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Gessica: “La mia cecità non è mai stata un problema!”

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«Le orecchie del cuore e gli occhi dell'anima hanno la possibilità d'intendere Dio. Poiché Iddio è visto da coloro che possono comprenderlo, perché hanno aperti gli occhi dell'animo". Così scriveva nel secondo secolo san Teofilo di Antiochia nel primo dei tre "Libri ad Autolico".

Gessica De Innocentis è una ragazza che ha perso la vista fisica all’età di 23 anni. Ecco di seguito una breve intervista sulla sua vita.

Mi racconti un po’ di te?

Sono nata il 1° luglio del 1982 a Vasto. Dopo aver frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale di San Salvo, un giorno mia mamma mi disse “Perché non ti iscrivi a Scienze Infermieristiche?”. Seppur con qualche timore seguii questo consiglio. Il corso prevedeva che ogni giorno alternavamo ore di teoria e altrettante ore di pratica. La prima settimana si rivelò cruciale nel portare avanti fino in fondo questa scelta: dovetti praticare delle semplici pratiche infermieristiche (come il chiudere gli occhi e la mandibola) ad un paziente che era venuto a mancare. Non so descrivere le mie sensazioni in quel momento ma appena tornai a casa sentii il bisogno di raccontare di quell’episodio a mia mamma. E lei con tanta naturalezza mi disse: “Ora non lasciarti impressionare. Ci sono gioie e dolori ma il ciclo naturale della vita passa per queste tappe, si nasce, si vive e si muore.” E così continuai il percorso infermieristico e piano piano mi appassionai profondamente a questo lavoro. Acquisivo sempre più la consapevolezza che potevo fare qualcosa di bello per chi si trovava a vivere un momento particolare della propria vita. Anche il rapporto con i miei compagni di corso era molto bello! Eravamo diventati come una grande famiglia. Subito dopo la laurea entrai a lavorare prima in una Residenza Sanitaria Assistenziale del territorio e poi all’ospedale di Vasto. Gli altri dicevano che ero una brava infermiera. Nel 2005 ho cominciato ad avere problemi alla vista. Passai dall’essere un’infermiera che assisteva gli altri ad essere una che aveva bisogno di essere curata. All’inizio non sapevano neanche dirmi il perché di quella cecità. Ci fu uno scaricabarile tra oculisti e neurologhi. Nel 2006 persi completamente la vista.

Come hai vissuto questo evento?

Per me fu un anno terribile sotto ogni aspetto. Ma ho sempre potuto contare sulla mia famiglia che mi è stata davvero vicina con tanto amore. E poi come si sa, quando succedono cose del genere o ti avvicini o ti allontani completamente da Dio. Avevo toccato il fondo e Dio per me è stato la mia ancora di salvezza. Se prima andavo a messa solo nelle feste comandate, poi ho cominciato a frequentare di più la chiesa perché ne sentivo l’esigenza. E questo anche grazie a un ragazzo che avevo conosciuto a Roma in un centro specializzato dove in qualche modo cominci a vivere una nuova vita. Sono andata anche a Medjugorie e, come tanti altri, ho scalato a piedi nudi il monte Krizevac. Tutti dicevano che sembravo uno stambecco. Non ho mai chiesto la grazia per me ma mi veniva d’istinto di pregare per gli altri. Nel giro di poco ho imparato a convivere con la mia cecità, che di per sé non è mai stato un problema. Al ritorno a casa e nel mio paese mi scocciava quando mi chiedevano “Allora come va? Ci stai rivedendo un po?’” O altre frasi di circostanza come pure quando mi volevano aiutare non sapendo che invece mi disorientavano soltanto. Ho dovuto educare i miei concittadini alla mia cecità.

Cosa caratterizza la tua vita oggi?

Oggi vivo da sola tranquillamente. L’unica cosa che mi manca davvero è il mio lavoro che facevo davvero con tanta dedizione e tanto amore.  Quando entro in relazione con gli altri vado oltre ciò che può apparire e riesco a percepire fino in fondo se di qualcuno mi posso fidare o meno. Non amo l’invadenza e apprezzo la riservatezza e la discrezione. Dopo la cecità ho imparato a ottimizzare i tempi. Vivo alla giornata e perseguendo la serenità. Ho imparato a suonare il pianoforte e adoro il tango argentino. Sono entrata nell’ottica che la vita una è, e il tempo non va sprecato e perciò cerco sempre di imparare quante più cose possibili, anche cose che per me un giorno erano impensabili.

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