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Il Venerdì Santo

La riflessione di Don Michele Carlucci

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La nostra voce si unisce a quella della Liturgia solenne e austera del Venerdì Santo.

Presi per mano dai sacri riti, siamo condotti anche noi sulla via del Calvario, confusi in quella folla vociante e scomposta, dietro a quell'uomo vacillante sotto il legno della sua condanna. Anche noi, quasi col fiato sospeso, ci vediamo in cima a quel piccolo colle dove è piantata la croce. Vediamo un'aria frenetica intorno, quasi che tutti, soldati e capi, vogliano concludere presto quell' "affare": concluderlo e non parlarne più! Issato sulla croce, ponte fra terra e cielo, la folla sembra placarsi e da urlante – "via, via, crocifiggilo!" – diventa ora silenziosa, in attesa dell'ultimo respiro. Così tutto sarà finito! Essi non sanno che, in realtà, niente finisce, ma tutto si compie. Sì, perché quando si porta a termine una missione, essa più che finire, si compie: lo scopo è raggiunto e un mondo nuovo inizia, una novità che è ormai incisa nella carne della vita, per sempre. La folla crede di terminare una questione fastidiosa, ma in realtà Gesù porta a compimento un progetto di salvezza che viene da lontano, dal cuore di Dio, da quando Dio si è commosso per il nostro niente. Ad un certo momento succede l'imprevisto: "era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. E detto questo, spirò" (Lc 23, 44-46). Il cielo e la terra sembrano precipitare nell'angoscia, e tutto si avvolge di tenebra: non solo gli occhi della folla, ma anche gli occhi dell'universo guardano a quel piccolo punto della terra, a quel legno intriso dal sangue di Dio, diventato l'altare dove si ricongiunge l'uomo e Dio. Da quel momento, il turbinio della storia troverà il suo riscatto in quel punto, attorno alla croce.

Passeranno le epoche e le generazioni, affannati si rincorreranno i secoli, cambieranno idee e popoli, incalzeranno mode e costumi, si divorerà tutto e il suo contrario, regneranno tempi di ordine e di confusione... ma la Croce di Cristo sarà sempre là, segno sicuro di contraddizione e di speranza. Viviamo oggi tempi, non si può negare, di confusione: qual è il bene e il male? cos'è la verità e la menzogna? esiste qualcosa per cui valga la pena di vivere e di morire? Oppure siamo assediati dall'impressione che tutto sia incerto, opinabile, relativo, consegnato ai gusti individuali? Forse ci sentiamo immersi in una nebbia di smarrimento, di insicurezza, non trovando un punto fermo al quale aggrappare la vita. Mancanti di un lembo di terra ferma perché tutto - idee e valori, persone e istituzioni, doveri e affetti – sembra franare non appena allunghiamo la mano come un naufrago. Si dice che l'uomo deve trovare in se stesso il suo fondamento non fuori, in altro o in altri: ciò sarebbe un segno di debolezza e di viltà. Ma l'esperienza ci dice che nel momento in cui l'uomo crede di essere lui la risposta alla sua domanda di infinito e di pienezza, al suo bisogno di riscatto dal male, di valore vero e perenne... si accorge prima o poi di perdere se stesso e di perdere gli altri, di allontanarsi dall'uomo. La storia di ieri e di oggi insegna che chiudersi a Dio è abbandonare l'uomo. Sembra, a volte, che si abbia paura di Cristo, forse dimenticando che è Lui il fondamento di civiltà e cultura, di quella visione dell'uomo, della sua incomprimibile dignità, di cui tutti oggi godono.

La Croce di Gesù è stabile mentre il mondo cambia nel vortice delle sue illusioni e delle sue menzogne: "dum volvitur mundus, Crux stat!". Non lasciamoci confondere dalla confusione che circola e che viene alimentata: guardiamo al punto fermo, la Croce, strada sicura della vita presente e futura. Dietro alla Croce camminiamo come discepoli che formano la Chiesa, il popolo santo di Dio. Non siano gli errori degli uomini a farla amare di meno; semmai, sentiamoci provocati a crescere nel suo amore perché risplenda purificata e possa continuare la sua missione nel mondo: continuare a parlare di giorni di speranza dentro a giorni di desolazione. La speranza che da quella Croce insanguinata continua ad offrirsi al mondo.

Don Michele Carlucci

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