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"Tutti aspettiamo un domani più bello, un futuro migliore, un’occasione straordinaria"

Commento al vangelo

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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A Lourdes, nella stradella che scende dalla Basilica alla Grotta, c’è un monumento che raffigura un cieco. Alla base del monumento c’è scritto così: ritrovare la fede è più che ritrovare la vista."

Queste parole le ha fatte scrivere una donna, che a Lourdes ha ritrovato la fede ed ha capito quanto fosse cieca prima di credere, Sempre a Lourdes, anni or sono, ho conosciuto un cieco, di nome Pietro: lo scoppio di una mina gli ha portato via una mano e l’ha privato della vista per sempre. Eppure la serenità di quest’uomo non si ritrova in tante altre persone che sono sane e vedenti. Egli è arrivato a dirmi: “Preghi per i miei figli perché credono poco: sono ciechi! Sì, io non vede come voi, ma vedo quel che più conta”.

L’atteggiamento di quest’uomo ci illumina sulla cecità più grave che esista; la cecità di coloro che no vedono il Signore e non sanno leggere il libro della vita.

Ed eccoci al racconto riferito dall’evangelista Marco.

Un uomo di nome “Bartimeo che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare”. Bartimeo era uno dei tanti disgraziati di questo mondo. Bartimeo è anche uno che rappresenta tutte le disgrazie della vita umana e soprattutto rappresenta la condizione di ogni uomo.

Chi siamo noi?

Siamo tutti poveri mendicanti che cerchiamo, che aspettiamo. Che cosa aspettiamo? Spesso neppure lo sappiamo. Però tutti aspettiamo un domani più bello, un futuro migliore, un’occasione straordinaria. L’uomo è stato creato così, affinché si accorga di essere povero.

Ma povero di che?

Continua il Vangelo: ”Sentendo che era Gesù di Nazareno, cominciò a gridare e a dire: Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!” Questo cieco ha individuato la sua povertà ed ha avuto la forza di gridarla per trasformarla in preghiera. E’ tanto difficile riconoscere di essere poveri, è tanto difficile riconoscere di essere bisognosi della vita che solo Dio può dare, è tanto difficile accostarsi a Dio con umiltà.

Il cieco di Gerico è riuscito in questo e, pur non avendo niente, è diventato l’uomo più ricco del mondo: l’uomo che ha trovato Dio.

 Notate che uil cieco inizialmente non chiede nulla: soltanto si affida al Signore che passa, si consegna alla sua Pietà, perché ha riconosciuto in Gesù una bontà che merita tutta la fede. Vengono in mente le parole di Elisabetta alla Madonna: “Beata te, perché hai creduto!”, “Beato te, cieco di Gerico, perché hai creduto”.

La reazione della gente davanti alla fede del cieco: “Molti lo rimproveravano perché tacesse” Succede spesso così, quando uno decide di vivere seriamente la fede, gli altri lo deridono. Quando Francesco d’Assisi decise di farsi povero, tutti lo ritennero un esaltato; quando san Giovanni Bosco cominciò a raccogliere i giovani sbandati di Torino, tentarono di rinchiuderlo in un manicomio.

Così è accaduto ai Santi; così accade ogni volta che facciamo una scelta vera per il Signore. Gesù si fermò e disse: Chiamatelo!” chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”.

Gesù si ferma davanti al cieco, perché Dio non resiste al grido degli umili. E a noi, suoi discepoli, Gesù ha lasciato l’ordine preciso di servire i poveri, di curare gli ammalati, di consolare i sofferenti.

Noi siamo più che felici di poter dire davanti al mondo: i poveri sono i nostri padroni. I poveri e gli ammalati sono per noi il tesoro più prezioso di tutta la terra.

Al cieco di Gerico Gesù disse: “Va’ la tua fede ti ha salvato!” E il cieco riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

In verità questo cieco aveva cominciato a vedere con il cuore prima della guarigione dei suoi occhi. Il miracolo fu soltanto un segno per premiare la sua fede e per scuotere l’incredulità degli altri…. Chi crede, è già un vedente.

Ebbene, lo stesso Gesù che passò a Gerico, oggi è qui tra noi. I nostri occhi di carne ci vedono, ma il nostro spirito ha la luce della fede per vedere il Signore e pregarlo? Come Bartimeo gridiamo anche noi: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”.

Don Mario Pagan

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