Alfonso: “Da quando ho indossato gli alamari e giurato fedeltà, ho avuto una vita più serena"

| di Maria Napolitano
| Categoria: Territorio
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Di seguito l’intervista a Alfonso Mastroiacovo, brigadiere capo non più in servizio e attuale presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri Sezione San Salvo “Salvo D’Acquisto”.

Mi racconti un po’ di te e di come sei arrivato a fare il carabiniere?

Io sono nato a Trivento il 5 marzo del 1955. Sono il primo di quattro figli. Papà dopo aver lavorato nelle miniere in Belgio nel 1959 è riuscito a comprare un terreno con una bellissima casa a Civitacampomarano. Io aiutavo papà nei lavori di campagna e di muratura sin da ragazzino. Intorno ai 16 anni, tramite amici seppi che c’era un corso professionale a Milano in cui potevi imparare un mestiere e ti davano anche un rimborso spese. Il primo giorno, vedendo che avevo una certa manualità mi scelsero per il corso di rettificatore meccanico. Alternavamo 4 ore di teoria con 4 di pratica. Alla fine del corso, anche se avevo un lavoro assicurato in un importante azienda, preferii tornarmene nella mia terra ed entrai a lavorare presso la “Rettifica Molisana” a Campobasso. In paese ero molto conosciuto perché avevo una certa dimestichezza nei lavori di meccanica mezzi e attrezzature varie. Stava arrivando l’ora di dover partire militare e il caso volle che conobbi un carabiniere ausiliario di Lanciano che stava facendo il servizio proprio a Civitacampomarano. Una sera mi chiese di accompagnarlo con la sua macchina al cinema a Campobasso. Durante quel tragitto mi disse: ”Visto che devi fare il militare perché non fai la domanda anche tu come ausiliario? Tra l’altro così avrai anche uno stipendio.” Anche se con qualche timore, seguii il consiglio e dopo essere stato accettato dall’Arma, il 7 gennaio del 1975 sono partito alla volta di Torino dove mi hanno consegnato la cassa con il corredo militare e il vestiario e da lì a Fossano dove ho seguito il corso di tre mesi previsto per gli ausiliari. Alla fine di questo periodo il Capitano Ferretti ci chiamò in adunata nell’aula magna e cominciò a chiedere chi sapeva fare lavori di muratore, carpentieri, elettricisti e simili. Timidamente alzai anch’io la mano. Poi scoprimmo che si doveva costituire una nuova caserma a Campobasso in una struttura che prima era a servizio della Fanteria. Oltre al servizio che mi spettava feci un po’ da cicerone per tutto ciò che poteva occorrere alla caserma e ai vari carabinieri che stavano in servizio lì. Finito l’anno da ausiliario dovevo scegliere se firmare per un altro anno o tornare alla vita civile. Anche per una questione economica scelsi di restare. E così dopo le varie tappe e riconferme sono diventato un carabiniere effettivo e a vita. Nel 1982 sono stato mandato a prestare servizio, in attesa di destinazione, a Campolieto e nel 1983 a Bagnoli del Trigno dove sono rimasto fino al 12 maggio del 1988, giorno in cui ho preso servizio qui a San Salvo dove, nel 1984, avevo comprato casa per portare la mia famiglia al mare. Un pilastro della mia vita e indirettamente anche del mio lavoro è senz’altro la mia famiglia, ossia mia moglie Anna Boccardo e le mie due meravigliose figlie e di cui vado molto fiero e che oggi sono diventate una dottoressa e una ingegnere.

Mi parli dei tuoi anni di servizio a San Salvo?

Qui a San Salvo ho prestato servizio dal 12 maggio 1988 fino al 30 giugno del 2008. Il mio ultimo giorno di servizio in divisa l’ho prestato alla processione di San Nicola il 6 giugno 2008. Quando sono arrivato la caserma era temporaneamente appoggiata in un appartamento posto sopra l’ex pizzeria “Arnold’s” di fronte allo Stadio. Il 27 aprile del 1989 è stata inaugurata la nuova caserma. Per me era un’ambiente completamente diverso rispetto a quello a cui ero abituato. Dove stavo prima non succedeva mai niente e il nostro compito principale spesso diventava anche un servizio ai bisogni della gente. Per farti rendere conto di cosa significava questo tipo di servizio ti racconto un episodio. Quando ho lasciato Bagnoli il sindaco mi è venuto a salutare, con le lacrime agli occhi, dicendomi “Dove lo ritroviamo un carabiniere che va a spegnere la canna fumaria che si è incendiata alla vecchietta”. Il primo giorno che sono arrivato qui a San Salvo non lo dimenticherò mai. Appena entrato in servizio mi dissero che dovevo andare alla cooperativa perché c’era stato un grave incidente, era quello in cui ha perso la vita il papà di Auro Zelli. Qui a San Salvo, sarà anche per il fatto che comunque era un paese a maggiore densità di abitanti c’erano problemi di droga e di microcriminalità, cose che prima di allora non avevo mai vissuto. Oltre aI servizio istituzionale di carabiniere siccome sono per natura uno molto preciso, appena arrivato ho costruito un archivio, e mi occupavo della manutenzione automezzi e armi, conservazione reperti. Ho sempre vissuto il mio lavoro cercando di stare quanto più possibile vicino alla gente. Spesso i genitori mi raccomandavano di dare un’occhiata ai figli quando li vedevo in giro. Molte persone anziché venire in caserma, se avevano problemi, preferivano rivolgersi direttamente a me. E molti, nonostante sono in pensione, continuano a farlo. Fino a quando sono stato in servizio ci tenevo a coltivare un clima sereno all’interno della caserma e ogni mese organizzavo una cena tra colleghi. Ho sempre cercato di far battere il cuore che sta sotto la divisa. E proprio per orgoglio del lavoro che ha impegnato la mia vita, appena congedato, mi sono subito iscritto all’associazione dei carabinieri in congedo di San Salvo e di cui sono attualmente presidente.

Maria Napolitano

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