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Stop alle cronache nere!

Programmi televisivi quotidiani passati da uno spettacolo del dolore ad un intrattenimento macabro

| di Samantha Ciancaglini
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Qualche giorno fa Fiorello, lo showman più amato di tutti, durante una sua puntata di edicola Fiore, accusa le tv generaliste di trattare in maniera spropositata i casi di cronaca nera.

Ed è proprio lo stesso Fiorello che afferma quanto sia importante il diritto di cronaca: è giusto informare il cittadino di ciò che accade, ma da qui a illustrare ogni minimo dettaglio risulta esagerato; le indagini devono essere svolte nelle sedi appropriate, non nei programmi mattutini o pomeridiani, visibili anche ai bambini

Fiorello non ha tutti i torti: parlare per ore di un caso, analizzandone ogni minimo particolare, dal coltello insanguinato a la scena del crimine; nulla è risparmiato all’indagine televisiva che passa tutto sotto i riflettori. Persino i protagonisti degli omicidi diventano personaggi famosi da intervistare. Non ci si limita più a riportare i fatti e le ipotesi stabilite da chi di dovere, ma si seguono nuove strade, i personaggi sono interrogati dei conduttori, oltre che dal Pm: la tv diventa una realtà parallela ad un libro giallo, dove il pubblico, insieme al programma quotidiano preferito, diventano degli Sherlock Holmes.

Cogne, Erba, Avetrana, insieme ai loro protagonisti, come Raffaele, Amanda, Sarah o zio Michele, diventano parte di un serial ossessivo.

Una sorta di intrattenimento macabro, con un uso di linguaggio evocativo, sempre meno obiettivo; una ricerca spasmodica di retroscena, meglio se piccanti; uno sfrenato uso di immagini e video del crimine.

Potrebbe sembrare un limite all’informazione, in realtà è riequilibrare l’informazione: è giusto darne, ma senza esagerare. Giornali e Tg sono in grado di coprire la necessità di informazione e forse questi programmi quotidiani dovrebbero tornare a fare quello per cui sono nati: l’intrattenimento.

Questo non deve far confondere: i crimini devono essere conosciuti così come i criminali, ma non fa molto bene alla società essere bombardati quotidianamente da questo tipo di informazioni.

 

Samantha Ciancaglini

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