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Battesimo di Gesù: lo vediamo in fila, solidale con gli ultimi e con i peccatori, come uno di noi

Commento al vangelo

| di Don Mario Pagan
| Categoria: Religione | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Gesù nel battesimo al Giordano, (una nuova manifestazione) si presenta nella scena del mondo non in modo spettacolare, ma come uno sconosciuto. Addirittura lo vediamo in fila, solidale con gli ultimi e con i peccatori. 

Questa è la prima annotazione in riferimento alla celebrazione odierna: Gesù uno di noi, nostro fratello, l’atteso. viene a condividere la nostra condizione, la nostra povertà.

Ecco scoccare un primo paradosso: questo anonimo, mescolato tra la folla, va riconosciuto , non dev’essere confuso con gli altri, neppure con un personaggio di spicco quale Giovanni battezzatore.

Dunque, uno come gli altri, eppure unico! Colui che si presenta  rivestito di debolezza, in realtà è il più forte.

Giovanni, in qualità di profeta, è incaricato soltanto di creare un’attesa, di catalizzare l’attenzione nel personaggio più grande, stornandola dalla propria persona.

Lo sguardo della fede deve portarci a guardare nella direzione giusta, senza lasciarci distrarre da cose o persone che sono semplicemente strumenti e non punti di arrivo.

Riconoscere il Cristo come amico, pur nelle apparenze più modeste, nel nascondimento di una realtà quotidiana: ecco la scommessa della fede.

La vicinanza e la contrapposizione a Giovanni Battista sottolinea un altro paradosso: l’arrivo di Gesù segna il tempo della misericordia, non del castigo. E’ la fioritura della salvezza, non la resa dei conti. Anche per i peccatori c’è speranza, perché possono contare nella realtà dell’amore ostinato di Dio che colma l’abisso della miseria dell’uomo.

D’ora in poi l’attenzione va concentrata non nelle nostre azioni, ma su ciò che Dio fa per noi. Non che il comportamento dell’uomo sia superfluo, ma l’iniziativa è quella divina. Ciò che l’uomo può fare è soltanto risposta. La salvezza è dono, non conquista.

Nell’episodio descritto da Luca, in cui affiorano numerosi riferimenti all’Antico Testamento, possiamo enucleare tre elementi: i cieli squarciati, la voce, la discesa dello Spirito.

I cieli chiusi stanno ad indicare il muro di separazione tra Dio e l’uomo, conseguenza del peccato. Sono il segno dell’ira di Dio nei confronti dell’umanità peccatrice. E’ stato interrotto il legame tra terra e cielo. Gli uomini non vivono e non si muovono più in Dio e questa lontananza da Dio determina la loro profonda miseria.

Acquista dunque tutta la sua forza drammatica l’invocazione di Luca (63,19) “Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi…” Questa preghiera ò stata esaudita.

“… Vedrete il cielo aperto” (Gv 1,51. E’ finito il tempo dell’inimicizia, viene rimosso il diaframma di separazione. Ed è finito pure il tempo dell'insopportabile silenzio di Dio. Non si squarciano solo i cieli, viene rotto anche il silenzio. Dio prende la parola.

E quando torna a risuonare la sua voce, ciò avviene per indicare una presenza: il suo Figlio.

Gesù è così la Parola definitiva che il Padre ha da dire al mondo. Lo Spirito discende sul Cristo sotto forma di colomba. Lo Spirito che alle origini aleggia sul creato primitivo per fecondarlo e mettervi ordine (Gn 1,2).

Lo Spirito è presente ora all'inizio della nuova creazione. Infatti nel battesimo di Gesù, inizia una storia, la storia del mondo nuovo.

Questo Spirito si posa, oltre che sulle acque, su Gesù. Oltre che un riconoscimento è un accreditamento, un’investitura ufficiale.

Diventa fondamentale, comunque, la domanda: “Chi è Gesù?”

E’ il riconoscimento di uno dei tanti oppure l’unico Dio. Il riconoscimento è possibile soltanto attraverso il riconoscimento della nostra identità. Soltanto se si ha il coraggio di “riconoscerci nella nostra miseria più profonda, e quindi nel bisogno di salvezza, possiamo scoprire chi è Gesù, chi è Gesù per me.

Si tratta di collocarci dalla parte dei peccatori, non dei giusti, non di coloro che si ritengono a posto.                                                             

Sarebbe veramente il colmo se, mentre Gesù si mette in fila coi peccatori, noi rifiutassimo sdegnosamente questa collocazione.

Togliersi dalla fila, rifiutare quella compagnia, sentirsi diversi dagli altri, ritenersi migliori, significa escluderci dal rapporto con Cristo, non avere a che fare con Lui, che è venuto precisamente per i peccatori.

C’è un solo modo per riconoscerlo e incontrarlo: ed è riconoscere di avere bisogno di Lui.

Non facciamo l’inventario delle nostre virtù e benemerenze, Cristo Gesù non ci approverebbe.

Don Mario Pagan

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