Eliana, l'amore per Andrea e vasi di cemento per alleviare l’atroce dolore della perdita di un figlio

| di Maria Napolitano
| Categoria: Personaggi
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Eliana Passucci, una donna della speranza che vive giorno per giorno, attimo per attimo la sofferenza della perdita di un figlio e nel contempo la gioia immensa di crescere il suo secondogenito.

Mi parli un po’ di te?

Sono l’ultima di cinque figli, nata in un piccolo paesino di montagna, Roccaspinalveti. Con grande sacrificio la mia famiglia mi fecero studiare presso l’Istituto Beata vergine  del Carmine dove ho conseguito il diploma delle Magistrali. Questa era una scuola dove solitamente andavano solo figli di persone facoltose del nostro paese. Invece i miei erano dei semplici contadini! Mio padre si lasciò convincere da una mia professoressa delle medie che venne a casa apposta per farmi continuare a studiare. La mia forte vocazione alla famiglia e l'amore per la vita fecero sì che mi sposai giovanissima a soli 21 anni con un uomo che avevo conosciuto e di cui mi ero innamorata in una festa del suo paese. L’anno successivo ero già mamma di un bellissimo bambino, Stefano. Ero felicissima: non c'è gioia più grande per una donna che mettere al mondo una nuova creatura. Purtroppo questa felicità è stata presto stroncata dopo solo 17 anni. Nel 2007 mio figlio è stato vittima di un terribile incidente con la moto all’uscita da scuola. In quei momenti ho toccato con mano la fine del senso del mio essere, non c’è dolore più grande per una mamma perdere un figlio. È qualcosa di inspiegabile che può capire solo chi ci è passato. Ti manca il respiro, non hai più voglia di vivere e tutto diventa relativo, inutile e senza senso. La mente è sempre lì, ferma e concentrata a quei ricordi dei momenti passati insieme. L’anno successivo ho desiderato fortemente darmi una seconda possibilità e sentivo forte in me il desiderio di essere chiamata ancora “mamma”. Il Signore ha ascoltato questa mia preghiera, e a 41 anni, mi ha donato Andrea, che non è mai stato un sostituto di Stefano ma semplicemente un altro figlio da amare con tutta me stessa e per il quale darei davvero la vita. Nel 2015 ho scoperto di essere malata di cancro e ho dovuto subire tre interventi . Tuttora sono ancora sempre sotto controllo. Per varie vicissitudini familiari io e mio marito ci siamo lasciati.

Cosa ti ha aiutato e cosa ti aiuta a superare tutto questo?

Dopo un bel po’ dall’incidente di mio figlio mi sono aggrappata a Dio, l’unico che riusciva a darmi un barlume di luce in quel grande senso di oscurità. Il mio amore per la vita e per il mio secondo figlio mi ha portata a dare ancora valore alla mia esistenza. Ho cominciato a scrivere poesie, dieci delle quali sono pubblicate sul sito poeti e poesie. Il dolore  ha trasformato  tutta la mia esistenza, vivo divisa tra cielo e terra e i miei scritti  rispecchiano queste mie emozioni. Da due mesi, nel cercare qualcosa di unico e speciale (proprio come lo era mio figlio) per la cappella ho scoperto anche un altro hobby, la realizzazione di vasi d’arredo in cemento. E’ una vera terapia del dolore sia in senso umano perché aiuta la mia mente e il mio cuore a svagarsi e sia a livello fisico, gli interventi subiti mi avevano fatto perdere la sensibilità alle mani e delle difficoltà di movimento al braccio. Ora vanno entrambi molto meglio. osservando ciò che riusciva a fare mi sono detta: “forse come me che ho cercato qualcosa di unico ci possono essere anche altre persone alla ricerca di oggetti artigianali particolari e personalizzabili”. E così ho deciso di mettermi in gioco e di associarmi con la Proloco di San Salvo per poter proporre questi oggetti davvero unici. Il 13 dicembre in occasione della festa di Santa Lucia, per la prima volta esporrò alcune di queste mie opere artigianali. Una nuova speranza si intravede all'orizzonte!

Maria Napolitano

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