Racconto dal sottosuolo, nella storia millenaria di San Salvo

San Salvo una città con una storia millenaria, che ha da offrire una nuova opportunità di turismo archeologico

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità
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San Salvo è una città che in molti credono priva di storia, cresciuta in fretta grazie ad una industrializzazione improvvisa. Da una popolazione di poco più di 4 mila anime negli anni ‘60, si passò nell’arco di pochi anni a superare i diecimila residenti negli anni ’80, i 15 mila negli anni ’90.

Una popolazione con una cultura agricola, si ritrovò da un giorno all’altro a dover contare le ore non più con i ritmi del giorno e della notte, ma con quelli della sirena di una fabbrica che annunciava l’inizio e la fine del turno di lavoro.

San Salvo ha scoperto di avere una storia millenaria, non legata alle tradizioni delle feste dei santi, nei primi anni ’90, quando grazie al rifacimento delle pavimentazioni del centro storico, vennero rinvenuti i resti di due pozzi e le mura di cinta di un’antica villa romana.

Grazie alla curiosità e alla passione di alcuni uomini, un pezzo alla volta si cominciò a ritessere la trama di una storia il cui ricordo sembrava fosse andato perso. Venne rinvenuto un antico acquedotto ipogeo di età romana, poi tanti altri resti che portarono alla creazione nel 2006, del Museo Archeologico oggi sito nella Casa della Cultura La Porta della Terra.

L’acquedotto romano è un’opera di ingegneria davvero eccezionale, attraversa San Salvo da sud a nord, i suoi resti quelli attualmente scoperti, iniziano sotto il muraglione di via Fontana Vecchia e proseguono sotto tutto l’antico quadrilatero, passando davanti la chiesa di San Giuseppe e poi davanti il Municipio. Qui si interrompono sotto il palazzo della Farmacia Di Croce, per un probabile crollo avvenuto durante la costruzione del palazzo. L’ipotesi è che l’acquedotto arrivi fino al cimitero di San Salvo.

Le ricerche continuano, con pochi fondi, ma continuano. Perché oggi dovrebbe interessare un’opera del genere? Perché è importante conoscere il suo tracciato? E’ importante non solo da un punto di vista storico, come ci ha detto il professor Davide Aquilano di Italia Nostra del Vastese, ma lo è anche per comprendere quali sono le possibili fragilità dal punto di vista del rischio idrogeologico della città di San Salvo.

Ancora oggi l’acqua che sgorga alla Fontana Vecchia, esce copiosa, circa 103 litri d’acqua al minuto, in ogni stagione anche nei periodi di maggior siccità.

Oggi l’acquedotto è finalmente visitabile, grazie al lavoro svolto dalla cooperativa Parsifal, che da anni si occupa degli scavi e dei ritrovamenti archeologici compiuti a San Salvo.

Sono circa 160 i metri percorribili a sei metri di profondità, in una cavità che raggiunge un diametro di poco più di 50 centimetri in condizioni disagevoli ma sicure.

Il percorso che abbiamo visitato sabato 7 ottobre in questo primo tour aperto ai non addetti ai lavori, ha inizio in una casa privata appartenente alla professoressa Angiolina Balduzzi.

Ci si cala in un pozzo pentagonale, usato in antichità per la manutenzione, senza scale ci si cala, utilizzando le cavità che utilizzarono probabilmente coloro che lo costruirono 2000 anni fa. Si arriva ad una sorta di raccordo, da una parte l’acquedotto che porta verso il muraglione, dall’altra quello che conduce verso piazza San Vitale, ed è quello che percorriamo nella nostra esplorazione.

I tegoloni che ci separano dalla terra sono in perfette condizioni, da alcuni elementi rinvenuti, esposti nel museo, è ancora visibile il marchio di fabbrica (Cdexsaberiano). L’acqua sotto le nostre ginocchia sembra quasi essere ferma. E’ fresca, sempre a 21° in ogni stagione. Le condizioni non sono le migliori, ma la voce tranquilla di Fabio Sasso la nostra guida, ci dona sicurezza e ci fa sentire tutta la storia che letteralmente ci circonda. Un metro dopo l’altro con le pietre che nonostante le ginocchiere quasi bucano le ginocchia, percorriamo uno spazio che per centinaia d’anni è stato percorso solo dall’acqua, che scorre limpida sotto le nostre mani. La terra e i sassi che formano i muri che ci separano dalla roccia di cui è composta la nostra città, strusciano contro i nostri vestiti, e la sensazione di essere degli intrusi è piena. Quanta tecnica e capacità costruttive devono aver avuto gli uomini che due millenni fa hanno costruito quest’opera che per centinaia d’anni è stata una delle uniche fonti di approvvigionamento idrico dei cittadini di quella che noi oggi chiamiamo San Salvo.

Dopo i primi venti metri a carponi, bagnati ma entusiasti di quanto appena percorso, giungiamo al pozzo n.2 che si apre verso piazza San Vitale, è in quello spazio di poco più di un metro che ci rimettiamo in piedi e torniamo a vedere la luce che entra a forza dalla piccola finestra ritagliata dalla pavimentazione della piazza, lì giriamo per tornare dai nostri compagni. Altri 20 metri sotto terra, e poi la faccia di Marco Rapino della cooperativa Parsifal che ci accoglie e ci festeggia per questo primo traguardo che è anche loro.

L’aver reso “visitabile” l’acquedotto romano, è un importante risultato, per la cooperativa Parsifal e per la città di San Salvo, che oggi ha da offrire una nuova importante attrazione turistica. Oltre al mare e alla sua spiaggia oggi San Salvo può offrire anche un segno tangibile della sua storia, che non ha avuto inizio con l’industrializzazione ma ha radici molto più profonde, quelle della civiltà romana.

L'acquedotto sarà nuovamente visitabile il 21 ottobre alle ore 15.00. Per info Pozzo Pentagonale (leggi)

Antonia Schiavarelli

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