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Il silenzio e la preghiera sono scuola di fraternità

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Due grandi temi si intrecciano nella Parola che la Liturgia questa domenica ci vuol far meditare: il rimprovero ai pastori e l’invito al silenzio. I due temi, a prima vista, sembrano tanto distanti, si saldano nella persona di Cristo: è Lui il Pastore che ci libera dallo sbandamento, è Lui il Pastore che invita al silenzio.

Fermiamoci al primo messaggio: “Guai ai pastori che disperdono il gregge. Voi avete disperso il mio gregge. Ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni”. Perché il profeta parla così?

Geremia nota uno sbandamento generale, una grande corruzione religiosa, una deviazione e un tradimento dell’Alleanza con Dio: la sua voce diventa severa. Egli vive nel periodo immediatamente precedente alla distruzione di Gerusalemme e assiste allo sfacelo della nazione e della casa di David.

Come ragiona il profeta? Vi invito a seguire il movimento del suo pensiero. Egli vede la corruzione e prevede la distruzione. Il ragionamento di Geremia è un ragionamento religioso, puntualmente confermato dalla storia. Infatti, se, come crediamo, Dio è l’asse portante della storia umana, ogni volta che l’uomo lo rifiuta (e può farlo), l’uomo sconvolge le fondamenta della vita umana: ed è la catastrofe. Non dobbiamo mai dimenticare che la negazione di Dio più che mortificare Dio, distrugge la dignità dell’uomo bruciando il senso stesso della vita umana che inesorabilmente impazzisce.

Infatti quando l’uomo non sa più perché vive, è aperta la strada ad ogni barbarie: il messaggio è serio  e vero, serio perché vero!

Applichiamo a noi e al nostro presente  la vicenda di Geremia. Il profeta aveva gli occhi aperti sul suo tempo e contemporaneamente aveva il cuore saldo nel Signore.

Ma noi abbiamo lo stesso atteggiamento? Ci rendiamo conto che la corruzione morale oggi ha raggiunto un livello ed un’estensione impressionante? Molti assistono tranquilli allo sfacelo dei valori che reggono la vita e neppure reagiscono più alle espressioni del vizio e dell’immoralità.

Perché? Disse un giorno  da cardinale, Papa Paolo VI, “Per tanti cristiani non c’è più opposizione tra Cristo e il mondo, non perché il mondo si è convertito a Cristo, ma perché i cristiani si sono convertiti al mondo”.

Geremia, profeta della punizione sociale del peccato, ci ricorda che è nostro dovere intervenire, è peccato restare neutrali e indifferenti, è atto di carità difendere gli argini della pace e della gioia di vivere: cioè la famiglia, la fedeltà nella famiglia, il sacrificio nella famiglia, il valore della vita, il rispetto del debole, la dignità del corpo, come espressione dell’anima, con la conseguente condanna di ogni leggerezza, di ogni abbrutimento.

Non dobbiamo temere di praticare e proporre la fedeltà alla Legge del Signore, convinti che ogni infedeltà alla Legge di Dio è un atto lesivo della felicità umana, mentre la fedeltà a dio è semente di autentica felicità per l’uomo.

Ma per vivere la forza della profezia è necessaria una grande fede. Ecco allora il secondo richiamo, di questa domenica: l’invito al silenzio, alla solitudine, alla preghiera.

Attualissime sono le parole di Gesù: “Venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi in poco”. Perché Gesù dà importanza al silenzio? Perché il silenzio è necessario nella vita per pensare, per prendere coscienza del mistero della vita, il silenzio è necessario per far tacere il frastuono che copre i grandi interrogativi che danno senso alla vita: chi siam? Dove andiamo? Perché la vita? Solo nel silenzio l’uomo trova le grandi risposte e la vita si salva dalla banalità.

Il silenzio, la solitudine, la preghiera non sono allora una fuga dalla vita, ma un’elevazione a Dio, affinché non veniamo travolti dagli avvenimenti della vita e non sprofondiamo nella dilagante stupidità e banalità.

Quanto saremmo più calmi, più equilibrati, più sereni se la preghiera ci mettesse ogni giorno davanti all’Eterno!

Quanto sarebbe più bella la vita se dessimo un po’ di tempo alla preghiera, risvegliando dentro di noi la coscienza di essere figli di Dio! Come si placherebbero inquietudini e rivalità, tensioni e desideri vani!

Il silenzio e la preghiera sono anche scuola di fraternità. Non allontanano dal prossimo tutt’altro!

A questi atteggiamenti ci invita la liturgia di questa domenica: ad un cuore saldo nel Signore, alla bontà, alla letizia, alla pace dell’anima, resistente ad ogni prova ad ogni dolore e il coraggio di annunciare Gesù fino all’eroismo.

Siamo un piccolo gregge dentro un immenso ateismo, ma il Maestro ci ha detto: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!”. Chi crede, capisce: accetta la sfida e vince la sfida.

Don Mario Pagan

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