Il caso Buffon e il senso di essere capitani: parlano Nicola Fiore e Giuliano Felice

Intervista doppia ai condottieri di Vastese e Us San Salvo, interpellati sulle parole del portiere della Juventus e sulla stagione delle loro squadre

| di Nicola Di Santo
| Categoria: Sport
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Uno è milanista, l’altro è juventino. Uno è un esterno offensivo dalla classe sopraffina, l’altro è un difensore duttile tutto cuore e grinta. Uno è un leader tecnico e silenzioso, l’altro è soprannominato “Lupo” e vuole sempre farsi rispettare in campo con il suo notevole temperamento. Non potrebbero essere più diversi Nicola Fiore e Giuliano Felice, i capitani di Vastese e US San Salvo, accomunati però da un bellissimo e invidiabile destino calcistico: quello di essere condottieri, simboli e bandiere delle due squadre più importanti del nostro territorio.

Le due principali figure calcistiche di riferimento di Vasto e San Salvo sono state interpellate da noi in merito alle dichiarazioni di Gianluigi Buffon nell’infuocato post partita di Real Madrid-Juventus, durante le quali il capitano bianconero si è scagliato in un’invettiva clamorosa contro l’arbitro Michael Oliver, reo di aver fischiato all’ultimo respiro un rigore discutibile in favore dei padroni di casa, seguito poi dall’immediata espulsione del portiere.

Invettiva che ha poi scatenato l’inevitabile mare di polemiche, la cui ultima ondata nasce dalla recente intervista di Buffon a “Le Iene” (che andrà in onda questa sera), nella quale ha sostanzialmente affermato di aver sbagliato nei modi ma non nei contenuti. Nicola Fiore e Giuliano Felice esprimono il loro pensiero su una vicenda che non smette di essere d’attualità, provando anche a immaginare che cosa avrebbero fatto al posto di Buffon e spiegandoci che cosa vuol dire essere capitani e simboli di una squadra di calcio. Infine, abbiamo colto anche l’occasione di far spendere loro qualche parola su Vastese e Us San Salvo, tra voti da assegnare alla stagione e obiettivi da raggiungere.

Che cosa pensi delle parole pronunciate da Buffon nel post partita di Real Madrid-Juventus?

N.F. «Buffon è un grande campione che era alla sua ultima partita in Champions League. Si è abbandonato a uno sfogo che è andato decisamente oltre, dato che ha insultato l’arbitro. Sono cose che possono capitare. Anche il direttore di gara ha esagerato decidendo per la sua espulsione nel finale di partita e creando di conseguenza molto nervosismo. Il comportamento di Buffon è da capire, rimane comunque un grande esempio. Ha esagerato nei modi ma non lo condanno, considerando anche la sua situazione personale e professionale».

G.F. «Essendo uno juventino sfegatato, sappi che ho pianto dopo la partita. Il suo sfogo ci sta tutto, posso solo immaginare la sua rabbia. Ha senz’altro esagerato, ma sono l’ultimo a poterti dire una cosa del genere (ride, ndr)».

Prova a metterti nei panni di Buffon. Che cosa avresti fatto al posto suo?

N.F. «Non lo so, magari trovarcisi in un quarto di finale di Champions (ride, ndr). Ripeto, a volte si va oltre il limite, ma capisco anche Buffon, perché in questi casi si può essere particolarmente nervosi».

G.F. «Credo che avrei fatto la stessa cosa, avrei sicuramente esagerato anche io nel post partita. In quei momenti hai addosso un grande nervosismo, ma sono certo che dopo l’intervista Buffon si sia pentito».

Secondo te, dovrebbe chiedere scusa? O le sue dichiarazioni vanno considerate soltanto un legittimo e comprensibile sfogo?

N.F. «Penso che correggerà il tiro e che chiederà scusa all’arbitro, forse dopo la partita di domani (oggi, dato che l’intervista è stata realizzata ieri, ndr). Credo che sia il primo ad aver capito di aver esagerato».

G.F. «Va considerato come uno sfogo del momento, sappiamo tutti che persona è. Farà sicuramente le sue scuse, anche perché dopo le sue parole si è alzato un polverone incredibile. Per me le scuse non sono necessarie in sé per sé, ma solo per far capire ancora di più che uomo è».

Alcune dichiarazioni precedenti di Buffon, però, contrastano fortemente con quanto affermato da lui nel post partita di Real-Juve. Ad esempio, in occasione del gol annullato a Muntari durante un Milan-Juventus di 6 anni fa, disse di «non essersi accorto della palla che entrava. E, anche se l’avessi vista, non l’avrei detto all’arbitro». Nello stesso anno, alla vigilia di un Palermo-Juventus, disse inoltre che “le polemiche arbitrali sono l’alibi di chi non vince mai, non mi sono mai piaciute e fanno emergere il lato dell’incoerenza”. In questo caso non credi che invece sia proprio emerso questo lato?

N.F. «Nel caso del gol di Muntari, ha senz’altro tirato acqua al suo mulino. Fa parte anche questo dell’istinto di un calciatore e della foga del momento. C’è stata sicuramente dell’incoerenza, ma bisogna considerare la situazione particolare e il fatto che quella col Real era la sua ultima partita in Champions».

G.F. «Ammetto che c’è un stata un po’ di incoerenza. Ti parlo da juventino: forse sapeva che era il suo ultimo anno e in quel momento si sarà visto passare tutta la sua carriera davanti agli occhi. Uscire in quel modo da una competizione del genere, che probabilmente non giocherà più, l’avrà portato a reagire così».

Qual è il senso di essere capitani e bandiere di una squadra di calcio? Come vivi il tuo ruolo?

N.F. «Un capitano non è tale soltanto perché indossa la fascia. Un capitano è tale quando ha un tipo di atteggiamento che è di esempio per gli altri. Ogni calciatore ha le sue caratteristiche, e ognuno dà il suo esempio a proprio modo. Si è capitani quando ci si prende le responsabilità nei momenti opportuni. Nel mio caso, il mio ruolo di capitano lo intendo nell’essere decisivo per la vittoria e nell’aiutare il più possibile i miei compagni di squadra. Non sono uno che ama urlare, non serve questo per essere capitani».

G.F. « Dopo quello dell’allenatore, è il ruolo più difficile che c’è in una squadra. Questo è il secondo anno che mi vede indossare la fascia da capitano, sto accumulando esperienza e cerco di fare sempre meglio. Sento parecchia responsabilità e pressione addosso, essere capitano ha influito su di me e ha aumentato ancora di più la mia carica agonistica».

Dai un voto a quella che finora è stata la stagione della tua squadra.

N.F. «Abbiamo avuto delle difficoltà nel girone di ritorno, ma le hanno avute anche Matelica e Vis Pesaro. Noi, a differenza loro, siamo una squadra molto più giovane, per cui i nostri alti e bassi sono comprensibili. Siamo in quarta posizione e in piena lotta per i playoff, per questo motivo ci meritiamo sicuramente un 7,5, dato che il nostro obiettivo iniziale era quello di fare un campionato tranquillo».

G.F. «A livello di classifica non possiamo pretendere la sufficienza. Ma dal punto di vista del gioco, dello spirito di squadra, della voglia e della grinta meritiamo senz’altro un 7, forse anche un 8 “stiracchiato”. Abbiamo avuto tante difficoltà e tanta sfortuna, che quest’anno ci hanno penalizzato tantissimo. Quando una stagione parte storta, rimetterla sui binari giusti è molto difficile».

L’obiettivo stagionale è ancora da raggiungere. Ce la farete?

N.F. «Siamo determinati nel raggiungere un piazzamento utile per i playoff. Domani (oggi, ndr) ci attende il difficile derby col Francavilla, dobbiamo assolutamente conquistare punti. Ci credo fortemente, per natura sono sempre positivo».

G.F. «Ce la faremo senz’altro, io non mollo fino all’ultimo secondo. Credo che vinceremo le prossime tre partite e spero in qualche passo falso delle squadre che ci stanno davanti. La speranza è l’ultima a morire».

Nicola Di Santo

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