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La preghiera è mettersi nelle mani di Dio, porsi a sua disposizione, ascoltare la sua voce nel profondo del cuore

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Gesù non si è paragonato a un re, a un principe, ma a un pastore buono. Un pastore, pronto a donare la vita, ad aprire la strada. Non è venuto per prendere e per rubare, ma per dare in abbondanza (cfr Gv 10,10). È venuto per conoscere e guidare. E vuole che quanti lo rappresentino si sforzino di imitarlo. Imitare Cristo: una grande responsabilità! C’è chi vi è riuscito meglio: Francesco d’Assidi, il Curato d’Ars, don Bosco, Annibale di Francia. La storia della chiesa è ricca di splendide figure sacerdotali. Purtroppo, però, c’è anche chi ha macchiato i paramenti sacerdotali con una vita indegna. “Le pecore affamate alzano la testa e non vengono nutrite”. Questa è la critica di Milton ai pastori del suo tempo. Uno dei salmi più belli, scritto con estrema raffinatezza formale, è quello che enumera le virtù del Buon Pastore. È una poesia “universale”, che parla a tutti: consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone sole nel loro emarginazione. Il Vangelo ammonisce che il buon pastore è raro. La sua vocazione è pericolosa. La sicurezza delle pecore è la sua sola preoccupazione. Donare la vita per salvare le pecore definisce il ruolo di ogni pastore: a questa prova molti appaiono incapaci. Grazie a Dio c’è chi si sforza di corrispondere, pur con tante fragilità, a continuare la missione alta e stupenda del Buon Pastore. Le cronache si soffermano più volentieri sugli scandali, l’invadenza dei mezzi di comunicazione poi, mette subito in piazza con gusto sadico il peggiore di quello che accade nelle nostre file, e non danno spazio alle tante vocazioni che cercano di configurare la propria vita a quella di Cristo. La Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni torna a ricordarci il dovere che abbiamo di meritare con la preghiera sacerdoti santi, pastori fedeli, persone generose che offrano la loro vita per il bene degli altri. Non dimentichiamo che il sacerdote rimane sempre un uomo. Un uomo che come tanti lotta, soffre e spera. Che si sforza ogni giorno di essere più uomo e meno bestia. Se ci sono alcuni che danno scandalo, molti altri lavorano umilmente, e riescono a dare gioia e speranza a tanta gente ignorata e tenuta ai margini. Di questi sacerdoti ha bisogno la Chiesa, e la società. E sono questi che dobbiamo invocare nella preghiera, ma anche meritare con una vita cristiana sempre più coerente. Il Buon Pastore, che ama le sue pecore, non lascerà che il gregge ne rimanga sprovvisto.

Non lascerà che pochi pastori falsi e bugiardi facciano del male alla Chiesa e nella Chiesa. Ma, ancora una volta, è richiesto il nostro contributo, infatti, “Il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana” (OT, 2). “Che cosa dobbiamo fare?” (At 2,37), chiedevano agli Apostoli. Ecco cosa possiamo fare: pregare perché il Signore non faccia mai mancare alla sua Chiesa sacerdoti santi e santificatori. Faccio mie le parole della santa di Calcutta: “Per me Vocazione è appartenere a Gesù; è la convinzione che nulla mi separerà dall’amore di Cristo. Non ho dovuto trovare Gesù. Gesù ha trovato me e mi ha scelto per me stessa. E in questo sta una solida Vocazione: nell’appartenergli, nell’essere suo, nell’amarlo con amore indiviso e casto, nella libertà della povertà, nel totale abbandono all’obbedienza. Lui è la Vita che io desidero vivere;

Lui è la Luce che desidero accendere. Lui è la via del Padre; Lui è l’Amore che io desidero amare. Lui è la Gioia che desidero condividere; è la Pace che io voglio donare. Per vivere tutto questo abbiamo bisogno della preghiera! Noi abbiamo il Corpo di Cristo. Questo ci dà la forza. Gesù viene a noi in forma di pane per mostrarci il suo amore di affamato così possiamo dargli da mangiare…Come possiamo imparare a pregare? Pregando! La preghiera non è chiedere. La preghiera è mettersi nelle mani di Dio, porsi a sua disposizione, ascoltare la sua voce nel profondo del cuore. Il Silenzio è alla radice della nostra unione con Dio. Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l’Amore. Il frutto dell’amore è il servizio”.

Don Michele Carlucci

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