festeggiamo arrapiteci le porte che ci vogliamo riscaldà O l'elemosina all'eremita... Ecco il vostro Sant'Antonio fier nemico del demonio è venuto in mezzo a noi a benedir l'umanità Buona sera miei signori questa vita cosa vale faccian festa tutti i cuori or che siamo a carneval Viva viva Sant'Antonio che di tutto è l'autore questa sera in buon umore affoghiamo ogni malor 


Dopo pochi giorni, il 20 Gennaio, si festeggia il San Sebastiano. Sempre il Piovesan scrive: ''Era la festa dei muratori, solennizzata con sante messe e panergici e processione. La sera precedente comitive di giovani ritornavano per le case a cantare una tiritella in onore del Santo e soprattutto per raccogliere bottiglie di vincotto, uova e ancora salsicce'' A le vente di ijennare curre la feste di Sebastiane. Facimula uije pe' dumane, pe' l'onore di Sebastiane. Vi venime a salutà. Ci venime 'nghi sone e cante pe' l'onore di lu gran Sante, pe' la feste di Sebastiane. Sebastiane si cumbussave e du Angele l'asculdave l'asculdave chiane chiane S'a bendette Sebastiane. Sebastiane de la Francia 'nghi la spada e nghi la lancia 'nhgi la lancia e 'nghi la scure: è lu prutettore de la pinture. Sebastiane a partute e a Roma a arrivute, Padre e madre l'anne accise senza cha Deije lu cummannise. Sebastiane chan'era icinine jave a la scola sera e matine, e tutte chelle chijese metteva tutte quande li faceva. Sebastiane muratore affileve li matiune, e l'affileve a june a june. E' lu atrone di la pinture Sebastiane juvunotte pe' la fede esse è morte Vicin'na querce ijanne ligate e cenche freccie ijanne tirate. 'nghi lucchie a lu ciele era tutte insanguinate e 'nghi lu sanghe marterezate da lu popole è adurate. 

Antonio Cilli

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