Leone Balduzzi

| di Angiolina Balduzzi
| Categoria: Storia
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Il bar Balduzzi nel 1952

Sempre più crescente è l'interesse della demologia, dello studio cioè del popolo e di tutto ciò che caratterizza l'ovvietà quotidiana, che, nella cultura tradizionale, non era presa in nessuna considerazione, così uno scrittore o generale diventava mitico importante, mentre nulla si sapeva della vita di un bottegaio o di un artigiano, che, ugualmente aveva, in modo diverso costituito le basi materiali di un periodo storico e un tipo di società aristocratica o borghese che fosse. Dalla società di antico regime, attraverso quella borghese, si è passati, oggi, alla società di massa e di conseguenza, dal momento che la produzione culturale risulta dal contesto in cui si attua, oggi rientrata nel vasto e variegato ambito della letteratura anche un personaggio storico, ma paesano. Leone Balduzzi. Attraverso la sua vita fatta di piccole cose, di una routine, simile a quella di tantissime altre persone si può apprendere ciò che, col passare del tempo, può scomparire ed allora forse sarà possibile immaginare un modo di vivere e di pensare scomparso. Alla base però della normalità e del ''qualunquismo'' di chi vive in un ambito ristretto paesano e famigliare ci sono una grande fiducia per la vita, una forte carica di entusiasmo, che annullano attutiscono gli ostacoli di ogni genere che, talvolta, sembrano togliere il coraggio di andare avanti. I valori morali, il gusto per il bello ed il buono; la gioia dell'attimo fuggente, la soddisfazione di un azione apparentemente insignificante, l'attaccamento alla famiglia, il desiderio di un miglioramento continuo, il sorriso per tutti, il rispetto ingenuo ed ossequioso verso chi ''dirige'', la spontanea libertà nel dire ciò che si pensa nel senso più aggiornato del termine; su queste basi è possibile capire la biografia dimio padre, fatta di piccoli passi, che agli occhi di chi guarda e non scruta, di chi capta, ma non recepisce, di chi riceve il messaggio ma non lo decodifica adeguatamente, non possono essere apprezzati. Quando invece ci sono la preparazione di base e la cultura idonee per trovare nel contesto di un vecchio bar di pochi studenti, (universitari nullatenenti che ''si giocavano'' a carte una gazzosa da cinque lire, da pagare con calma) e di un ''Lillino'', proprietario che, dimentico delle sue ''tratte'' da onerare, acconsente al debito e gioisce con loro: anche quel momento del '46 è storico per la nostra storia di San Salvo, senza fabbriche e senza benessere.

 

 


Con un'ottica del genere è possibile fare di un così comune individuo un personaggio, che ha cercato in tutti i modi di lasciare un segno del suo passaggio in un paese privo di grandi vicende storiche. Ha cercato ed è riuscito sempre a tenere vivo il folklore con le movimentate organizzazione di ''lu Sandandonje'', che, grazie a lui, è diventato un vero e proprio rituale appuntamento. E come sottovalutare la fondazione del complesso bandistico, che, diretto dal giovane Fabrizio Fiorentino, oltre a far conoscere San Salvo in tutta Europa con le sue prestigiose prestazioni, è da ritenersi un'iniziativa importantissima sul piano sociale e culturale? Ciò che può essere considerato un segno del cielo, indice di sintomatica fortuna, è la composizione, musicale e parole, della canzone ''Santi Salve Belle'': una fortuna davvero unica ed invidiabile, dal momento che le note di tale melodia, che già strappano le lacrime dei lontani emigrati sansalvesi ed inteneriscono il cuore dei più sensibili, fra un secolo, quando di lui ci saranno solo le ceneri, resteranno sempre vive fra la nostra gente. La sua canzone non farà mai più dimenticare non solo la Porte de la Terre, ma nemmeno il suo nome, l'artista, l'uomo. 

 

Angiolina Balduzzi

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