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“Guardate gli uccelli del cielo, osservate i gigli del campo”

Commento al vangelo

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Essere figli di Dio, somigliare a Lui, come ci ha detto Gesù, motivando le sue richieste così impegnative, benchè sia innanzitutto un dono senza confronto, appare comunque tutt’altro che fecile. Tuttavia Gesù ancora una volta, ci viene incontro e, come afferrandoci per mano, ci invita alla fiducia. Ci ricorda, innanzitutto che, Dio ci ha fatto figli, perciò certamente non ci abbandona, anzi si prende cura di noi.

Ci fa capire che possiamo avere una totale fiducia nel Padre celeste: un sostegno ben più forte ed efficace che qualsiasi “ricchezza” di questo mondo, al punto da non avere dubbi sullo scegliere a chi servire. Gesù cerca di rafforzare in noi tale coscienza, suggerendo di guardarci attorno. Il creato dove Dio ci ha posto, la forza mirabile della natura che continuamente si rianima e resiste anche ai nostri tentativi di distruggerla, il suo straordinario splendore che vive e palpita ovunque, possono ben aprirci a una maggiore confidenza in Dio. Tra poco sarà primavera e assisteremo, ancora una volta, al meraviglioso prodigio della natura che si risveglia, che rifiorisce, puntuale, dopo il lungo inverno. “Guardate gli uccelli del cielo”, “Osservate i gigli del campo” (Mt 6,26.28), dice Gesù. Non basta tutto questo a riconoscere una Provvidenza che custodisce e guida ogni cosa?

Nel caso non bastasse, ecco che Gesù ci spalanca una seconda prospettiva. Invitandoci a guardare a Lui e al modo in cui ha vissuto la sua vicenda umana, la sua vita e la sua morte. Egli che ha vissuto cercando “anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33), senza preoccuparsi d’altro, né tanto meno di se stesso.

Con un’esistenza totalmente dedita a tutti, in modo particolare a chi era considerato meno degno e adatto, Egli ha cercato di smuovere la durezza del cuore umano e dischiuderlo alla fiducia nel compimento delle promesse di Dio, con la sua mitezza, manifestata nell’accettare perfino la croce, e nel mutare, quell’estremo rifiuto da parte degli uomini, in un dono definitivo di amore. Gesù ci mostra, nella sua vita, la grandezza del cuore di Dio e ci incoraggia alla fiducia totale in Lui. Più di così, effettivamente, Gesù non poteva fare, avendo messo in gioco tutto se stesso, la sua vita e la sua morte. Se Dio è così, come Gesù testimonia, possiamo e dobbiamo veramente fidarci. Anche perché Egli, appunto, l’ha fatto per primo, e in Lui abbiamo visto come il Padre ha dato “in aggiunta” ciò che sembrava impensabile: la Vita oltre la morte.

Perciò, come Lui non è stato deluso da Dio, così, grazie a Lui, tutti possiamo essere certi che accadranno per noi meraviglie. Dobbiamo, dunque, più abitualmente rimetterci di fronte a Dio, contemplare il suo grande cuore, come ci appare dal Vangelo, e disporci a superare quella sfiducia che persiste sempre dentro di noi. Avere il coraggio concretamente ad affidarci al Padre celeste, a lasciarci condurre da Lui, giorno dopo giorno, senza preoccuparci di quel che sarà domani. Ciò consente, innanzitutto, di allontanare quell’ansia che così spesso ci assale e ci impedisce di vedere e godere la bellezza di quello che stiamo vivendo oggi.

L’ansia guasta di solito anche la serenità del rapporto con il prossimo, perché preoccupandoci con esagerazione di noi stessi e del nostro domani, non si ha la disponibilità a riconoscere e ad accogliere l’altro che ci viene incontro. Sarà, infine, il nostro stesso sperimentare l’efficacia del quotidiano sostegno di Dio un’ulteriore e più convincente prova a sostegno della fiducia nostra e degli altri: toccheremo con mano, infatti, come Dio non abbandona chi confida in Lui. Capiterà come quando, avendo finalmente deciso di fidarci di qualcuno, possiamo effettivamente, costatare che non avevamo riposto male la nostra fiducia, anzi non avremmo mai immaginato di ricevere tanto, e senza alcun merito. Così, il Vangelo ci si mostrerà in tutta la sua verità e fecondità, al cuore stesso della nostra esistenza.
 

Don Michele Carlucci

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