Club Margherita: una porta aperta nel buio delle dipendenze

Alcool e solitudine, le testimonianze di Maria e Giuseppe

| di Serena Colecchia
| Categoria: Attualità
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Accogliere e aiutare tutte le persone che soffrono di disagi sociali comuni. E' lo scopo che si propone di portare avanti il Club Margherita di San Salvo, quest'anno al suo secondo anno di attività. Non solo alcool e gioco d'azzardo, il Club ha accolto anche le altre dipendenze come depressione, elaborazione del lutto, solitudine, e altre possibili dipendenze reali e presenti in ogni comunità. Il Club infatti si è trasformato in Cef cioè “Club di ecologia familiare", che, come spiega la responsabile Margherita Riggi, è sinonimo di gruppo, famiglia, dialogo, unità, confronto e condivisione. Questi i punti di forza del Club, oltre ovviamente alla riservatezza e a un pizzico di ironia. 

"Ho deciso di intraprendere questa avventura dopo aver svolto un tirocinio presso il Cef di Vasto "Anima" di Amina Di Fonzo, con cui siamo gemellati, e dopo un'esperienza nel carcere come psicologa", spiega Margherita, "Nessun uomo è un isola, tutti prima o poi nella vita possono aver bisogno di aiuto. Bisogna avere il coraggio di rivolgersi a qualcuno senza vergognarsi, perchè una nostra fragilità può diventare un nostro punto di forza".

Il servizio è completamente gratuito ed è attivo ogni mercoledì dalle ore 19,30 alle 21 e si svolge nella sala parrocchiale San Giuseppe in via Trignina, 36, messa a disposizione dal parroco don Raimondo Artese

Alcol e gioco d’azzardo sono due piaghe importanti della società attuale sulle quali tanto stanno facendo associazioni di volontariato insieme a professionisti in grado di aiutare e dare risposte a quanti hanno bisogno. Si accede ai Club, solitamente, dopo una prima disintossicazione che avviene attraverso i Servizi Territoriali tra cui il Serd. Sono proprio i medici del Serd ad inviare la persona seguita ai Club, quando vedono in lei la volontà di abbandonare definitivamente la bottiglia, almeno per quanto riguarda l'alcool. 

Sono proprio le testimonianze degli altri ad aiutare la persona dipendente che si affaccia in un Club, come nel caso di Maria. "Bevo dall'età di 8 anni", racconta, "mandavo giù un litro e mezzo di vino ogni giorno. A 30 anni sono stata ricoverata perchè il mio fegato non funzionava bene e da lì ho iniziato un percorso in ospedale che mi ha aiutato a non bere per 9 anni. Il problema si è ripresentato con la morte dei miei genitori a cui sono seguiti problemi di ansia e depressione, mischiavo alcool e medicine. Da quando vengo al Club ho ritrovato la speranza di non ricadere nella dipendenza e ora non bevo da 14 mesi, mi sento bene". 

Giuseppe invece, 34 anni, lotta da anni con il problema della solitudine, diventata una vera piaga sociale, "Nel 2012 è venuto a mancare mio padre e nel 2017 anche mia madre. Mi sono sentito come se mi fosse crollato il mondo addosso e mi sono isolato. Da quando ho scoperto il Club ho incontrato nuove persone e mi ha aiutato a sentirmi meno solo, sono migliorato anche fisicamente e spero di poter migliorare sempre di più". 

 

 

Serena Colecchia

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