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Diventiamo “mense imbandite” per chi ha fame, e per chi non sa a chi affidare le proprie lacrime

Commento al vangelo

| di Don Raimondo Artese
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».  (Mc 8,27-35)

 

Domanda che ci interroga nel profondo: voi chi dite che io sia?

La fede richiede impegno ad operare nell'amore ed accettare la croce

Gesù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi amici. Con la prima li interroga su ciò che la gente dice di lui e poi su chi loro stessi ritengono lui sia.

Alla prima tutti sanno rispondere, come succede anche a noi quando la domanda non ci coinvolge direttamente.

Ma la seconda è una domanda decisiva, qualcosa da cui poi dipenderà tutto: fede, scelte, vita... ma voi, chi dite che io sia? Dà la propria risposta Pietro, «Tu sei il Cristo», salvo poi tentare di dissuadere Gesù dal proseguire quel cammino verso Gerusalemme per esservi giustiziato.

Gesù è talmente schietto da inchiodare alla loro responsabilità i suoi discepoli.

Gesù non è così spietato come sembra: somiglia piuttosto alla vita. La vita che, con le sue svolte improvvise, richiede di prendere posizione e di non accontentarsi di quel temporeggiare che, alla fine, fa solo perdere tempo, logorando le relazioni.

I discepoli devono dichiararsi esplicitamente, come si richiede a quelle persone che vivono lunghissime storie d'amore, senza decidersi mai a fare il passo decisivo della loro vita, a impegnarsi con il loro amato.

Papa Francesco, nell’incontro con i giovani, in risposta a una domanda diceva: «Ma l’idea di scelta che oggi respiriamo è un’idea di libertà senza vincoli, senza impegni e sempre con qualche via di fuga: un “scelgo, però…”… quel “però” ci ferma, non ci lascia andare, non ci lascia sognare, ci toglie la libertà. C’è sempre un “però”, che a volte diventa più grande della scelta e la soffoca.» 1

Gesù interroga loro se siano pronti e disposti a raggiungere il luogo in cui il maestro incontrerà sofferenze, rimproveri e poi la morte. Un cammino così si può percorrere solo se si riconosce in Gesù una persona speciale, unica; altrimenti è inaffrontabile. Tant'è che lo stesso Pietro, che pure ha dichiarato pubblicamente la propria fede incondizionata nell'uomo di Nazareth, di lì a poco contesta a Gesù il suo progetto. La vita scorre inesorabile e se non si ama con passione e decisione qualcuno, non è possibile andare avanti. Così, quando Pietro si mette a rimproverare Gesù per i discorsi che va facendo, la reazione è tanto improvvisa quanto inattesa: lo chiama Satana, cioè colui che divide.

Guai a chi si accontenta di una vita che scorre senza troppe insidie. Gesù non si tira indietro per convenienze e giochi politici: a Gerusalemme arriverà e costringerà scribi e dottori della legge a gettare la maschera dell’ipocrisia. Si macchieranno del sangue di un innocente per difendere il loro potere. Ma, in fondo, è la stessa logica di Pietro, che non vorrebbe Gesù a Gerusalemme.

Il brano di questa domenica risuona con forza nel periodo in cui ha inizio un nuovo anno pastorale. E un invito a rischiare, a non mantenersi in quel perbenismo tiepido che chiede di non esagerare, di accontentarsi di piccole regole e rituali rassicuranti.

Papa Francesco, ad un’altra domanda di un giovane, ha detto: «Dei primi cristiani si diceva: “Guardate come si amano”. Perché la gente vedeva la testimonianza. Sapevano ascoltare, e poi vivevano come dice il Vangelo. … “Ti ringrazio, Signore, perché non sono come gli altri: io vado a Messa la domenica, io faccio questo, io ho una vita ordinata, mi confesso, non sono come gli altri …”. Questo è cristiano?(rispondono: no) No. Dobbiamo scegliere la testimonianza. Una volta, in un pranzo con i giovani, a Cracovia, un giovane m’ha detto: “Io ho un problema, all’università, perché ho un compagno che è agnostico. Mi dica, Padre, cosa devo dire a questo compagno agnostico per fargli capire che la nostra è la vera religione?”. Io ho detto: “Caro, l’ultima cosa che tu devi fare è dirgli qualcosa. Incomincia a vivere come cristiano, e sarà lui a domandarti perché vivi così”. Concludeva dicendo  “…la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo.” » 1

C'è una conversione da compiere ogni giorno in questo senso nelle nostre comunità cristiane. Dobbiamo tornare ad avere la capacità di abbattere le pareti che ci siamo costruiti per difendere la nostra tranquillità, in modo da diventare “case aperte”, “mense imbandite” per chi ha fame, o semplicemente per chi non sa a chi affidare le proprie lacrime. È vero, la nostra vita diventerà una casa messa sottosopra, fino a perdere le nostre formalità, ma avremo da Dio la ricompensa che Lui dona a chi ha saputo amarlo nel fratello. Senza contare che le nostre comunità diventeranno finalmente credibili, vere testimonianze dell'amore che Dio ha per gli uomini e non avremo più motivo di parlare di crisi.

Non resta che chiedere a Dio il dono della carità, con un cuore simile ad una mensa, a cui tutti possono sedersi. Lo chiediamo per l'intercessione della Vergine Maria, di cui abbiamo celebrato la sua presenza ai piedi della croce. Il suo “sì” ha permesso la venuta del Figlio Gesù, che ci ha portato la salvezza e ci ha aperto orizzonti di eternità. Chiediamo alla Mamma celeste di guidarci, sostenerci ed educarci a confidare sempre nel Padre e fare la Sua volontà, che non è altro che amare Lui e coloro che pone sulla nostra strada come fratelli.

 

1) Testo completo dell’Incontro del Papa con i Giovani:(http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/august/documents/papa-francesco_20180811_giovani-italiani.html)

 

Video: https://www.youtube.com/watch?v=a_EN0g0DoZw

 
 

Don Raimondo Artese

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