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Gli sposi già per se stessi sono immagine dell'intimità profonda di Dio!

| di Beniamino Di Renzo
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nella domenica successiva al Natale la liturgia ci fa ricordare e venerare la famiglia di Gesù. Sì, perché  Gesù il Verbo di Dio fatto uomo è nato, cresciuto e si è formato in una famiglia umana.

Questa famiglia che oggi veneriamo viene detta "Santa", ma cosa significa? E' una famiglia che non ha avuto problemi? Sembra facile immaginare questa famiglia "Santa" come se la santità sia un dato di partenza che esime da ogni fatica... facciamo presto a pensare che Gesù essendo senza peccato non avrà mai dato problemi a Maria e a Giuseppe, ma chiediamoci: che problemi dà un figlio che è talmente al di là di te che non lo capisci mai? Maria certo serba ogni cosa nel cuore e medita: ma non sarà stato facile questo pensare per entrare nel mondo di Dio, che poi è il mondo di suo Figlio! Così, quanto è difficile comprendere nostro figlio, così simile a noi e così diverso da noi, possiamo sentirci in buona compagnia: anche Maria e Giuseppe hanno faticato. Forse diversamente da noi, ma non meno di noi.

E il più grosso grattacapo che riguarda la vita del figlio consiste proprio in questo: cosa significa custodirlo, guidarlo, accompagnarlo, senza soffocarne la libertà? Questo, infatti, è il compito decisivo di un genitore: generare un figlio alla libertà, consegnarlo alla sua libertà; prima occorre averlo amato, educato, instradato, rimproverato. Ma poi occorre cogliere il momento in cui ha fatto questo passo. Maria lascerà libero in tutto il Figlio perché intuisce che le cose di Dio non sono quelle dell'uomo. Ha capito in pienezza, e non senza fatica, che compito della famiglia è far volare via il figlio. Un figlio non appartiene mai alla famiglia che lo ha generato, ma solo a Dio. E appartenere a Dio significa appartenere a Colui che mi libera e mi dona di vivere.

Quando accediamo alla vera libertà, entriamo nel mondo dell'amore, di quell'amore che testimonia che Dio dimora in noi: l'amore reciproco. Quando ci amiamo gli uni gli altri, allora siamo davvero liberi. Questo amore libero è un amore fecondo:  una "fecondità coniugale" bella in sé stessa anche al di là del dono dei figli perché l'amore per sua natura "tende ad essere per sempre" e a "generare nuovo amore" a prescindere.

Gli sposi già per se stessi sono immagine dell'intimità profonda di Dio, il quale è Trinità, cioè "relazione d'amore": un amore donato e ricevuto, non edificato soltanto sulla fedeltà umana ma soprattutto su quella di Dio che è "fedele al Suo patto" (sal 104), un amore quindi che cresce, mantiene, edifica, onora reciprocamente le vite del marito e della moglie che lo vivono nei gesti e nella vita quotidiana.   

Beniamino Di Renzo

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