La festa è finita. Chi pulisce?

Tutto il lavoro, l’impegno e la dedizione che alcune persone mettono fine alla fine. Il post sagnitelle! La speranza che avvolge tutti

| di Maria Napolitano
| Categoria: Tradizioni
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Il giorno delle “sagnitelle” a San Salvo rappresenta quasi un’istituzione. È un giorno di gran festa per tutti o quasi. Nonostante è questa una tradizione che è nata quando i residenti erano poche migliaia di abitanti continua anche in una cittadina che oggi ne conta otre i 20.000.

Per l’occasione si mette in moto una macchina organizzativa non indifferente che è comunque in grado di soddisfare appieno le aspettative del paese. Si potrebbe paragonare a un ristorante in grado di servire migliaia di persone per uno stesso pasto.

Una volta venivano solo distribuite le “sagnitelle” e ognuno se le andava a mangiare dove voleva, solitamente a casa. Veniva allestito solo un mega tavolo per i trattoristi, il sacerdote e le autorità del paese. L’organizzazione nel tempo si è evoluta e da un po’ di anni a questa parte vengono allestiti anche dei tavoli in piazza Marconi dove poter anche mangiare.

Dopo che la festa è finita si deve rimettere in moto la macchina organizzativa per sgombrare di tutto il luogo della preparazione, della cottura e distribuzione delle “sagnitelle”, lavare tutto ciò che c’è da lavare e riportare ogni mestolo al suo legittimo proprietario. Se nelle fasi precedenti tantissimi sono i volontari che si prodigano perché tutto funzioni al meglio, in quest’ultima fase resta solo un piccolissimo gruppo.

I capi e i ragazzi più grandi Scout danno un grossissimo contributo nelle diverse fasi dell’organizzazione compresi i lavori più pesanti. Alcuni sono rimasti fino alla fine e altri capi scout dopo aver servito alle “sagnitelle” hanno iniziato il loro servizio settimanale di educatori con i bambini e i ragazzi.

Anche quest’anno coloro che hanno pensato alla cottura, al condimento e alla distribuzione delle sagnitelle, compresi il Sindaco Tiziana Magnacca, il Vicesindaco Maria Travaglini e la consigliera Carla Esposito, e altre autorità sono stati gli ultimi a mangiare.

Dopo il pranzo è rimasto un piccolo gruppo che ha cominciato a ricaricare i tavolacci su cui è stata appoggiata la pasta, le panche e i pesanti tavoli. Hanno smontato i pannelli che separavano la zona impasto dal resto dell’ambiente, tolto lo scotch che tenevano ancorati i teli di plastica a terra, ramazzata l’intera palestra per liberarla dalla fastidiosa farina, svuotate le varie caldaie, scrostate dalla pasta attaccata sul fondo, portata via la legna avanzata per alimentare il fuoco che serviva per la cottura, lavate tutte le caldaie e i vari utensili e tanto altro ancora. Ogni cosa ben lavata e pulita è stata riconsegnata a chi di dovere. I volontari si ricordavano anche a chi riconsegnare i singoli mestoli.  

Per alcune di loro dopo aver tutto sistemato in palestra, nonostante si fossero alzate alle cinque del mattino per preparare il sugo, il servizio alla parrocchia ancora terminava perché dovevano andare ad addobbare  la chiesa in vista delle cresime che si devono celebrare oggi pomeriggio.

Molte persone vedendo i ragazzini in giro che “alitavano vino” dicono: “forse è meglio che si toglie questa festa”. Fino alla fine mentre molti stavano a pulire e riassettare anche fuori dalla palestra e su strada, si vedevano in giro alcuni ragazzini che non si reggevano in piedi per l’alcool. A distanza di pochi metri c’erano adolescenti con arie strafottenti e bambini che aiutavano un anziano signore a ricaricare la legna avanzata quasi fosse un gioco.

Coloro che si prodigano per questo giorno con grande dedizione e amore per la città e per il santo patrono rispondono: “Il giorno delle “sagnitelle è un giorno di festa e di convivialità davvero bello e vale la pena perpetrare questa tradizione al di là delle scelte malsane di un piccolo gruppo di persone.

È questa una festa che ha il suo cuore e ragion d’essere nella Chiesa che vive per diffondere il messaggio evangelico di speranza che avvolge tutti, anche quei ragazzi che non sempre fanno delle scelte oculate. Nel frattempo che gli ultimi volontari rimettevano a posto è arrivato anche un ragazzo che stava in mezzo a un gruppo che si era posizionato in piazza e si faceva notare per il gran caos e l’odore di vino che si sentiva avvicinandosi a quell’area. Questo ragazzo seppur innestato in quel contesto non ha bevuto neanche un bicchiere di vino ed è arrivato per chiedere una busta della spazzatura per ripulire il tavolo che avevano occupato.  

Maria Napolitano

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