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Oggi è Mercoledì delle Ceneri. Buona quaresima

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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All’inizio della Quaresima vi presento una icona che, penso, ben evidenzia l’invito rivoltoci da Papa Francesco, tempo fa, a fare delle nostre comunità “isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza (Messaggio per la Quaresima 2015).

Pieter Bruegḣel il Giovane dipinge le sette opere di carità corporale in un villaggio fiammingo con i suoi colori e con i suoi abiti dove, gli abitanti sono occupati a compiere o a ricevere le opere di carità: dar da mangiare agli affamatidar da bere agli assetativestire gli ignudialloggiare i pellegrinivisitare gli infermivisitare i carceratiseppellire i morti.

L’artista sembra voler dire che non si deve andare lontano per prendersi cura della persona, ma si deve cominciare dalla propria casa, dal proprio vicinato, dalla propria città. In altre parole, da quelle persone che Dio ci mette accanto e ci affida. In questo fervore di opere buone il pittore dipinge una strada che dalla piazza esce dal villaggio su cui si affacciano gli edifici per perdersi nell’orizzonte di uno squarcio di luce calda e accogliente, evidenziando così il cuore di Dio da cui partiamo e cui approdiamo, ma da cui non ci dobbiamo allontanare, vedendo nel prossimo il suo volto.

Non è forse questo il senso della Quaresima? Quello di orientare il nostro percorso alla vita buona, espresso dalla liturgia in modo orante: “Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa, attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo” (Pref. Quar. I).

Sì, siamo soliti rifugiarci - dice Papa Francesco - in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma si dimentica il Lazzaro “seduto davanti alla propria porta chiusa” (cfr. Lc 16,19-31). Si lancia da più parti l’allarme povertà, ma concretamente non si fa nulla o quasi nulla. Tutti pensiamo di voler cambiare il mondo con il cumulo delle sue aberrazioni e ingiustizie, là dove i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Forse dovremmo cambiare noi stessi, perché i veri cambiamenti avvengono nel cuore: cambiare dentro, per rinnovare ciò che è fuori di noi. Allora si comprende il grido profetico di Gioele: “Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore” (Gl 2,12).

La Quaresima ci invita a rimuovere la maschera dell’ipocrisia, perché l’appartenenza a Cristo sia riconosciuta dalle opere: infatti “è dal frutto che si riconosce l’albero” (Mt 12,33). Ricordiamoci: una fede ridotta a dichiarazione che non cambia la vita, non è fede. Essa deve consistere nell’orientare concretamente la vita alla luce del Vangelo. La Quaresima è l’occasione propizia per ritornare a questa scuola di vita vera in cui l’abbondante seminagione della Parola, quotidiana e domenicale, si traduce in impegno etico-comportamentale: così è vera conversione.

E la preghiera che non è una pianta che nasce nella serra del tempio ma germoglio che cresce nel terreno della vita (A. J. Heschel), la Quaresima ci richiama alla preghiera più assidua, come ala che ci innalza al cielo. Occorre perciò pregare quotidianamente senza limitarsi ai rari e angusti momenti di intima commozione. Oh, se la famiglia, genitori e figli, riservasse un po’ del loro tempo all’ascolto orante di Cristo, modello e maestro di preghiera!

È nella preghiera che si respira quell’aria di pacificazione e di cordiale armonia, di capacità di perdono e reciproca comprensione, facendo proprio lo stile di Gesù, la cui vita è stata intessuta di costante dialogo con il Padre, fino a passare la notte e levarsi all’alba, essere per quaranta giorni nel deserto e scandire la sua giornata con momenti di lode e di supplica per il suo popolo. In questi 40 giorni incoraggiamoci reciprocamente a fare frutti degni di conversione, ben consapevoli di essere peccatori e bisognosi di perdono; perdono che non ci sarà mai negato da Colui che gode nell’accoglierci in festa tra le sue braccia.

 

Don Michele Carlucci

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