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“Cambia il clima è ora che cambino le politiche”

Legambiente Abruzzo: Subito la messa in sicurezza delle città e del territorio

| di Legambiente Abruzzo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nel dossier di Legambiente “Sos acqua: nubifragi, siccità, ondate di calore. Le città alla sfida del clima”, tutti i danni provocati in Italia dai fenomeni climatici.

L'ultimo violento nubifragio abbattutosi su Lanciano, in val di Sangro e sulla costa abruzzese rende ancora più evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni metereologici estremi sul nostro territorio. Ed è per queste ragioni che ora serve scegliere con attenzione le priorità di intervento e accelerare nelle politiche.“Bene il sindaco di Lanciano sul monitoraggio e controlli sulle aree a rischio idrogeologico – dichiara Luzione Nelli, Legambiente Abruzzo- È molto importante capire l’entità degli impatti provocati, individuare le aree a maggior rischio, approfondire dove e come i fenomeni si siano ripetuti con maggiore frequenza in modo da cominciare ad evidenziare, laddove possibile, il rapporto tra frequenza dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali. Il tutto deve portare alla realizzazione di un piano per la mitigazione e la resilienza del territorio ai cambiamenti climatici. Un 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare 100 euro in riparazione dei danni. Anche solo in una visione strettamente economica è positivo investire in prevenzione.” Il rapporto di Legambiente denuncia che dal 2010 ad oggi sono 198 i comuni italiani colpiti, 340 fenomeni meteorologici estremi, 109 i casi di danni a infrastrutture da piogge intense, 157 le persone vittime di maltempo. Il 2017, l’anno più caldo di sempre dopo il 2016, è segnato da siccità e ondate di calore. Quest’ultime, tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, hanno causato 23.880 morti. La messa in sicurezza delle città e del territorio, con azioni di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, non può più attendere. E proprio perché sono le città gli spazi più a rischio è necessario intervenire con nuove strategie, risorse ed un coordinamento nazionale. In questi anni abbiamo assistito ad un rimpallo di responsabilità tra Governi e Sindaci, che dipende dalla mancanza di una idea condivisa di come si debbano affrontare le problematiche nelle aree urbane e quindi che permetta di mettere in campo gli articolati strumenti oggi necessari: dall'allerta della protezione civile alla messa in sicurezza dei tombini, dall’adattamento al clima dei quartieri a quello dei fiumi. Per realizzare questo cambiamento occorre prendere alcune decisioni oramai non più rinviabili. Occorre approvare un regolamento per l’adattamento climatico e la messa in sicurezza delle città, che imprima un cambiamento radicale di rotta nelle pratiche di intervento, indispensabile se si vogliono superare discussioni infinite e assumersi davvero la responsabilità di mettere in sicurezza le persone. Il regolamento deve contenere scelte determinate per smetterla di continuare a piangere morti e a contare i danni. L’obiettivo è quello di cambiare il modello di gestione dell’acqua in città, a partire dalla progettazione e intervento negli spazi pubblici. Perché non si deve più puntare ad espellere l’acqua velocemente dalle città attraverso canali interrati, ma adattare gli spazi urbani alla nuova situazione climatica, in modo da far filtrare l’acqua nei suoli, trattenerla in serbatoi con l’obiettivo di garantire la sicurezza nei momenti di massime precipitazioni e averla a disposizione nei momenti di siccità. Per la costa occorre stabilire un unica regia per gli interventi visto il fenomeno esteso dell'erosione. Non si puo continuare a procedre con scogliere artificiali e pennelli frangiflutti, oltre a cemento​ sulle spiagge e problemi legati alla scarsa qualità dei fiumi. Si deve tener conto di processi complessi che riguardono gli ecosistemi e necessitano di una attenta tutela e progettazione degli interventi di adattamento al clima. Va salvaguardarta la permeabilità dei suoli nelle aree urbane, fissando delle percentuali obbligatorie di terreni permeabili negli spazi privati e pubblici (parcheggi, cortili, piazze). Una decisione che risulta indispensabile per una corretta e sicura gestione delle acque e per ridurre l’effetto isola di calore. Basta riprendere quanto già si prevede nei regolamenti dei Comuni di Bolzano, Scandiano e Mortara. In tutti gli interventi edilizi e urbani va stabilito l’obbligo sia di recupero delle acque piovane per tutti gli usi compatibili, che di installazione di sistemi di risparmio idrico, ma anche introducendo incentivi per il trattamento e recupero delle acque grigie. Come si fa già in oltre 750 Comuni con regolamenti che già obbligano questi interventi. Utilizzare materiali capaci di ridurre l’effetto isola di calore nei quartieri. Attraverso obblighi che riguardino i materiali da utilizzare per le pavimentazioni negli spazi pubblici e privati, in modo che non superino determinati coefficienti di riflessione, mitigando così l’incidenza delle radiazioni solari estivi e incentivando l’utilizzo di materiali e colorazioni con prestazioni certificate di tetti verdi, vasche e fontane che contribuiscono a ridurre l’aumento delle temperature esterne. Basta riprendere quanto già si prevede nei regolamenti dei Comuni di Rivoli, Poirino, Pavia, Zinasco. Creare in tutti gli interventi che riguardano gli spazi pubblici, come piazze e parcheggi, vasche sotterranee di recupero e trattenimento delle acque piovane. Un intervento sempre più di uso nelle città europee, che ha la doppia funzione di sicurezza, perché consente di indirizzare l’acqua nei momenti di pioggia estrema verso i serbatoi, e di recupero di acqua da utilizzare per tutti gli usi negli spazi pubblici utile in particolare nei periodi estivi. Vietare l’utilizzo dei piani interrati per abitazioni. Può sembrare una proposta banale ma, da Olbia a Livorno, tante persone sono morte in questi anni perché vivevano in appartamenti sotto il livello della strada che, in caso di alluvioni, diventano pericolosissimi. Si deve stabilire il divieto e realizzare monitoraggi nelle città più a rischio per scongiurare altre tragedie. “Bisogna che si approvino rapidamente i Piani Clima –dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – Questi piani sono urgenti in quanto è necessario un approccio nuovo, che possa offrire risposte più adeguate alle sfide complesse che riguardano gli spazi urbani. Perché non è continuando a intubare o deviare fiumi, ad alzare argini o asfaltare altre aree urbane che possiamo dare risposta a equilibri climatici ed ecologici complessi che hanno bisogno di analisi nuove e strategie di adattamento. Questi piani sono indispensabili per affrontare alcune questioni complesse e affrontare nuovi obiettivi. Ad esempio per introdurre la chiave dell’adattamento al clima nella pianificazione di bacino e negli interventi di messa in sicurezza dei fiumi nelle aree urbane. Perché come dimostrano i più interessanti progetti internazionali oggi di fronte ai cambiamenti climatici occorre cambiare approccio rispetto al tema. Perché la sicurezza si garantisce solo attraverso opere di ingegneria ma restituendo spazi al naturale deflusso nei momenti di piena in aree dove si possano continuare negli altri periodi dell’anno usi pubblici, quali parchi o boschi o anche agricoli. Infine, i piani servono anche ad introdurre il tema dell’adattamento nella progettazione, valutazione e gestione delle infrastrutture, sempre più a rischio per le temperature estreme o eventi climatici come piogge intense e nevicate. E per monitorare e tutelare le misure di vincolo, con l’obiettivo di evitare l’insediamento di nuovi elementi a rischio in aree allagabili. L’adattamento al clima è la grande sfida del tempo in cui viviamo.”

 

Legambiente Abruzzo

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