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Vastese abbandonato: vietato rassegnarsi

| di Orazio Di Stefano
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nel pomeriggio di sabato 9 dicembre, la Sala convegni della Società operaia del mutuo soccorso di Vasto ha ospitato la prima iniziativa pubblica di Abruzzo vivo, in cui il nuovo sodalizio politico – culturale ha proiettato immagini eloquenti

e raccapriccianti relative allo stato delle strade dell’ interno, allo scopo di dimostrare che il vastese è un territorio abbandonato. Tesi sulla quale si è pressoché tutti d’accordo. Infatti a commento hanno parlato: gli organizzatori (che non hanno nascosto di tendere a sinistra); l’on. Maria Amato (dissidente del Pd abruzzese); Edmondo Laudazi (che è notoriamente di centro); un esponente della destra celenzana (che conosco, ma ora mi sfugge il nome); un ragazzo di nome Davide (che non conosco e che non ha mostrato le sue preferenze politiche, limitandosi ad elencare dettagliatamente i problemi della zona del Sinello). Tutti costoro, seppur di tradizione politica diversa, hanno convalidato la tesi secondo cui il vastese è un territorio abbandonato. Se ci fossero stati altri esponenti della destra o delle 5 Stelle avrebbero aggiunto ulteriori elementi per rafforzare tale tesi. Probabilmente, solo i dirigenti e gli amministratori del Pd (non tutti, visto che gli iscritti dem Maria Amato e Camillo D’Amico protendono per la tesi sull’ abbandono) sono pronti a dire che il vastese non è abbandonato, ma si sa che chi governa è portato a pensare: “Tutto va bene, Madama la Marchesa”.

Se si dovesse fare un sondaggio vero e scientifico, è probabile che la tesi della Marchesa (…tutto va bene…) la sosterrebbero in pochi: forse il 20%. Elettoralmente le percentuali sarebbero forse diverse, ma non troppo:  l’anno scorso si è votato un referendum, in cui gli italiani non hanno visto il merito, limitandosi a scegliere pro e contro la Marchesa, dove la Marchesa era (ed è) Matteo Renzi, ritenuto (a torto o a ragione) l’ espressione sistemica dei poteri forti, anche se a volte lui vorrebbe dimostrare il contrario. Al ricordato referendum, tutti gli insoddisfatti fecero fronte comune (M5S, Destra e dissidenti del Pd) ed infatti i no prevalsero con un rotondo 60%.

Ora torniamo a noi. Se si facesse un referendum tra i cittadini del vastese per sapere se si sentono o meno abbandonati, i soddisfatti potrebbero anche superare il 20%, ma sicuramente non oltrepasserebbero il 40%. Se qualcuno dicesse che la maggioranza dei vastesi (intendendosi anche chi vive oltre la città di Vasto) è contenta di come i Governi nazionale e regionale trattano questo territorio sarebbe preso per pazzo o visionario o, semplicemente, come uno che recita la sua parte. E  che fare se la maggioranza di noi si sente abbandonata dalle Istituzioni politiche ? Ieri, gli organizzatori di Abruzzo vivo hanno sostenuto che “bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica, affinché le Istituzioni agiscano”; l’ amico di Celenza ha chiesto di “non disperdere i voti: gli elettori di destra votino uno solo di destra e quelli di sinistra una solo di sinistra, per arrivare ad eleggere un rappresentante forte del nostro territorio”; Laudazi rimembrando i tempi di Gaspari e della Prima repubblica, ha invitato a “scegliere rappresentanti capaci”. Queste tre tesi emerse non sono tra loro alternative, ma parallele, anzi complementari.

Gaspari era bravo e potente, ma ai suoi tempi la pubblica opinione del territorio era attrezzata e ben sensibilizzata dalla forte opposizione di sinistra, la cui azione parlamentare, con adeguata campagna stampa, riuscì a far dimettere lo stesso ministro ed il fido Artese da presidente e vice presidente del Comitato di gestione della Unione sanitaria locale. I parlamentari comunisti Graziani e Perantuono facevano continue interrogazioni, accompagnate da comizi domenicali (allora non c’era facebook), a difesa del primario Luigi Cipolla, diventato ostile alla potente sanità democristiana.

Circa i numeri dei rappresentanti istituzionali va detto che non sempre uno è più produttivo di sei, ma che neanche sei sono più produttivi di uno. Nella legislatura di Giovannino Pace avemmo Tagliente alla presidenza del Consiglio regionale, Tonino Menna e Luciano Lapenna alla vice presidenza, Massimo Desiati e Tonino Prospero in Giunta ed Eugenio Spadano consigliere di maggioranza. Eppure di sei fu confermato solo Tagliente, mentre per il centrosinistra entrò Antonio Boschetti, neo candidato.

Spadano, nella legislatura di Falconio, da presidente della Commissione sanità faceva il vice assessore. Il suo successore Mario Olivieri, attualmente in carica, non riesce ad ottenere nemmeno la rimozione di Flacco. Ma lo stesso Spadano, nella ricordata legislatura di centrodestra (con cinque auto blu che partivano da Vasto), per far insediare alla presidenza del Distretto industriale l’azzurro Vincenzo Larcinese (al posto del rosso Arnaldo Mariotti) fu costretto a fare un’interrogazione al “suo” assessore.

Questi esempi dimostrano che per far uscire il vastese dallo stato di abbandono politico di oggi, forse non basterebbe nemmeno Remo Gaspari se tornasse in vita. Ci vorrebbero, invece, anzi ci vogliono (e per fortuna sono nati !) Comitati politici, pseudopolitici, spontanei o spintanei  (non importa con che tendenza) come “Abruzzo vivo” o “Io sto con l’ospedale”, purché sappiano porre problemi concreti, mostrare  le carenze, i deficit, le liste d’attesa, le strade impercorribili e rompere le scatole a coloro che governano, ma che potenti non sono. Il lavoro di sensibilizzazione, anzi di lotta (si riscopra il valore pedagogico della lotta !) farà comprendere alle popolazioni, soprattutto a quelle più abbandonate, che oggi tutto serve, meno che rassegnarsi.

Orazio Di Stefano

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