600 firme per un cinema a San Salvo

Iniziativa di due studentesse della Salvo D'Acquisto

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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Due ragazze, un tema in classe e un'idea, quella di un cinema nella loro città. Hanno dodici anni e passano i loro pomeriggi tra lo studio e le attività sportive. La piazza quella reale, fuori da Facebook e gli altri social, la vivono nei fine settimana. Per incontrarsi faccia a faccia, questi ragazzi escono 'sotto pioggia e sotto vento', sono gli unici ad affollare ancora le strade di una città che gli adulti hanno abbandonato da tempo.

Chiedono in un tema in classe, un cinema, ai nostri microfoni vanno oltre, vorrebbero un luogo dove incontrarsi, dove parlare e non scrivere in 'bacheca'. Per dirlo a gran voce questo bisogno, hanno raccolto 600 firme, tra i banchi di scuola ed in quella piazza che conoscono palmo a palmo. Qualcuno ricorda loro un tempo in cui la nostra città aveva due cinema, ne restano ancora le insegne, il cinema Odeon e il cinema Biagino.

La prima idea di un cinema a San Salvo nacque nel primo dopoguerra. Fu Pompeo Marzocchetti il primo visionario che volle il primo cinematografo. Fu un cinema all'aperto, sorse accanto alla chiesa di San Giuseppe, erano 300 posti a sedere, panche in legno ed uno steccato per evitare la libera visione. Andò avanti così per alcuni anni fino a quando acquistò un terreno in via San Giuseppe e nacque il cinema Odeon, rilevato negli anni '50 da Biondo Tomeo e ristrutturato dal figlio Mario nei primi anni '70.

Seguì negli anni '50, grazie a don Cirillo Piovesan la nascita di un altro cinema, dietro la sala parrocchiale, lì dove oggi sorge la farmacia Di Croce. Fu Angelo Di Biase, che a inizio anni '60 lo rilevò e lo fece diventare il Biagino dal soprannome con cui tutti appellavano Di Biase fin da bambino.

San Salvo aveva dunque due cinema a inizi anni '70, pienamente attivi. Film, spettacoli teatrali, (allora la nostra città ospitava la stagione teatrale dell'Atam), cineforum. Fino a quando nei primi anni '90, entrambe chiusero. La nostra città divenne più povera. Un tentativo per aprire un cinema venne fatto nel 2010 da Del Borrello proprietario dei due cinema vastesi, chiese il teatro del centro culturale 'Aldo Moro', funzionò per un anno, con poco successo.

Oggi i nostri ragazzi chiedono di avere almeno i mostri stessi mezzi, un cinema ed un luogo per incontrarsi. Troppo spesso rimproveriamo loro di stare attaccati ai cellulari, di parlare solo tramite Facebook, senza renderci probabilmente conto che lo fanno perché anche loro come noi allora, hanno un bisogno impellente di dire ciò che sono, ciò che vogliono. Sarebbe bello se avessero un luogo dove poterlo fare, un cinema, un luogo al riparo dalle intemperie e al sicuro. 

Antonia Schiavarelli

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