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Vi ricordate la "panarell" ?

L’antica tradizione di raccogliere le olive a San Salvo

| di Maria Napolitano
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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L'olivo ha accompagnato la storia dell’uomo dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni e ha sempre rappresentato un simbolo di pace e di prosperità. Nel corso del tempo (e spesso anche dello spazio) sono cambiate le tecniche e gli strumenti di raccolta delle olive.

In questi giorni, ma soprattutto nei week end, approfittando anche delle belle giornate, le campagne di San Salvo adibite alla coltivazione di olive sono affollate di donne e uomini presi dal “farsi la provvista di olio”.

Solitamente chi ha piccoli appezzamenti, gestisce il lavoro della raccolta delle olive con l’aiuto di familiari o al più di amici e durante i week end.  Qualora non si dispongono di queste forze o di tempo oppure si hanno tanti alberi di olive, è consuetudine commissionare il lavoro della raccolta delle olive pattuendo,  anziché un corrispettivo in denaro, un corrispettivo in olive o in olio. Solitamente si suol dire “facciamo metà ciascuno”. In realtà questo rapporto varia in base alla forza contrattuale e all’interesse dei contraenti. I proprietari dei terreni in queste circostanze cercano persone esperte e oneste, qualità queste non facili da trovare.

Le tecniche e gli strumenti  di raccolta delle olive sono cambiati nel corso del tempo. Fino ad alcuni decenni le olive venivano scrollate a mano e fatte cadere all’interno della cosiddetta “panarell” (grossa tasca di stoffa legata dietro come un grembiule) e non c’era l’abitudine di mettere un telo per terra per raccogliere le olive che potevano cadere. Per scrollare i rami non all’ altezza d’uomo, si utilizzavano delle pesantissime scale a pioli di legno che si appoggiavano sugli alberi. La scala doveva essere appoggiata all’interno di due rami resistenti che dovevano essere in grado di supportare il peso della scala e della persona. Era importantissimo scegliere i rami giusti. Una volta riempita la “panarell” , si trasferivano le olive dentro dei cesti di vimini. 

Dopo un po’ di tempo sono arrivati i “rastrelli” e si sono cominciati a mettere per terra dei grossi teloni per agevolare la raccolta delle olive. All’inizio questi rastrelli erano di ferro. Mio padre ci aveva adattato un manico di legno fatto con un pezzo di tronco, ma non ricordo com’era fatta l’impugnatura originale. In seguito questi rastrelli non erano più di ferro ma di plastica. Un anno si sperimentarono due rastrelli, agganciati l’uno all’altro e con dei manici più lunghi. Erano scomodi e poco funzionali nella raccolta delle olive. A un certo punto li sganciammo e li utilizzavamo come dei rastrelli normali. Io preferivo utilizzare questo rastrello col manico più lungo perché i movimenti erano agevolati.

Le olive cadevano sui teli posti intorno all’albero e poi trasferite in sacchi di Juta. Circondare l’albero con questi teli richiedeva tempo e pazienza.  In seguito arrivarono anche i sacchi realizzati con materiali sintetici che non consentivano la traspirazione delle olive, motivo questo che costringeva a svuotarli non appena rientrati nel luogo adibito a deposito fino al momento della macinazione. Si utilizzavano ancora le scale a pioli di legno e si cominciano a vedere le scale in allluminio ma non sempre amate perché sembravano meno sicure.

Con l’avvento dei compressori, gli abbacchiatori hanno sostituito la raccolta manuale e il travaso delle olive solitamente avviene in grossi binds e non più nei sacchi. I tempi di raccolta sono molto più veloci. Con questo sistema servono più teloni da mettere per terra in modo da coprire più alberi.

Sono cambiati gli strumenti di raccolta ma una cosa non cambia il senso della festa e la passione  per uno dei frutti più nobili e amati e per il suo prezioso nettare.

 

Maria Napolitano

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