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“Amate i vostri nemici". Gesù di Nazareth ha scommesso sull’uomo di cielo

Commento al vangelo

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra, il secondo uomo viene dal cielo. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste”. (1Cor,47-49) Il testo si comprende in riferimento al racconto della creazione dell’umanità. Come viene narrata dalle Scritture. Con linguaggio poetico, si dice che Dio plasma l’adam – che significa il terrestre – traendolo da adamah, cioè la terra. E’ impastato di fragilità e di limite, ma subito viene messo in comunicazione con il cielo mediante l’alito che Dio gli soffia dentro, quasi come un bacio, dicono i rabbini. L’umanità, pertanto, vive in se stessa il dono di una comunicazione tra terra e cielo, garantita dal soffio del Signore. Le scelte di libertà dell’uomo mettono tuttavia ben presto in crisi tale comunicazione, provocando una frattura, non solo fuori ma dentro ciascuno, fino a rendere incomunicabili la terra con il cielo.

Ecco perché si ha la percezione che sopra di noi il cielo sia chiuso e ci gravi addosso come una cappa di piombo. Si è rotta l’unità tra la dimensione di cielo e quella di terra e nella nostra interiorità il primo uomo di terra è in conflitto con il secondo di cielo.

Il primo è quello che sentiamo con più immediatezza e vorrebbe averla vinta su tutto e su tutti, il secondo è più difficile da far emergere, pur essendo costitutivo di noi in quanto creati a immagine di Dio.

I racconti biblici sono là a testimoniare il lungo cammino necessario, affinché nel cuore dell’uomo e della storia acquisti spazio quanto viene dal cielo, all’interno della dimensione di terra che inevitabilmente ci segna. ”Saul si mosse e scese al deserto di Zif conducendo con sé tremila uomini scelti di Israele, per ricercare Davide” (1Sam 26,2)

Anche in questa storia del conflitto tra Saul e Davide possiamo vedere il fronteggiarsi del primo e del secondo uomo, dentro ciascuno si combatte la battaglia tra terra e cielo, con esiti alterni.

E’ una verità di sempre, purtroppo, perché le guerre combattute fuori non sono altro che l’amplificarsi di quelle dentro.

L’autentica pace, pertanto, comporta un cambiamento del cuore dell’uomo, altrimenti ogni pretesto è buono e tutto ricomincia (come hanno testimoniato gli esiti di tante rivoluzioni).

Alcune volte, tuttavia, prevale l’uomo celeste; da secondo diviene primo: “Oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore” (1Sam 26,23)

Davide si astiene dalla violenza, mostrando che è possibile far emergere – come diceva Gandhi – una verità antica come le montagne; l’uomo lupo per l’altro uomo non è affatto il volto unico e primario della nostra comune umanità.

Persino Darwin coglieva, nei processi evolutivi ,una saggezza solidale posta nel cuore della complessa natura umana.

Gesù di Nazareth ha scommesso sull’uomo di cielo, quando nel suo vangelo ci ha detto parole che a noi sembrano utopiche.

“Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” (Lc 6, 27-28).

Dove vive Gesù, per parlare così’?

Ci viene da dire che queste parole possono stare in cielo, non certo in terra, anche se nella preghiera del Padre nostro, invochiamo di continuo come in cielo, così in terra.

C’è comunque un segreto che permette di tradurre in pratica di vita le indicazioni evangeliche.

Gesù le pone quasi a sintesi della sua proposta così radicale: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” Tra la misericordia del Padre e la nostra sta di mezzo un come fondamentale.

Non è prima di tutto una richiesta di imitazione, davvero improponibile; è piuttosto il dono di un inserimento vitale, che rende possibile essere misericordiosi perché lo è il Padre. In lui anche noi ci riscopriamo come dovremmo essere: “figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”.

La sconvolgente novità del vangelo è antica, ma per farla emergere dal profondo di noi dobbiamo attingere al solito cielo, che fin dagli inizi ha trasfigurato l’impasto di terra di cui siamo plasmati

Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Don Mario Pagan

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