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Lettera al fratello cercatore di felicità

| di Fra Emiliano Antenucci
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Caro fratello buono, ti scrivo questa lettera di getto con la penna e poi trascritta al computer. Mi dici che la gratuità non è di questo mondo. Tutti ti chiedono cose, favori, lavori urgenti da sbrigare, ma nessuno ti chiede: “Come stai?”. Nei tuoi occhi c'è un desiderio di luce e di bene infinito e grande.
Non so perché ti trattano male, ma credo che hai sofferto tanto nella vita ed hai imparato a tue spese ad essere combattente come il “guerriero di Capestrano”.

Si, perché “l'amore e la rabbia” sono le uniche cose che ci fanno andare avanti nella vita, più di tante raccomandazioni, amicizie varie e successo.
Essere VIP è facile, invece essere uomo è difficile. In un'intervista al grande genio napoletano Eduardo De Filippo lo chiamano “Senatore..(perché lui era effettivamente stato nominato senato a vita da Pertini per i suoi meriti artisti)”. Lui risponde: “Non chiamatemi senatore, ci ho messo una vita a diventare Eduardo”. Si, perché il compito di ognuno di noi è essere se stessi fino in fondo, gli altri ci vogliono diversi da come siamo.

Che tristezza quando ti identificano con un ruolo, un marchio o un soprannome e non ti chiamano per nome. Il tuo nome è stato pensato e meditato da coloro che ti hanno dato la vita: i tuoi genitori.
Forse è il nome di tuo nonno o di una persona cara, ma una cosa è certa che Dio ci chiama per nome ed il nostro nome è il vocabolo più bello che ha nel suo cuore, perché lo ha scritto con il rosso caldo indelebile del Suo sangue sulla croce. Mi dici che sei razionale e materialista, ma non ci credo fino in fondo, perché stai male giorni interi per un gattino che muore ed hai una sensibilità straordinaria.

Mi hai detto che mi ammiri che porto i sandali con i piedi scalzi e vorresti camminare anche tu scalzo sui monti visitando quella piccola chiesetta che ti apre l'anima e ti fa respirare Dio nel silenzio e nella pace di questo luogo.

Caro fratello buono, mi dici che sono troppo buono, per chiamarti buono. Credo nel valore di ogni persona che vale più del cielo, delle stelle e dell'universo intero ed è capace, con l'aiuto di Dio, di fare tante cose belle o brutte. I tuoi talenti sono tanti, alla fine della vita, il Signore ti chiederà che uso ne hai fatto? Credo anche che la vita è l'arte dell'incontro, ed è proprio nell'incontro con gli altri, si trasforma prima se stessi e si migliora il proprio cammino personale.

In quell'ospedale, quella domenica, non eravamo: “il diavolo e l'acquasanta” come ci disse scherzosamente quell'infermiera, ma due persone alla ricerca delle cose belle della vita.
Quanto effimero c'è, quanto luccichio che annebbia la vista(come ti ho detto: “il diavolo luccica, ma non illumina”), quanta apparenza ostentata, quanti finti e falsi rapporti ci sono.

Se ci perdiamo una birra al pub, un caffè al bar e una semplice pizza con gli amici (che sono pari a noi), siamo “giullari” tristi e falliti. Sicuramente hai dovuto scendere a tanti compromessi e questo forse ti fa stare male. Non dormi la notte e ti senti una certa agitazione e un certo tormento, anch'io dormo
poco la notte, non per l'insonnia, ma per la gioia, la pace e l'entusiasmo che Dio mi dà.

Mi dici che non hai religione, neanche io ho religione..., perché la religione lega, Dio libera. Il cristianesimo non è una religione nel vero senso della parola, ma è un'Incontro che cambia la vita e il cuore. Non avere paura di cambiare, abbi sempre la paura di rimanere peggiore e non migliorare
nella vita. Come ti dicevo per telefono: “La Libertà immensa che Dio ti dà nel cuore, nessuna
donna, nessuna cosa e nessun soldo te lo può dare sulla terra”.

Caro fratello buono, ti sento fratello e amico, e l'abito che porto non mi fa prendere le distanze, ma
anzi il suo colore marrone come la terra, mi ricorda che sono un “frate di campagna”, perché
ognuno di noi è “impastato” di terra e di cielo, di miseria e di misericordia, di tenebre e di luce, di
vanità e di umiltà, di peccati e di virtù. Tanti sbagli e tanti peccati si commettono per solitudine, per
incomprensione, per “ignoranza” del male e mancanza di conoscenza del bene. Non esisto lupi
cattivi, ma lupi soli come diceva Don Oreste Benzi. Dio “tre cose non può perdonare”:
1. Il fatto che noi non ci perdoniamo (Lui ci perdona sempre).
2. Il fatto che non chiediamo perdono.
3. Il fatto che crediamo che Dio non ci perdoni, anzi Lui ci perdona sempre, comunque e
dovunque, cancella tutti i nostri peccati.

Caro fratello buono, Agostino, uomo molto superbo di sé e convivente con la bella africana, è
diventato uno dei santi più grandi del cristianesimo.Ecco cosa scriveva di Dio, facendo esperienza
concreta di Lui: “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri
dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu
eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se
non esistessero in te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai brillato, e la
Tu Luce ha vinto la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo; l'ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho
gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace”.

Caro amico ho paura delle “bizzoche” di chiesa, della gente che si sente giusta, arrivata e apposto
con la coscienza, ed ho paura della cattiveria umana che fa più male di quella del diavolo che ha
scelto di essere cattivo in eterno. Leon Bloy, uno scrittore francese, un giorno si innamora di una
prostituta, poi la sposa e diventa sua moglie e fanno una bellissima famiglia. Nel suo diario scrive:
“Una santa può cadere nel fango, una prostituta può salire alla Luce!”.

C'è speranza e misericordia per tutti. Ognuno di noi è un potenziale santo o un potenziale delinquente. Dipende dalla nostra libertà e volontà che né il diavolo e né Dio possono cambiare. Ci vuole un miracolo! No, ci vuole solo che alziamo il nostro cuore al Cielo. Tu mi scrivi: “Devo sapere le risposte di tanti perché e tu solo mi puoi aiutare”. Caro fratello e amico, non sono “frate indovino”, ma ti scrivo cerchiamoli insieme questi “perché”, anch'io vorrei chiedere tanti “perché” a Dio, poi lo vedo che tace sofferente sulla croce, e m'invita a restare in silenzio e cercare il vero senso della mia vita e come
posso cercare la felicità.

Uno non è felice per quello che è o per quello che ha, ma accettando il proprio stato gioioso o doloroso che sia. La felicità non è pura astrazione, si può avere tutto ed essere vuoti, tristi e senza senso. L'angoscia, l'insoddisfazione e la noia sono i “veleni” per la nostra anima che aspira alla felicità. Credo che nella tua bontà, caro amico, vorresti fare giustizia per le
tante ingiustizie che hai visto nella tua vita, ma ricordati sempre le parole di santa Teresina, una
piccola, ma grande santa francese:


Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini, per sempre manterrei la stessa fiducia, poiché io so che questa moltitudine di offese
non è che goccia d'acqua in un braciere ardente.

Oh, se potessi avere un cuore ardente d'amore che resti il mio sostegno, non m'abbandoni mai, che ami tutto in me, persino la mia debolezza, e non mi lasci mai, né il giorno né la notte.

Non ho trovato mai creatura capace d'amarmi a tal punto e senza mai morire, di un Dio ho bisogno, che assunta la mia natura si faccia mio fratello, capace di soffrire. Io so fin troppo bene che le nostre giustizie non hanno ai Tuoi occhi il minimo valore, ed io, per dare un prezzo ad ogni mio sacrificio, gettare lo vorrei, nel Tuo divino cuore.

No, Tu non hai trovato creatura senza macchia, dettasti la Tua legge, tra i fulmini del cielo, e nel Tuo sacro cuore, Gesù mi nascondo,
non tremo perché sei la sola mia virtù.
(S. Teresa di Gesù Bambino, monaca carmelitana francese (1873-1886) )


Caro fratello e amico, dal primo momento che ti ho incontrato, non smetto di pregare per te e
sembra che ci conosciamo da una vita, infine ti lascio con le parole del nostro scrittore Ignazio
Silone che dipinge in maniera perfetta la nostra gente:

“II destino degli uomini nella regione che da circa otto secoli viene chiamata Abruzzo è stato deciso principalmente dalle montagne […] il fattore costante della loro esistenza è appunto il più primitivo e stabile degli elementi, la natura […] Le montagne sono dunque i personaggi più prepotenti della vita abruzzese, e la loro particolare conformazione spiega anche il paradosso maggiore della regione, che consiste in questo: l’Abruzzo, situato nell’Italia centrale, appartiene in realtà all’Italia meridionale […] E questo perché la storia, che quel carattere ha formato, è stata spesso assai dura, oscura e penosa, in un ambiente naturale quanto mai aspro, tra i più tormentati dal clima, dalle alluvioni, dai terremoti. Il carattere peculiare dell’uomo abruzzese non tralignato è dunque un’estrema resistenza al dolore, alla delusione, alla disgrazia; una grande e timorosa fedeltà; una umile accettazione della “croce” come elemento indissociabile della condizione umana.”(Ignazio Silone scritto nel 1948)


Mi vengono in mente anche le parole del filosofo abruzzese Benedetto Croce: « ...quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma, di persistenza e di resistenza io mi sono detto a voce alta : tu sei abruzzese! »

Grazie della tua amicizia ti benedico Emiliano fratello e amico

https://parrocchie20.cittanet.net/2018/11/08/in-quellospedale-quella-domenica-non-eravamo-il-diavolo-e-lacquasanta/

Fra Emiliano Antenucci

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