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"Non mormoriamo di Dio, ma entriamo nel Suo mistero"

| di Don Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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«Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri»:come non condividere questa terribile preghiera del profeta Elia?

«Fammi morire!»: questo non è lo sconforto di un uomo esaurito o patologicamente depresso.

Questa è invece la conclusione, l'esito inevitabile di ogni serio tentativo umano, di ogni sincero e magari eroico sforzo di cambiare sé e il mondo.

«Fammi morire, perché non sono migliore dei miei padri»:questo è il giudizio che ogni uomo sincero, onesto con se stesso, arriva prima o poi a dire su di sé, sulla sua esperienza, sul suo sforzo di cambiare, di salvare sé e il mondo. Arriva al disgusto per sé e per il mondo!

Ho detto un uomo «sincero», perché chi non è così, e sono tanti, chi, dopo esser partito sulla spinta di un desiderio vero s'accorge del suo fallimento, di solito fa come la volpe con l'uva: finge di accontentarsi, si rassegna tristemente o copre tutto con l’ironia: “la vita è una fregatura e io mi arrangio come posso”.

Invece Elia, piuttosto che sopravvivere al suo fallimento, grida la preghiera della disperazione, o, meglio, della conversione, perché la conversione inizia così, come un abbandono: «Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». «Si coricò e si addormentò».

La conversione comincia quando riconosciamo la nostra sproporzione con la grandezza della vita, quando smettiamo di confidare solo in noi stessi, di mormorare, come fecero i Giudei con Gesù: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi…»,quando cominciamo a comportarci secondo le esigenze della vita nuova ricevuta nel battesimo, evitando nei rapporti con gli altri: asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Quindi, cerchiamo di essere “benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandoci a vicenda, a camminare nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore”.

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta»:chiediamo a Dio che questa diventi la nostra esperienza!

Per chi ha conosciuto la stanchezza, nulla è più straordinariamente grande e bello di una Presenza amorosa che si fa compagnia, cibo («Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»),amicizia, perdono e conforto. Solo da qui, carissimi, infatti, nasce un amore all'Eucarestia.

Don Simone Calabria

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