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27/01/2012, 15:24 AttualitàInchiesta sugli effetti della crisi economica a San Salvo (3)
Intervista a Nicolino Torricella
Nel nostro terzo incontro, abbiamo ascoltato il Presidente della Società Cooperativa ”Euro-ortofrutticola del Trigno” di San Salvo, Nicolino Torricella, sia per comprendere le problematiche di una delle maggiori aziende operanti nel Centro-Sud (nel settore ortofrutta, vinicolo e oleario) che, più in generale, quelle dell’intero comparto agricolo in questa difficile fase economica.
D. Sappiamo che l’Euro-ortofrutticola del Trigno è una Società oggi composta da circa 900 soci, che fattura sugli 11/12 milioni di euro l’anno. Ma in specifico quali sono i suoi problemi principali al momento?
R. Negli ultimi 11/12 anni la produzione di frutta ha presentato un andamento discendente (dagli oltre 200.000 q.li ai circa 110.000 q.li annui), riducendo di quasi il 50% il suo volume complessivo. Le altre produzioni invece hanno tenuto perché abbiamo ampliato, con nuovi soci, l’area di produzione e il conferimento. La nostra zona è però vocata per la peschicoltura, per cui, per far fronte ai nostri impegni quantitativi e al ruolo che svolgiamo a livello europeo, nella campagna 2011 abbiamo dovuto acquistare circa 30.000 q.li di prodotto principalmente dalla Basilicata, attraverso liberi conferitori. Contemporaneamente abbiamo acquisito anche dei soci fuori Abruzzo-Molise (ad esempio in Campania), che apprezzano i vantaggi e gli aiuti che una cooperativa può offrire nelle diverse fasi lavorative: dell’impianto, del diradamento, della riconversione colturale, della fornitura di prodotti e servizi ecc.
D. E per quanto riguarda la situazione più in generale dell’agricoltura nella bassa valle del Trigno e nel contiguo Molise?
R. Per la frutta estiva 2011 i risultati sono stati disastrosi dappertutto, trattandosi di un prodotto stagionale che va consumato in un periodo di tempo limitato e in cui possono intervenire anche fattori imprevisti (come è successo con la vicenda del batterio Escherichia coli, che ha scatenato l’estate scorsa un ingiustificato allarmismo nei confronti dei prodotti italiani e spagnoli). Per il vino c’è una situazione incerta, perché essendo un prodotto trasformato riesce meglio a superare alcuni momenti di difficoltà sul mercato. In passato ci sono stati problemi anche per il settore vitivinicolo ma quest’anno si è avuta una leggera ripresa nei consumi e nei prezzi. Il vino italiano inoltre viene in genere sempre più conosciuto e apprezzato in ambito internazionale.
Per quanto riguarda la barbabietola da zucchero si sono chiusi in Abruzzo 2-3 zuccherifici e le prospettive non sono buone (sappiamo le difficoltà dello zuccherificio di Termoli); così le produzioni di cereali, penalizzate dagli aumenti dei costi dei carburanti e dal ruolo delle multinazionali, che decidono i prezzi.
D. Più in specifico, nel periodo 2007/2011, cioè negli anni delle crisi economica occidentale, quali ulteriori ripercussioni ha subito la nostra agricoltura?
R. L’agricoltura, la crisi di mercato la sta subendo da almeno 10 anni ma ultimamente i consumi sono diminuiti e quindi le difficoltà di vendita aumentate. Le pesche quest’anno sono state liquidate a 20/25 centesimi; questo vuol dire che il socio ci ha rimesso di suo con i costi di produzione. Negli ultimi anni ha perso valore persino il terreno agricolo; si sta creando un circolo vizioso, per cui il piccolo proprietario terriero si ritrova a guadagnare sempre meno e con un capitale che si svaluta mentre crescono i costi di produzione e dei carburanti.
I nostri soci fanno sempre più richiesta di preacconti rispetto alle due date stabilite per il pagamento del conferito. Qualcuno in assemblea è arrivato a dire: ci vergogniamo della nostra condizione perché non riusciamo più neppure ad andare a mangiare una pizza fuori!
Anche l’indotto ovviamente soffre, con tutte le ditte che lavorano per l’agricoltura e il mercato agricolo.
D. Quanto alle istituzioni: Regione, Stato nazionale, Comunità Europea in che modo sono venute incontro alle esigenze vostre e del mondo agricolo?
R. I rapporti con le istituzioni sono buoni, a volte ottimi. Quando ci rivolgiamo alla Regione veniamo ascoltati. La nuova cantina sociale in fase di realizzazione (un’opera di circa 5 milioni di euro) è legata ad un progetto regionale.
Mi sento di dire che è il governo nazionale piuttosto che non guarda, non ha guardato all’agricoltura. Ad esempio l’estate scorsa, diversamente da altri ministri europei, il nostro non si è fatto neppure sentire per i danni provocati dalla vicenda del batterio Escherichia coli. Ho constatato scarso interesse per tutto quello che in generale riguarda l’agricoltura italiana. Anche da parte dei sindacati (che pure svolgono un importante ruolo per gli agricoltori nella burocrazia, nell’assistenza fiscale ecc.) non c’è più quell’intervento attivo teso a rivendicare politiche più incisive per l’agricoltura.
D. Di fronte ad un mercato globale pressoché privo di regole, dunque, quali interventi - a breve e medio periodo - vi aspettate dalle istituzioni per il settore agricolo?
R. La legge della domanda e dell’offerta non funziona più, non c’è più. Il mercato è dominato dalla GDO, la grande distribuzione, le cui organizzazioni fanno cartello e impongono i prezzi ogni anno. E noi siamo costretti a fare accordi con la grande distribuzione. Qualcuno ci dice: perché non potenziate la vendita diretta? Per una società come la nostra è difficile passare alla vendita diretta (occorrerebbero una struttura diversa e un mercato locale più ampio) ma abbiamo fatto altre scelte come quella recente con la COOP, nostra cliente. All’Ipercoop di Pescara, che ha aperto una piattaforma per la vendita diretta dei prodotti ortofrutticoli, siamo presenti con un nostro spazio e con i prodotti freschi della valle del Trigno.
Quindi c’è bisogno di una nuova politica comunitaria. Se si vogliono salvare le nostre produzioni bisognerà creare degli strumenti nuovi per affrontare il mercato. Perché noi stiamo investendo nella lotta biologica e integrata e ci impegniamo a rispettare l’ambiente, a tutelare la salute, a non evadere le leggi sul lavoro e sulla sicurezza l’Europa non può metterci sullo stesso piano di altri produttori europei e, soprattutto, dei produttori extraeuropei. Occorre creare un discrimine tra questa nostra produzione e la restante. Bisogna tornare a mangiare sano, utilizzando i prodotti di stagione, incentivando l’educazione alimentare nelle scuole; ed è questo che i nostri politici devono comprendere.
La Comunità Europea non concede più contributi a pioggia perché, a partire dal 1996 ha creato le O.P. (Organizzazioni di Produttori), i cui contenuti dovevano servire ad avere più possibilità di aggredire il mercato (attraverso programmi di ricerca e innovazione, razionalizzazione della produzione, riduzione dei costi, valorizzazione e promozione dei prodotti). Ma questo processo si è arrestato al 30% delle aziende e dunque il sistema non può funzionare. Il Presidente della Commissione Agricola europea Paolo De Castro sta cercando di portare avanti un discorso proprio sull’organizzazione (anche con lo stanziamento di un fondo-crisi di 250 milioni di euro per il 2012-2013), che però nell’immediato non potrà dare risultati significativi.
D. Alla luce della difficile, per qualche verso drammatica annata 2011, quali sono le vostre aspettative per la campagna di frutta estiva e per la campagna agraria più in generale del 2012?
R. Dovrei avere la sfera di cristallo per rispondere alla domanda. Sono tuttavia fiducioso perché, fino a quando avremo la forza di resistere, andremo comunque avanti. Non dobbiamo infatti dimenticarci che ogni giorno sulle nostre tavole arrivano solo ed esclusivamente prodotti dell'agricoltura.
A cura di Emanuele Di Nardo e Giovanni Artese









