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Mentre l’uomo guarda le apparenze, Dio vede il cuore

Commento al vangelo

| di Don Michele Carlucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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02.VII.2017 XIII DOMENICA FRA L’ANNO/A

Il brano del Vangelo, che presenta da un lato le forti esigenze e dall'altro le dolci promesse per chi segue Gesù, mi ha richiamato alla mente una poesia di Paul Claudel, in cui il poeta si domanda come venga a noi la grazia. E risponde che la grazia viene in modo attraente, idillico, e anche come fuoco che incendia la casa. Questa poesia Claudel la scrisse per i lebbrosi di un ospedale, con l'intenzione di confortarli: il male può essere grazia, dura, forte, ma penetrante fino in fondo, come una spada. 

E Gesù dice: Vi porto la spada, la separazione, la croce, il "perdere la vita". Un amore a imitazione del suo: crocefisso. "Non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10,34) “Chi ama il padre o la madre, il figlio o la figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me" (Mt 10,37-38). La ricompensa, però, è infinitamente sovrabbondante: chi accoglie i suoi discepoli, "questi piccoli che credono" e Lui, accoglie il Padre (cfr Mt 10,40). "Verremo a lui e faremo dimora presso di lui" (Gv 14,23), scrive Giovanni nel suo Vangelo. “Chi avrà tenuto per sè la propria vita, la perderà” (Mt 10,39). 

Forse proviamo una profonda avversione per queste parole di Gesù, perché capovolgono totalmente le nostre speranze di felicità. Anzi, sarebbe opportuno dire che le corregge! Sicuramente ci fa un gran bene che i piani della nostra vita siano rettificati! Chi non vede altro che se stesso, chi cerca la propria felicità, chi persegue i suoi scopi personali.

Chi vuole realizzarli a qualunque prezzo, non troverà quello che cerca così disperatamente. Lungi dal realizzarsi egli si perderà. Invece chi impara, durante la vita, a non girare tenacemente intorno alla propria felicità, al contrario a dimenticarsi per potersi offrire generosamente, se stesso e le sue facoltà, se stesso e il proprio tempo, questi troveranno la vita, per quanto strana ciò possa sembrare. Alla fine, potrà dire: sì, la mia vita è stata buona! Gesù ha vissuto così. Egli si è chiesto: di cosa hanno bisogno gli altri?

In che cosa posso rendermi utile? Andando, appunto verso i malati, gli handicappati, gli emarginati. È stato attento e sensibile alle loro miserie. Non si è sottratto alla sofferenza quando gli si è posta. Anche se nelle lacrime e nella paura, Gesù ha acconsentito al dolore. Ha accettato e portato la sua croce fino in fondo. Tutto questo l’ha fatto con la fiducia profonda che Dio solo può veramente dare alla vita il suo compimento. Chi ama… più di me! Ma allora chi potrà mai essere degno di te, Signore? Queste sono le parole più care, indispensabili a vivere, a diventare adulti. E la tua pretesa, altissima, che cosa vuole di me?

Il Signore, badiamo bene, non instaura una competizione nel cuore, una gara di emozioni, da cui sa che non uscirebbe vincitore, se non presso pochi eroi o santi o profeti dal cuore in fiamme. E tuttavia anche già per unirsi a colei che ama l’uomo, lascerà il padre e la madre! Perché il mondo non coincide con il cerchio della famiglia. Né la Buona novella, né la Croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia e di pace e di solidarietà, si spiega o si costruiscono interessandosi solo della propria famiglia.

Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del sangue. Accogliere genera vita e futuro, spezza l’eterna ripetizione di ciò che è già stato. E risento l’eco delle parole di Gesù aggiungere una frase dolcissima: “Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca non perderà il premio” (Mt 10,42). La croce è un bicchiere d’acqua: il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi di uno stesso movimento.

Un gesto che anche l’ultimo degli uomini può compiere; però un gesto vivo, significato da quell’aggettivo così evangelico: fresca. Acqua fresca deve essere, vale a dire, procurata con cura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa, con dentro l’eco del cuore. Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca. Stupenda pedagogia di Gesù: non c’è nulla di troppo piccolo per il Vangelo, perché nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cielo. Mentre l’uomo guarda le apparenze, Dio vede il cuore. E nulla andrà perduto: anche un bicchiere di acqua dato per amor suo avrà la sua ricompensa. Sono i due aspetti che dobbiamo accogliere per essere veri discepoli di Gesù: sofferenza e promessa di gioie che mai entrarono in cuore d'uomo. E tutto il Vangelo può essere racchiuso in un bicchiere di acqua fresca.

Don Michele Carlucci

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