Ed a proposito di legge, la gente negli anni '50 e '60, non li chiamava carabinieri, ma la legge

| di Fernando Sparvieri
| Categoria: Territorio
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Ed a proposito di legge, per questo motivo, sopratutto la gente anziana, negli anni '50 e '60, non li chiamava carabinieri, ma in dialetto sansalvese la legge.  

E' 'rruvuete la legge, dicevano quando  arrivavano i carabinieri per dirimere qualche questione, oppure ha passate la legge, si sentiva in giro quando elegantissimi, con il loro berretto d'ordinanza con lo stemma della fiamma in testa, le divise nere invernali con i bottoni lucenti e la fascia rossa ai lati dei pantaloni, le scarpe lucidissime, la pistola nella fondina e la balisciatte (la bandoliera bianca) con la giberna (portamunizioni), i guanti in pelle stretti nel palmo di una mano, partivano dalla caserma in C.so Garibaldi, a lu quarte ammànte, ed andavano verso lu quart'abballe (da via Roma sino a lu Calevarie - al Calvario), dove passava anche la nazionale S.S. 16.  (3)

Al loro passaggio si sprecavano i buongiorno. Qualcuno li fermava per strada per dialogare con loro, per chiedere opinioni e qualche consiglio in merito a problemi di natura giuridica. Gli unici che se la davano a gambe erano i bambini, a cui i genitori avevano detto di rigare dritto, altrimenti i carabinieri li avrebbero portati alla casa di correzione.

I carabinieri a quei tempi, come in un certo qual modo succede ancora oggi, si occupavano di tutto, dalla vigilanza del paese all'ordine pubblico.

Erano chiamati a svolgere  i compiti più disparati, sovente al limite delle loro competenze.  

Eravamo in un paese in cui la delinquenza era per fortuna quasi zero e la gente lasciava ancora le porte aperte.  La popolazione, salvo qualche pecora nera,  era onesta. (1)

Questo non significa però che in quegli anni i carabinieri non avessero nulla da fare. Come si sa  ogni mondo è paese e anche San Salvo non era immune da problemi. Qualche furtarello, seppure di rado, avveniva sempre ed erano frequenti in quel periodo le liti, sopratutto  di vicinato, con conseguenti querele (ja date curuéle), che avevano la loro origine per lo più in campagna pe' la cumbéne (per il confine dei terreni), oppure per patti non mantenuti, offese o per presunti torti ricevuti. 

"Mo' vaje a li carabbinire!" (adesso vado dai carabinieri) ogni tanto si udiva dire da qualcuno durante una lite, oppure"Ha chiamìte le carrabbinire" (ha chiamato i carabinieri), diceva la gente quando qualcun altro richiedeva il loco il loro intervento. 

Spesso e volentieri finiva lì,  con i carabinieri che fungevano  da pacieri e da giudici. La loro parola era legge, una sentenza inappellabile, una specie di "limite invalicabile" che nessuno osava contraddire. 

Solo qualche "cocciuto" andava avanti. Allora per le cause minori vi era il giudice conciliatore (oggi giudice di pace), che generalmente era una persona del paese incaricata dal Tribunale, che cercava di conciliare le parti. Il giudice conciliatore aveva a quei tempi il suo ufficio in IV Vico Savoia, a lu palazze de donna Porfide (al palazzo di Donna Porfida)  dove per un periodo vi era stato in affitto anche il Comune, prima che costruissero la sede nell'attuale piazza Papa Giovanni XXIII. Se la conciliazione non riusciva, si passava alle cause vere e proprie nel Tribunale di Vasto. (4)

Fernando Sparvieri

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