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 “A dodici anni ho cominciato a bere alcool e a sedici anni ero diventato uno spacciatore”

Domani Paolo Stucchi incontrerà studenti e famiglie per raccontare la sua esperienza con la tossicodipendenza

| di Maria Napolitano
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il comune di San Salvo, l'Istituto d'Istruzione Superiore "R. Mattioli" di San Salvo e il Consorzio Servizi sociosanitari (Css), nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Think Family” per adolescenti e famiglie contro l’uso di sostanze stupefacenti, hanno organizzato “Adolescenti In….dipendenti”  due incontri con Paolo Stucchi oggi responsabile della comunità per il trattamento delle dipendenze “Narconon”.

Giovedì primo dicembre alle ore 9, incontrerà i ragazzi di prima e seconda del “Mattioli” nell’aula magna della scuola e nel pomeriggio, alle ore 17.30, sarà presso la Porta della Terra per incontrare famiglie e cittadinanza sulle problematiche della droga. Interverranno il sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca, l’assessore alle Politiche Sociali Maria Travaglini, la dirigente scolastica del Mattioli Sara Solipaca, la responsabile del progetto “Think Family” Marianna Trimboli.

Di seguito, un sunto della sua esperienza.

“A 12 anni mi sono ritrovato a bere alcool per cercare qualcosa per essere più felice. All’inizio bevevo sporadicamente ma a 14 anni ho cominciato a bere in maniera pesante. In seguito mi hanno proposto le droghe leggere presentandomele come qualcosa di naturale che facevano meno male delle sigarette. E io, che avevo cominciato a fumare, ho lasciato le sigarette e ho cominciato a farmi le canne. Una volta entrato in questo giro avevo necessità di procurarmi i soldi e in questi casi le alternative sono due o rubi o spacci. E così prima di compiere sedici anni ero diventato uno spacciatore.

A un certo punto ho incontrato anche l’eroina e in un rave party ho provato l’Lsd sostanza allucinogena che mi ha portato in ospedale dove ho rischiato di morire. Nella mia stanza di ricovero non pensavo ai miei genitori che erano preoccupatissimi ma al fatto che non avevo droghe in tasca. Non potevo più farmi! Ma pensavo anche “non mi ha ucciso niente e quindi posso andare avanti, tanto smetto quando voglio, questo è il mio corpo posso fare quello che voglio”.

Questi pensieri hanno fatto sì  che avessi una responsabilità verso il mio corpo talmente bassa per la quale  anche finire in ospedale per un allucinogeno era come aver bevuto acqua fresca. I miei genitori hanno cercato di aiutarmi in mille modi e non sapevano più cosa fare. A un certo punto mia mamma nonostante non conosceva i computer, stanca di questa situazione,  si è messa alla ricerca su internet di qualcosa che mi poteva aiutare a sviluppare una certa consapevolezza di cosa stavo facendo della mia vita.  E così hanno contattato un centro Narcoson.

È venuto un rappresentante, Enrico per incontrarmi. Io ero ubriaco fradicio, confuso. Lui mi ha raccontato la sua storia e mi ha detto che ne era uscito ma io continuavo a ripetere che lui si faceva con le siringhe ma io no e che potevo smettere quando volevo. Ma poi mi ha convinto e sono entrato in comunità, mi sono disintossicato e dopo un anno sono uscito e ho cominciato a girare nelle scuole a raccontare la mia esperienza e di quanto sia pericoloso anche solo cominciare a bere.

Maria Napolitano

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