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I racconti del Conte: Radiohead, Monza, 16/06/17 Dreamers, they never learn

| di Massimiliano Conte
| Categoria: Cultura | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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L'inizio, Daydreaming

Ci siamo, siamo 60.000. Ognuno con la propria vita, successi e sconfitte, molte partite ancora aperte, molte ancora da iniziare. E tra tutti c'è un tratto comune: nessuna paura a confrontarsi col nostro “oscuro passeggero”, nessuno specchio che ci rifletta davvero, nessuna immagine che sia realmente reale.

Inizia il piano, inizia piano, inizia la celebrazione.

“Dreamers, they never learn, they never learn. Beyond the point of no return, of no return. And it’s too late, the damage is done"[1]

Nel video di questo brano[2] Thom Yorke attraversa 23 porte, 23 come gli ultimi suoi anni di vita, 23 anni di attività della band, 23 anni con la sua Rachel.[3] Ed ecco il tratto che accomuna il front-man, e la band, alla Radiohead Society: nessuna paura a confrontarsi con se stessi, nessuna remora a mostrare le proprie debolezze, ovvero ciò che ci rende umani prima che esseri. La canzone si chiude con due frasi al contrario "Half of my life, half of my love" Thom Yorke ha 47 anni di cui 23 passati con la sua band. Un bilancio sommario e provvisorio. E l'orologio interiore torna indietro fino al 1472, ad un altro bilancio:       

              Nel mezzo del cammin di nostra vita
              mi ritrovai per una selva oscura,
              ché la diritta via era smarrita.

La commozione è un'onda che diventa un vortice. Scende dal palco,  diventa palpabile tra la folla, e da qui rimbalza amplificata  verso Yorke. Silenzio, grida, applausi, R.I.P. Rachel Owen.

La fine, Karma Police

Yorke, chitarra, 60.00 voci che s'interrogano su quanto possa essere lungo un momento, un minuto.

“For a minute there I lost myself, I lost myself, For a minute there I lost myself, I lost myself”[4] ad libitum, sfumando.

Karma Police è la ballata rock generazionale, è la loro (la nostra) “Imagine”. Ma qui non si parla di futuro. In questa c'è un eterno, dilatato e dilaniato presente. Un SOS che viene intercettato da una telescrivente impazzita e che contiene un messaggio emblematico “Questo è quello che ottieni se ti immischi con noi”[5]. Noi, i 60.000 di questa sera e tutta la Society, siamo sicuramente immischiati con i Radiohead. Quello che abbiamo ottenuto è la colonna sonora che accompagna la consapevolezza più antica ed insieme più nascosta: quella che l'essere umano pienamente completo è quello che si pone continuamente domande, che sente più di quello che captano le orecchie, che respira aria e dubbi, che sospende il giudizio, che tace quando è ora, che predilige l'empatia alla simpatia, che sa che le sue certezze sono quanto di più provvisorio possa esistere. L'uomo è “umano” se arriva a capire di essere un continuo contrasto di spinte interiori in equilibrio precario.

Un acrobata in bilico. Che attraversa il mondo/la vita senza rete. Senza appigli. Con l'oscuro presagio di poter perdere l'equilibrio ad ogni passo.[6]

Tra l'inizio e la fine, nel mezzo, il BLU

Nel mezzo musica “altra”, musica alta, totalizzante, non classificabile. La tensione emotiva non scende neanche per un attimo. Anzi sale.

Nel mezzo il tramonto lascia il posto all'elettricità. Il rosso vira nel blu. Il BLU cobalto più profondo ed avvolgente mai dipinto.

 


[1]  "I sognatori, non imparano mai, non imparano mai. Vanno oltre il punto di non   ritorno, di non ritorno. E poi è troppo tardi, il danno è già fatto, il danno      è già fatto."

[2]  Regia di Paul Thomas Anderson – vedi alla voce "Magnolia"

[3]  Nel 2015 si separa da Rachel Owen (una fotografa che ha conseguito il     dottorato in storia dell'arte), conosciuta 23 anni prima. La coppia ha avuto due figli, Noah, nato nel 2001 (ed al quale è stato dedicato l'album     Amnesiac), ed Agnes Mair, nata nel 2004 (alla quale Yorke ha dedicato The Eraser). Rachel scompare per cancro nel dicembre 2016. (Fonte Wikipedia)

[4]  "Per un attimo ho smarrito me stesso, ho smarrito me stesso"

[5]  "This is what you get when you miss with us"

[6]      Questa frase nasce da un felice, severo e legnoso brainstorming.

Massimiliano Conte

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