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Antonio Bonanni, il frutto buono di una realtà musicale nata 35 anni fa

Storie di vita

| di Maria Napolitano
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“Il Complesso Bandistico Città di San Salvo nasce nel 1983 grazie al lavoro del M° Fiorentino Fabrizi …Dal 2014 la direzione artistica e musicale della banda è passata ad Antonio Bonanni….” (http://www.bandasansalvo.it/la-nostra-storia)

Antonio Bonanni è il frutto buono di una realtà nata 34 anni fa grazie al Maestro Fiorentino Fabrizi che continua a suonare e a dare il suo sostegno professionale e umano alla Banda di San Salvo. Di seguito l’intervista ad Antonio.

Quando e perché sei entrato nella banda di San Salvo?

Ho cominciato a sentire il desiderio di suonare uno strumento sentendo i racconti di mio padre su mio nonno che suonava la tromba nella Banda di Mafalda e ogni mattina si alzava di buon mattino e alle 5.30, prima di cominciare il suo lavoro di responsabile della sicurezza del paese, si esercitava con la tromba per 5 massimo 10 minuti perché diceva che “doveva tenere il labbro” per la tromba. Ho seguito prima un corso di chitarra e poi, intorno ai 9/10 anni ho iniziato a seguire le lezioni di tromba dal maestro Fiorentino. E così sono entrato in banda e non n esono più uscito. Ho trovato un’ambiente umano e sociale davvero accogliente. Fiorentino non ci faceva suonare solo musiche tradizionali ma era alla continua ricerca di nuovi linguaggi musicali. La banda è diventata un tirocinio incredibile soprattutto perché non facevamo mai le stesse cose.

Hai mai avuto il pensiero di lasciare la banda?

No mai! L’ho sempre considerata una seconda famiglia a tutti gli effetti. Quando ami la tua famiglia neanche ti viene in mente di poterla lasciare.  Qui ognuno trova il suo posto, i bravi e i meno bravi che si esercitano poco perchè quasi per magia si crea una sorta di equilibrio che permette a tutti di suonare all’unisono. Spesso si entra in banda quando si è ragazzi e anche se ci sono le fasi della vita in cui ci si deve allontanare dal paese per motivi di studio o di lavoro, capita spesso che anche chi non ha seguito una carriera musicale chiede di poter tornare a suonare nella banda. La Banda lascia sempre le porte aperte. Anch'io nel periodo degli studi pur non riuscendo a provare con gli altri, cercavo di continuare a essere comunque presente rendendomi utile con ciò che potevo fare anche a distanza. La realtà bandistica è fortemente ancorata al territorio. Vedere una giacca blu della banda mangiare le sagnitelle di San Vitale in mezzo a tutti gli altri e che diventa un colore della festa. Suonare lungo le strade mentre si cammina diventa una vera e propria palestra non solo a livello musicale ma anche di vita soprattutto perché non è una cosa che fai da solo ma lo devi fare insieme agli altri.

Quali sono stati i momenti in cui ti sei dovuto allontanare solo fisicamente dalla banda?

Sono stati quelli degli studi prima al Conservatorio di Pescara dove mi sono laureato nel 2003 e poi del percorso dell’abilitazione all’insegnamento. Nel 2009 sono diventato un insegnante di ruolo della sezione musicale della scuola media di Ortona. Nel 2011 ho preso anche una laurea in jazz.

Per lavoro e per diletto hai sempre a che fare con i ragazzi e con i giovani. Perché secondo te spesso molti si lamentano di questa nuova generazione?

Purtroppo i ragazzi si ritrovano a vivere in un era dove le tecnologie tendono ad avere il sopravvento ma non hanno la maturità per gestirle. Si è in qualche modo perso la valutazione e la gestione delle emozioni e quindi lo spirito animale dell’uomo. A volte noi adulti non li mettiamo in condizione di sbagliare anche a rischio di far fare delle brutte figure. Un fallimento aiuta a misurare le proprie potenzialità.  

Per te cosa ha significato diventare un maestro di banda?

Nel 2014 Fiorentino e la figlia Roberta (che era la Maestra di banda prima di me) mi hanno chiesto di entrare in questo ruolo. Probabilmente mi hanno scelto perché hanno visto semplicemente la costanza e la fedeltà al gruppo.  Per me è significato passare dall’essere uno qualsiasi che si divertiva a suonare nella banda e che amava anche fare la commedia a diventare uno che in qualche modo doveva diventare un punto di riferimento per gli altri. “Accetto ma voglio occuparmi solo degli aspetti artistici e ci devono essere delle persone che mi affiancano in tutto il resto” queste parole ho rivolto al maestro Fiorentino. Abbiamo dunque creato un direttivo con una decina di persone che gestiscono il Complesso Bandistico Città di San Salvo in tutti i suoi aspetti, artistici, organizzativi ed economici.  Noi siamo una squadra dove ognuno ha un ruolo ben preciso e definito.  

Maria Napolitano

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