Don Beniamino: “Se sono qui molto devo a don Antonio Di Francescomarino”

| di Maria Napolitano
| Categoria: Personaggi
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Ci sono degli incontri che possono sembrare delle semplici casualità ma poi nel tempo si rivelano importanti per la vita di determinate persone. È ciò che è successo a don Beniamino Di Renzo con don Antonio Di Francescomarino, un sacerdote che ha prestato gli ultimi anni del suo ministero nel suo paese, San Martino Sulla Marrucina. Lunedì scorso il parroco di San Nicola ha celebrato una messa di suffragio per il prete salito in cielo l'11 giugno di 10 anni fa proprio nella ricorrenza della Madonna dei Miracoli, patrona dell'arcidiocesi di Chieti – Vasto e Lanciano-Ortona.

“Erano le ore 18.30 quando giunse la notizia della sua dipartita in cielo e fui proprio io ad azionare le campane. Come si usa fare quando muore un sacerdote, feci suonare prima qualche tocco funebre e poi a festa. A San Martino ci sono ben otto campane, quindi immaginate che bel concerto c'era quel giorno! Il suono di quelle campane mi sono rimaste sempre impresse e mi fanno associare la morte di don Antonio a quella dei giusti: una morte serena dopo una vita che non ha fatto altro che profumare dell'amore per Cristo e per il sacerdozio. Quando arrivò in parrocchia il vescovo Menichelli, vedendomi tra le fila della parrocchia mi disse “Dagli una mano che è un bravo sacerdote”. Durante quegli anni chiedevo “Signore a cosa mi stai chiamando?” Il sacerdozio mi spaventava tremendamente!

Qualche mese prima che don Antonio venisse a mancare, gli rivelai che avevo intenzione di entrare in seminario. Ricordo ancora quel momento come se fosse ieri: lui era seduto un una sedia indebolito dalla malattia ma lucidissimo. A quelle mie parole spalancò gli occhi, penetrò i miei e mi disse “Finalmente!”. L'ultima volta che lo vidi, siccome c'erano anche altre persone e quella mia intenzione non era ancora conosciuta, mi prese le mani, me le racchiuse nelle sue e mi rivolse le ultime parole che mi ha lasciato in dono “Ora pensa a quello che devi fare”.

Ringrazio Dio per averlo donato alla chiesa e alla mia vita. È stato un seme che ha portato tanto frutto divenendo, per tante persone, un punto di riferimento che ha indicata la retta via, quella di Cristo”. Durante il suo funerale l'arcivescovo Bruno Forte mi ha detto: tu sei stato il suo ultimo frutto. Possiamo essere anche noi strumenti inconsapevoli nelle mani di Dio e punti di riferimento per gli altri che conducono a Cristo.

 

Nell'intervista rilasciata in occasione del suo arrivo a San Salvo, don Beniamino (leggi) l'aveva definito come un uomo che prima di essere un sacerdote era un cristiano che viveva nella gioia perenne del Cristo Risorto e con il sorriso anche nel momento della malattia. La sua è stata una vita vissuta in quella serenità che nasce da una fede profonda e forte che è andata avanti nonostante le difficoltà e le incertezze che ha incontrato nel suo cammino terreno.

 

Maria Napolitano

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