La distruzione del Paesaggio

Lo stato del territorio maltrattato dalle estrazioni e dall'abbandono dei siti industriali

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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Il nostro territorio è composto da luoghi che sono annoverati sui documenti come SIC, Siti di Interesse Comunitario, in quanto in essi vivono e si sviluppano una fauna ed una flora che non esistono in altri luoghi, dunque da proteggere, da preservare, per mantenere o ripristinare un habitat o il mantenimento della biodiversità.

Il SIC del medio e basso Trigno interessa diversi comuni, i tratti più importanti ricadono nei territori di Montenero e San Salvo. Qui sono numerose le specie di uccelli oramai in via di estinzione, si consideri per fare un esempio, che il nibbio reale nidifica qui e in nessun’altra parte d’Italia.

In un tratto di fiume che dall’Adriatico arriva lì dove il fiume Treste si butta nel Trigno, vi sono ad oggi ben cinque siti di estrazione di inerti dal letto del fiume, uno dei quali dismesso da diversi anni. Ad oggi su quel sito vi sono ancora i macchinari necessari al lavaggio delle sabbie, gli stabili destinati agli uffici, un capannone di migliaia di metri quadri, la flora nell'area circostante non è stata in alcun modo ripristinata. E' luogo di abbandono, qui si vengono a riversare rifiuti di varia natura, la Guardia Forestale di Petacciato alcuni giorni fa, ha fatto rimuovere decine di lastre di eternit a pochi metri dal fiume. 

I permessi di questi siti estrattivi durano decenni, anteriori all’istituzione dei siti SIC, dunque i loro diritti sono preservati.

Si consideri che in Abruzzo e Molise secondo il Rapporto di Legambiente sullo stato delle cave nel 2014, vi sono 311 cave attive e ben 1389 dismesse o abbandonate.

In Abruzzo e in Molise non c’è un Piano Cave, un documento che individua le destinazioni finali delle aree al termine dell’estrazione e ne detta i criteri per il ripristino, ossia un documento che ti dice cosa ci si farà con quel terreno una volta che hai smesso di sfruttarlo, e come devi lasciarlo, se devi metterci degli alberi, dei cespugli o lasciarlo in abbandono.

Secondo Legambiente “a fronte di numeri così impressionanti i canoni di concessione pagati da chi cava sono a dir poco scandalosi. In media nelle Regioni italiane si paga il 3,5% del prezzo di vendita degli inerti”.

Numeri davvero irrisori se si considera il danno al paesaggio e al mancato ripristino delle condizioni ambientali preesistenti.

In Abruzzo su un guadagno di chi estrae, un un anno, di circa 20 milioni di euro, sono stati pagati 2 milioni di euro alla Regione di concessioni.

Questo è il costo del nostro paesaggio, lo stesso paesaggio che in ogni dove si afferma che contraddistingua il nostro Paese rispetto agli altri, che solo un mese fa era argomento di convegni ad EXPO’, in quanto “un mosaico di realtà diverse che caratterizzano il nostro habitat rendendolo unico al mondo”.

La legge in materia in Italia è ferma al 1927, l’Unione Europea ci chiede entro il 2020 di arrivare al recupero di materiali inerti per una quota del 70%. Noi non abbiamo neanche iniziato.

Oggi il nostro Paesaggio è questo, Montebello uno dei luoghi più belli del Paesaggio abruzzese e molisano è stato deturpato e nessuno si è occupato del suo ripristino.

Lì dove potrebbe nascere un parco fluviale, oggi ci sono discariche a cielo aperto, giungere alla riva del fiume è diventata un’impresa, troppo spesso un pericolo, per l’altezza che i suoi argini hanno raggiunto in alcuni punti.

Il fiume Trigno è il nostro confine, un confine probabilmente non solo geografico, ma soprattutto mentale, che ci impedisce di vedere quanta bellezza stiamo depauperando a pochi chilometri di distanza dal nostro centro cittadino.

Antonia Schiavarelli

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