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L’Epifania è mistero di luce

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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06.01.2019 EPIFANIA/C
L’Epifania è mistero di luce, di rivelazione, di manifestazione. La luce che sprigiona dal bambino di Betlemme non può restare nascosta (Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio: Mt 5,15), né illuminare solo coloro che si trovano nelle sue vicinanze, ma vuole brillare per tutti, vicini e lontani. San Leone Magno in una sua omelia per l’Epifania, coglie bene il senso di questo evento affermando: “Il mediatore tra Dio e gli uomini (…) non volle limitare agli stessi confini della casa paterna le primizie della sua venuta; volle subito farsi conoscere da tutti, lui che si era degnato di nascere per noi”. I Magi rappresentano una primizia: primizia di tutti i popoli chiamati a ‘farsi discepoli’ del Signore (cfr Mt 28,19); primizia di quella moltitudine che verrà da oriente e da occidente per sedere a mensa nel regno dei cieli (cfr Mt 8,11). Primizia di quella schiera di pagani che si aprirà alla fede e accoglierà la salvezza, a dispetto di Israele che, con la sua incredulità, ne rimarrà escluso. Quello che meraviglia è che questi cercatori venuti dall’oriente, che non conoscono le Scritture e che non hanno ricevuto le promesse messianiche, sanno riconoscere ciò che Israele non sa riconoscere. Essi sanno che è nato il re dei Giudei, mentre i capi dei sacerdoti e gli scribi, pur conoscendo il luogo in cui sarebbe dovuto nascere il Messia (cfr Mt 2,4-6), non sanno cogliere i segni della sua venuta. Ai Magi è brillata una stella ed è bastato, mentre a scribi e sacerdoti neppure la luce della Scritture è stata sufficiente a risvegliare nel loro cuore almeno un pizzico di attesa e di desiderio. “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?” (Mt 2,2). È questa la domanda che muove la ricerca dei Magi. Essi sanno che il re dei Giudei è nato, ma dove trovarlo? È la domanda che anche noi spesso ci facciamo. Se Dio esiste, dov’è? Dove si nasconde? Dove lo possiamo trovare? Ai Magi è sembrata la cosa più ovvia cercare a Gerusalemme, “la città del grande Re” (Mt 5,35; cfr Sal 48,3), tra la corte e i palazzi regali. Ma non è lì che abita Colui che cercano (almeno, non ora; più tardi un cartiglio con lo stesso titolo, “re dei Giudei”, appeso a un legno sarà là a testimoniare il passaggio e la presenza in questa stessa città). È altrove il luogo che indicano le Scritture (e pure la stella, visto che sopra Gerusalemme non brilla, riapparendo solo all’uscita dei Magi dalla città). Il Messia “figlio di Davide” (Mt 1,1), sceglie di nascere nella stessa piccola e insignificante borgata da cui era uscito Davide. Dio predilige ciò che agli occhi degli uomini appare debole e privo di importanza. Ripartiti, i Magi vedono di nuovo la stella che era scomparsa dal loro orizzonte. Essi ‘vedono’: questi sconosciuti pellegrini possiedono una preziosa e felice capacità di ‘vedere’ che non tutti hanno; forse perché il loro “occhio è semplice” (Mt 6,22) e il loro cuore è puro e limpido (Mt 5,8) come quello dei fanciulli. E con lo stesso sguardo vedono poi anche “il bambino con sua Madre” (Mt 2,10), riconoscendo in Lui il re atteso e cercato. Essi vedono ciò che “molti profeti e re hanno desiderato vedere, ma non lo videro” (Mt 13,16-17). Essi sono sì sapienti, scienziati, astrologi, ma hanno conservato lo spirito e la semplicità dei piccoli. Possiamo dire che sono dei “sapienti piccoli”, la cui sapienza non è cresciuta a danno della loro ‘piccolezza’, così che possono ricevere la rivelazione del Padre che solo ai piccoli rivela i suoi misteri (cfr Mt 11,25-26). Il lungo e faticoso cammino dei Magi (un cammino non esente da errori, smarrimenti, ambiguità, eppure sostenuto da un’instancabile pazienza e da un’incrollabile fiducia) si conclude in una casa con un gesto di adorazione davanti al bambino. Fin dall’inizio scopo del loro viaggio è “siamo venuti ad adorarlo”. L’offerta dei doni, poi, prolunga ed esplicita l’adorazione. Essi offrono ciò che di più caro e prezioso hanno. Così la nostra vita non deve essere altro che un’offerta totale e incessante a Dio di tutto ciò che siamo, in unione con l’offerta di Cristo che sale al Padre in ogni Eucaristia.

Don Michele Carlucci

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