Il Parco dei Monti Frentani per dare un'identità all'entroterra vastese

La questione al centro del dibattito di Carunchio

| di Antonino Dolce
| Categoria: Territorio
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Il 23 aprile a Carunchio si è riunita l’associazione Centro Studi della Montagna Vastese e della Valle del Trigno, da tempo impegnata nello studio di una legge che tuteli l’ambiente del medio e alto vastese mediante l’istituzione del Parco Regionale dei Monti Frentani. Nella relazione del presidente, Ivan Serafini, è stato dato ampio spazio alle aree SIC (Siti d’Interesse Comunitario) presenti nel vastese. Escluse le due sulla costa (Punta Aderci – Punta della Penna e Marina di Vasto), l’entroterra ne può vantare ben cinque: Gessi di Lentella, Abetina di Castiglione Messer Marino, Monte Sorbo (Monti Frentani), Fiume Trigno (medio e basso corso), Monti Frentani e fiume Treste. L’entroterra vastese è una delle poche zone della regione non tutelate, né valorizzate, pur avendo i requisiti per un rilancio in termini di turismo ambientale ed eno-gastronomico. Le aree SIC hanno al loro interno micro-habitat che possono vantare specie animali e floreali rare, se non assenti del tutto, nel resto della regione e d’Italia. Lo scoglio più duro da affrontare è quello dell’inconsapevolezza di possedere un tesoro naturale sottoposto, nel frattempo, a interventi invasivi di ogni genere. Di pari passo, la mancanza, o incapacità, di progettazione organica e condivisa fra i vari comuni ed enti rende l’alto vastese privo di identità. A volte neanche i sindaci sanno di avere un’area d’interesse comunitario nel proprio comune rischiando di perdere finanziamenti e opportunità come i fondi (PSR 2013) per l’adozione dei piani di gestione delle aree SIC (40.000 € minimi per area SIC). Spesso, inoltre, risulta difficile il coordinamento tra i vari centri afferenti allo stesso sito; da questo punto di vista risulta avvantaggiato il comune di Lentella, unico ad avere nel proprio territorio un’intera area SIC e che pare stia già preparando il progetto per partecipare al bando. La prossima sfida del Centro Studi sarà quindi informare capillarmente cittadini, amministrazioni e portatori d’interesse sull’opportunità di avere un parco regionale dell’alto vastese. Bisognerà, inoltre, vincere i timori di eccessive restrizioni derivanti dall’istituzione di un ente parco e prospettare, al contrario, i vantaggi in termini di tutela del paesaggio ed economici e l’opportunità di assegnare finalmente un’identità unitaria al territorio.

Antonino Dolce

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