Bruno Di Domenico poeta e compositore

Témbe de na vòdde

| di Michele Molino
| Categoria: Altro
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Bruno Di Domenico di Fresagrandinaria, 83 anni, poeta, compositore, scultore, pittore, romanista sfegatato, arzillo come un adolescente. Emigrato in Francia in cerca di lavoro, ha conosciuto la solidarietà degli italiani all’estero e la durezza della solitudine. Ha scritto circa 200 poesie e composto diversi canti popolari tra cui l’inno di Fresa bbella me. Anche se non ha più vicino la fiamma ardente del suo cuore, continua a scrivere poesie e comporre canti inneggianti il suo grazioso paesino di cui è pazzamente innamorato. “Sfogliando” è il titolo della suo ultimo libro di poesie. m.m. La massaré di Linùcce Una pomeriggio d’inverno sono andato alla masseria di Linuccia a comprare il formaggio di pecora che produce lei, una diecina di uova di galline e una ricotta. La cambagne ere ‘npruvuliàte di néve, la vie chiène di pozzànghere e de lòta nère. Tiràve nu vénde jlàte. Sembràve de tajàrte la facce. Appena sono entrato nella masseria non sapevo dove guardare prima. Una grossa pignata piena di fagioli e “cotiche” bolliva più non posso. Enormi pezzi di ventresca di maiale, “ cannelli” di salsicce stavano arrostendo sul braciere. Linuccia seduta su uno sgabello con una foglia di lattuga imbevuta nell’olio e nell’aceto spalmava dolcemente la carne che cuoceva. File interminabili di salsicce, soppressate, ventricine e prosciutti pendevano dal soffitto. I graticci pieni di formaggi pronti per la stagionatura. Ho capito che Linuccia era abituata all’abbondanza. “Sopra la tavule, na péttele di taccunélle tajjiate grusse come na mane. Lu sughe di pommodore faceva risaldà lu prufume de la va sanicole”. Mentre ammiravo quella grazia di Dio, Linuccia si è accorta del mio imbarazzo e mi ha detto:” Non fare caso alla confusione è una casa di contadini, vedrai che ogni cosa tornerà al suo posto”. Intanto l’acqua per la pasta bolliva, lei si apprestò velocemente ad immergere “le taccunelle” . Che bonta! Che calore! Che profumo. Sapori e odori antichi vissuti in un giorno particolarmente magico. Ardevene allegramente li ceppe a lu fuculàre, senza la minime interruzione. Bòne sapòre casarecce di lu paése nòstre. Bruno Di Domenico

Michele Molino

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