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"Dio ama ciascuno di noi in maniera sublime, anche quelli che fanno il male"

Commento al vangelo

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il Dio di cui parla Gesù non ha niente in comune con le divinità antiche. Quando Gesù ci parla di Dio, non lo fa per complicarci la vita, ma per farci conoscere il Suo modo di essere e di fare che è in sé molto semplice, caratterizzato essenzialmente dalla preoccupazione di farsi capire da tutti e di andare incontro a tutti. “Dio è amore” (1Gv 4,16) e proprio perché “Amore”, ha voluto circondarsi di persone da amare: di noi, sue creature, collocate in un mondo, messo interamente a nostra disposizione.

In questo senso Dio è Padre: sia perché ci ha donato la vita e ha dato origine a ogni essere vivente, sia perché a questa nostra vita dà continuamente il modo per alimentarla e farla crescere. Dio ha effettivamente amato il mondo, e non soltanto quello ebraico ma tutto il mondo. In san Giovanni, il concetto di “mondo” comprende l’insieme delle creature, per cui l’amore di Dio è rivolto anche verso quelli che non si dichiarano apertamente membri della sua comunità.

E tra loro, ci sono anche quelli che ostacolano il bene. È il mondo nella sua completa secolarizzazione, così come si può notare oggi. Ed è sicuramente anche il mondo del tempo di Gesù, con le sue implicazioni morali, politiche e religiose. Un mondo che tiene distante Gesù dalla sua sfera d’influenza, perché non sopporta che Dio si impicci dei suoi affari.

San Giovanni dice che Dio ama molto tutti, anche quelli che fanno il male. Dio non si limita quindi a rendere migliori chi è già buono. A un Amore grande, anzi infinito, come quello di Dio, è sembrato poco averci donato la vita, per cui ha voluto condividerla con noi, proprio alla maniera di una persona che, volendo bene a un’altra, la cerca, la avvicina a sé, fino a unire la propria vita con la sua. Dio, dunque, oltre che essere Dio, si è fatto uomo, per cui oltre che Padre, è anche Figlio e Fratello.

Anche questa condivisione della nostra vita è sembrata a Dio ancora troppo lontano da quell’unione totale e continua quale desiderano realizzare tra loro due persone che si amano. Ecco, allora, che, dopo averci donato la vita, dopo averla condivisa con noi, Egli ci ha donato la sua vita, in altre parole il suo respiro vitale: lo Spirito Santo. La Trinità, quindi, è la sintesi di tutto l’amore con cui Dio, eternamente, ci è venuto incontro. Non si è limitato a operare qualcosa per noi ma ha messo in gioco tutto se stesso, come Padre, Figlio e Spirito Santo. Se in ognuna di queste tre Persone non avesse messo in gioco tutto se stesso, non si sarebbe compiuta la nostra salvezza.

Se, ad esempio, in Gesù non fosse stato presente pienamente Dio stesso, non si potrebbe dire che Dio abbia vissuto realmente la nostra vita e la nostra morte e, dunque, l’abbia realmente redento. E ancora, se nello Spirito che ci è stato dato non fosse in azione Dio stesso, non potremmo dire che siamo anche noi veramente figli di Dio. Ecco, invece, che il Figlio è pienamente Dio come il Padre, e così pure lo Spirito. In che modo tutto questo sia possibile, è perfettamente inutile cercare di spiegarlo. Se lo capissimo, Dio non sarebbe più Dio, ossia Uno infinitamente più grande di noi, cui tutto è possibile.

Se, da un lato, dunque, la Trinità non la possiamo comprendere, dall’altro Essa ci fa capire e illumina molti aspetti della nostra vita. Innanzitutto l’atteggiamento fondamentale di amore che ha Dio nei nostri confronti, che lo caratterizza nel suo stesso modo di essere: proprio perché è amore, Dio non può essere un “solitario”, ma è una comunità di persone (Padre, Figlio e Spirito Santo). In secondo luogo, e di conseguenza, comprendiamo meglio come siamo fatti noi: infatti, se siamo stati plasmati a immagine e somiglianza di Dio, e se Dio è amore, noi non possiamo vivere chiusi in noi stessi. Siamo nati da altri per vivere con gli altri, anzi per gli altri.

E quando diciamo altri, significhiamo qualcuno diverso da noi. Tanto più che, come si è visto, anche Dio è una comunità di persone diverse, tuttavia profondamente unite tra loro, in una sola e identica divinità. Così siamo fatti anche noi: uno diverso dall’altro e non c’è altro modo di stare insieme se non accettando e valorizzando le nostre diversità. Siamo fatti a immagine e somiglianza di un Dio che è amore: non possiamo vivere in altro modo che per amore.

Don Michele Carlucci

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