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04/07/2011, 22:57 StoriaArtigiani Abruzzesi - La memoria nelle mani.
Eredi e custodi di segreti artistici secolari,di tecnologie argute ed intelligenti, che si servono di utensili spesso inventati e fabbricati da loro stessi.
Il novecento, quel secolo ventesimo dell'era cristiana che abbiamo appena lasciato, è da considerarsi, nella storia della civiltà occidentale, come un tempo di passaggio, in cui sono avvenute, più o meno rapidamente, grandi trasformazioni, sia nell'organizzazione politica ed economica delle società sia nell'organizzazione del lavoro. In entrambi i casi è stato un secolo cerniera: uno snodo fra un modo vecchio di concepire il mondo e di interpretarlo e un modo tutto nuovo, frutto di conquiste sociali e tecnologiche.
Ma i mestieri più remunerativi e professionali si svolgevano nelle botteghe: falegnami, fabbri ferrai, stagnini, calzolai, bottai, sarti, barbieri, orefici, tessitrici. Non c'erano nei paesi i negozi che ci sono ora: quei pochi vestiti che si confezionavano (in occasione della festa del Santo Patrono) venivano cuciti dal sarto, su misura; e così avveniva per le scarpe realizzate su misura anch'esse dal calzolaio; così pure si procedeva per tutti gli altri oggetti della casa, dal tavolo tondo al letto, dall'armadio alla tinozza, dalla coperta di ciniglia ai lenzuoli ricamati, dalla botte per il vino agli attrezzi del lavoro di terra o di mare.
Riscoprire i mestieri artigiani ormai scomparsi insieme a un mondo di competenze, di abilità manuali ricco e variegato vuol dire mantenere viva l’anima di un territorio .
Attraverso il racconto di mestieri dimenticati si dipanano pagine di storia della società italiana del centro Italia in un affascinante viaggio nel tempo, tra nostalgia e ricerca storica.
La conoscenza delle tradizioni e delle radici storiche della nostra realtà, riferibili alle diffuse “manualità” presenti nella nostra Regione, possa rappresentare l’ideale viatico per l’individuazione dei percorsi e degli obiettivi ideali utili all’accrescimento culturale e imprenditoriale dei soggetti economici.
LA CONOCCHIA
La conocchia è uno strumento che serve a sostenere l’insieme di fibre tessili durante l’operazione di filatura. La massa di fibre era mantenuta ferma sulla conocchia da un laccio o da un anello che, avvolto intorno alla massa, la teneva compressa impedendole di scivolare. Di varie tipologie,venne usata nelle campagne fin all’inizio del XX secolo.
Con lo stesso nome, in Abruzzo, è indicata una particolare vendita all'asta (tutt'oggi ancora effettuata) di prodotti alimentari (generalmente, almeno una volta, già cotti) che vengono venduti per beneficenza dopo essere stati offerti in dono ad un santuario in specifici giorni di festa. Ciò è dovuto all'antica usanza (non più esistente) di effettuare l'asta al ribasso da parte di un banditore, che per indicare il tempo di permanenza di un determinato prezzo di aggiudicazione, srotolava il breve filo di una conocchia fino al suo termine. Se, nel frattempo, nessuno dei presenti dava un cenno di assenso, si procedeva alla stessa operazione, dopo aver dichiarato un prezzo ribassato. Si continuava fino all'aggiudicazione del prodotto in asta.
La "Conocchia" (in dialetto "la Chenocchie") viene effettuata, ad esempio, a Castel Frentano (CH) nella serata del 5 agosto di ogni anno, giorno del "Dono" al santuario della Madonna dell'Assunta e a Lanciano (CH) nella serata dell'8 settembre di ogni anno, giorno del "Dono" al santuario della Madonna del Ponte.
La conocchia è uno strumento che serve a sostenere l’insieme di fibre tessili durante l’operazione di filatura. La massa di fibre era mantenuta ferma sulla conocchia da un laccio o da un anello che, avvolto intorno alla massa, la teneva compressa impedendole di scivolare. Di varie tipologie,venne usata nelle campagne fin all’inizio del XX secolo.
Con lo stesso nome, in Abruzzo, è indicata una particolare vendita all'asta (tutt'oggi ancora effettuata) di prodotti alimentari (generalmente, almeno una volta, già cotti) che vengono venduti per beneficenza dopo essere stati offerti in dono ad un santuario in specifici giorni di festa. Ciò è dovuto all'antica usanza (non più esistente) di effettuare l'asta al ribasso da parte di un banditore, che per indicare il tempo di permanenza di un determinato prezzo di aggiudicazione, srotolava il breve filo di una conocchia fino al suo termine. Se, nel frattempo, nessuno dei presenti dava un cenno di assenso, si procedeva alla stessa operazione, dopo aver dichiarato un prezzo ribassato. Si continuava fino all'aggiudicazione del prodotto in asta.
La "Conocchia" (in dialetto "la Chenocchie") viene effettuata, ad esempio, a Castel Frentano (CH) nella serata del 5 agosto di ogni anno, giorno del "Dono" al santuario della Madonna dell'Assunta e a Lanciano (CH) nella serata dell'8 settembre di ogni anno, giorno del "Dono" al santuario della Madonna del Ponte.
IL CHIUCHIARO
Figura antichissima del ciabattino che , con arte certosina, creava le chiochie (dal dialetto lancianese) ,calzature di pelle d’asino e, in tempi più moderni, di gomma, indossate dai contadini.
Figura antichissima del ciabattino che , con arte certosina, creava le chiochie (dal dialetto lancianese) ,calzature di pelle d’asino e, in tempi più moderni, di gomma, indossate dai contadini.
LA FERRATURA DEL COCCIO
Un metodo antichissimo che consisteva nel ferrare i tegami di coccio con un filo di ferro per evitare
che si spaccassero a contatto col fuoco. Oggi , invece, i tegami di coccio/terracotta pur conservando le caratteristiche della terra sono trattati per mantenere una maggiore resistenza alle fiamme anche se conviene sempre utilizzarli con uno spargi fiamma per consentire una distribuzione uniforme del calore. Una curiosità nel trattamento di questo tegame consiste , dopo averlo lasciato una notte ammollo nell’acqua fredda e dopo averlo bene asciugato, nel passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie anche più volte ,ciò aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Dopo una posa di questa patina per un paio d’ore, lavarlo normalmente.
Un metodo antichissimo che consisteva nel ferrare i tegami di coccio con un filo di ferro per evitare
che si spaccassero a contatto col fuoco. Oggi , invece, i tegami di coccio/terracotta pur conservando le caratteristiche della terra sono trattati per mantenere una maggiore resistenza alle fiamme anche se conviene sempre utilizzarli con uno spargi fiamma per consentire una distribuzione uniforme del calore. Una curiosità nel trattamento di questo tegame consiste , dopo averlo lasciato una notte ammollo nell’acqua fredda e dopo averlo bene asciugato, nel passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie anche più volte ,ciò aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Dopo una posa di questa patina per un paio d’ore, lavarlo normalmente.
IL TOMBOLO AQUILANO
Il tombolo aquilano è un merletto realizzato utilizzando fili pregiati quali lino e seta particolarmente sottili usando, per la lavorazione,bastoncini di legno chiamati “fuselli”. La sua nascita viene fatta risalire intorno al XV secolo.Tre tipi differenti di punto concorrono a costruire questo tipo di merletto:Il punto nuovo o torchon caratterizzato da disegni geometrici spesso delineati da un filo più spesso (cordone), inseriti in varie reti di fondo.Il punto antico aquilano caratterizzato da disegni non geometrici che disegnano fiori, volute, ornati, inseriti in una leggerissima rete (tulle) che da risalto agli stessi. Il punto intaglio aquilano caratterizzato da una rete larga fatta di treccine o travette con pippiolini con disegni non geometrici. Non esistono disegni pre-stampati di realizzazione, ogni merlettaia rende il suo lavoro unico.
Il tombolo aquilano è un merletto realizzato utilizzando fili pregiati quali lino e seta particolarmente sottili usando, per la lavorazione,bastoncini di legno chiamati “fuselli”. La sua nascita viene fatta risalire intorno al XV secolo.Tre tipi differenti di punto concorrono a costruire questo tipo di merletto:Il punto nuovo o torchon caratterizzato da disegni geometrici spesso delineati da un filo più spesso (cordone), inseriti in varie reti di fondo.Il punto antico aquilano caratterizzato da disegni non geometrici che disegnano fiori, volute, ornati, inseriti in una leggerissima rete (tulle) che da risalto agli stessi. Il punto intaglio aquilano caratterizzato da una rete larga fatta di treccine o travette con pippiolini con disegni non geometrici. Non esistono disegni pre-stampati di realizzazione, ogni merlettaia rende il suo lavoro unico.
IL RAMAIO O CONCAIO
La conca di rame sbalzato con gli ampi manici laterali, lavorata a mano secondo semplici ed immutabili motivi decorativi e la "chitarra" per produrre i famosi maccheroni fatti in casa, sono i due simboli più conosciuti dai turisti affezionati ad un Abruzzo artigianale, antico.La lavorazione del rame occupa un posto importante nell’artigianato abruzzese. Oggi, pur essendo sostituita da procedimenti industriali, è ancora possibile trovare artigiani che continuano a produrre a mano conche, tegami, bracieri, fioriere e vasi. Il rame viene lavorato con la tecnica dello sbalzo, che consiste nella composizione delle figure mediante rilievo su faccia della lastra metallica.
L’origine antichissima di questa attività trova la sua massima espressione soprattutto nella conca con mestolo, oggetto tra i più noti dell’artigianato del rame, vero e proprio simbolo dell’Abruzzo nel mondo.
Merita un certo risalto, l’arte per realizzare una campana di cui Agnone rappresenta la massima espressione e dove ancora oggi si usano le stesse tecniche del maestri del medioevo. Un’arte non facile.
Il rito inizia con la costruzione, con la guida di una sagoma di legno, di una struttura in mattoni che corrisponde all’interno della campana, la cosiddetta “anima”, di forma tronco conica. Su questa si sovrappongono strati di argilla fino a formare lo spessore voluto e del rinascimento.
L’argilla usata è di una qualità speciale in quanto deve resistere all’azione erosiva del metallo liquido durante la colata. Sulla superficie levigata si applicano in cera i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure che decoreranno la falsa campana. Quindi si realizza il “mantello” che si ottiene sovrapponendo strati successivi di argilla, lasciando essiccare tra un’applicazione e l’altra. L’essiccazione si ottiene tramite carboni accesi, collocati nell’anima di mattoni. Durante tale fase, lo strato di cera si scioglie lentamente e viene assorbito dall'argilla (procedimento cosiddetto “a cera persa”). Terminata la formatura, il “mantello” si solleva e la “falsa campana” viene distrutta fino a liberare l’anima.
Si ricolloca poi il mantello sull’anima facendo rimanere libero lo spazio prima occupato dalla falsa campana (si riempirà del metallo liquido durante la colata).
La fossa dove vengono calate le forme viene completamente riempita di terra, in modo da evitare lo spostamento del mantello. Si procede alla realizzazione della campana colando il bronzo (78 parti di rame e 22 di stagno), a 1150 gradi nello spazio libero tra mantello e anima. Il ciclo di lavorazione di una campana varia da trenta a novanta giorni.
Ad Agnone sono state fuse campane celebri tra cui quella per il Santuario di Lourdes nel centenario dell’apparizione (1958), la commemorativa del primo centenario dell’Unità d’Italia (1961), quella di Medjugorje (1988) per l’anno mariano, quella della “Perestrojka” per lo storico incontro del Papa con Gorbacíov.
La conca di rame sbalzato con gli ampi manici laterali, lavorata a mano secondo semplici ed immutabili motivi decorativi e la "chitarra" per produrre i famosi maccheroni fatti in casa, sono i due simboli più conosciuti dai turisti affezionati ad un Abruzzo artigianale, antico.La lavorazione del rame occupa un posto importante nell’artigianato abruzzese. Oggi, pur essendo sostituita da procedimenti industriali, è ancora possibile trovare artigiani che continuano a produrre a mano conche, tegami, bracieri, fioriere e vasi. Il rame viene lavorato con la tecnica dello sbalzo, che consiste nella composizione delle figure mediante rilievo su faccia della lastra metallica.
L’origine antichissima di questa attività trova la sua massima espressione soprattutto nella conca con mestolo, oggetto tra i più noti dell’artigianato del rame, vero e proprio simbolo dell’Abruzzo nel mondo.
Merita un certo risalto, l’arte per realizzare una campana di cui Agnone rappresenta la massima espressione e dove ancora oggi si usano le stesse tecniche del maestri del medioevo. Un’arte non facile.
Il rito inizia con la costruzione, con la guida di una sagoma di legno, di una struttura in mattoni che corrisponde all’interno della campana, la cosiddetta “anima”, di forma tronco conica. Su questa si sovrappongono strati di argilla fino a formare lo spessore voluto e del rinascimento.
L’argilla usata è di una qualità speciale in quanto deve resistere all’azione erosiva del metallo liquido durante la colata. Sulla superficie levigata si applicano in cera i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure che decoreranno la falsa campana. Quindi si realizza il “mantello” che si ottiene sovrapponendo strati successivi di argilla, lasciando essiccare tra un’applicazione e l’altra. L’essiccazione si ottiene tramite carboni accesi, collocati nell’anima di mattoni. Durante tale fase, lo strato di cera si scioglie lentamente e viene assorbito dall'argilla (procedimento cosiddetto “a cera persa”). Terminata la formatura, il “mantello” si solleva e la “falsa campana” viene distrutta fino a liberare l’anima.
Si ricolloca poi il mantello sull’anima facendo rimanere libero lo spazio prima occupato dalla falsa campana (si riempirà del metallo liquido durante la colata).
La fossa dove vengono calate le forme viene completamente riempita di terra, in modo da evitare lo spostamento del mantello. Si procede alla realizzazione della campana colando il bronzo (78 parti di rame e 22 di stagno), a 1150 gradi nello spazio libero tra mantello e anima. Il ciclo di lavorazione di una campana varia da trenta a novanta giorni.
Ad Agnone sono state fuse campane celebri tra cui quella per il Santuario di Lourdes nel centenario dell’apparizione (1958), la commemorativa del primo centenario dell’Unità d’Italia (1961), quella di Medjugorje (1988) per l’anno mariano, quella della “Perestrojka” per lo storico incontro del Papa con Gorbacíov.
Franca Nocera









