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Michela e l’antica arte dei maestri saponieri

Intervista a Michela Cupaiuoli, artigiana dei 'saponi di mimosa'

| di Alice Scardapane
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Lo shopping, la nail art, la cucina, lo sport, la musica, il ballo e i pettegolezzi sono gli hobby praticati dalla maggior parte delle ragazze. Non è il caso di Michela Cupaiuoli.
Michela è una ragazza di San Salvo che ha riscoperto un’antica arte (purtroppo ignorata da molti soprattutto l’estate) tramandata di generazione in generazione e che ebbe inizio dalla civiltà babilonese nel 2800 a.c.: l’arte dei saponi.

Realizzare saponi in casa oggi può sembrare atipico, ma fino a cinquant’anni fa erano prodotti da tutte le nonne. Di solito la produzione del sapone cadeva verso la fine di dicembre quando terminava la macellazione dei maiali e si aveva grasso in abbondanza. Il grasso veniva poi messo in un grosso pentolone e portato in ebollizione assieme ad una soluzione di acqua e soda caustica. Da questo intruglio nasceva il sapone.

È incredibile come queste piccole pratiche quotidiane siano state inghiottite e snaturate dall’industria. Oggi non bisogna aspettare di ammazzare il maiale, saponette e detergenti sono reperibili in tutti i supermercati e in tutte le forme, colori e profumi, non solo di suino. Per fortuna ci sono ancora giovani che riscoprono queste antiche tradizioni.

L'intervista

Ciao Michela, com’è nata questa passione un po’ insolita dei saponi?
Dopo aver conseguito la laurea in 'Scienze e tecnologie dei prodotti cosmetici, dietetici ed erboristici' nel 2009 a Ferrara, pensavo di poter trovare subito lavoro, ma non è stato così. Questa passione è nata quindi da un periodo di scoraggiamento e di mancanza di aspettative. Così ho ripensato ai nostri nonni che per combattere la crisi, lo stress e la noia utilizzavano l’unico strumento che possedevano: la creatività. Mia nonna Michela ammassava il pane e la pasta in casa… e produceva anche il sapone! Dunque ho deciso di seguire il suo esempio. Ho iniziato a darmi da fare per non pensare alla disoccupazione e allo stress emotivo che comporta.
Così sono partita da internet dove ho acquisito i rudimenti essenziali, soffermandomi sul significato della parola “sapone”: è una reazione chimica tra una base e un acido. Quindi dal punto di vista chimico è un sale da cui prende il nome “reazione di saponificazione”.

Come produci i tuoi saponi e soprattutto hai un ingrediente segreto?
Il laboratorio è la mia casa. Non esiste un metodo di produzione migliore o peggiore. È come mettere in discussione se sia migliore la vacanza al mare o in montagna. C’è il metodo a caldo, a bagnomaria e molti altri. Io realizzo saponi a freddo. La lavorazione richiede precauzioni come guanti, occhiali e camice in quanto si usa la soda caustica.
Gli ingredienti fondamentali sono tre: una base (di solito la soda caustica), un liquido che funge da solvente per la soda e infine un olio che in base al contenuto di acidi grassi fa avvenire la reazione di saponificazione.
Il mio ingrediente preferito è l’olio di oliva, lo considero infatti il principe degli oli per le proprietà emollienti e nutritive. Durante la produzione mi piace aggiungere oli essenziali naturali come il bergamotto, la lavanda, l’arancio amaro, il legno di rosa e infine miscelo con essi fiori essiccati e argilla.
Il mio ingrediente segreto? La naturalità: non utilizzo additivi e fissativi di profumo come l’alcol, altrimenti i miei saponi sarebbero simili a quelli che troviamo al supermercato. Per far permanere l’essenza utilizzo farine come riso e mais.
Dei miei saponi si potrebbe dire che non profumano e non detergono perché non producono schiuma. Molti purtroppo non sanno che la schiuma e il profumo dei saponi sono derivati da agenti chimici. I miei saponi sono prodotti esclusivamente con sostanze naturali, che non danneggiano la pelle e addirittura posso essere utilizzati anche per il bucato come il marsiglia.

Come stai diffondendo i tuoi prodotti?
Inizialmente ho diffuso le foto dei miei prodotti sui social network come Facebook suscitando l’interesse di molte persone. La gente ha iniziato ad informarsi e a richiederli. Oggi molti ordinano i miei prodotti non solo per se stessi, ma anche per fare regali e addirittura sono utilizzati come bomboniere e segnaposti.
Quest’estate ho iniziato a diffondere i miei saponi con la Proloco, partecipando ai mercatini organizzati a San Salvo e San Salvo Marina. Spero di continuare anche con i mercatini di Natale.

Perché hai deciso di intitolare i tuoi prodotti Saponi di Mimosa?
Perché la parola "mimosa" racchiude il mio nome e quello delle mie sorelle: Michela, Monia e Sara. Oltretutto la mimosa è il fiore simbolo della donna.

Insomma, il messaggio che Michela ci vuole lasciare è che in periodo di crisi acqua, sapone e buonsenso sono i migliori disinfettanti.

Alice Scardapane

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