A cosa servono gli amori infelici

"Si sa tutto sugli innamorati felici, niente o quasi sui destinatari di amori impossibili da ricambiare. Sugli amati infelici. Anche questa può essere una condizione di grande avvilimento."

| di Roberta Di Fabio
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A cosa servono gli amori infelici si presenta come una sorta di confessione, intima e raccolta, pronunciata con un sottile filo di voce, quella di Gilberto Severini.

Il tema universale degli amori difficili, dei desisderi sfumati, dei rimpianti strazianti, assume con lui forza nuova. Gli amori infelici si configurano come strumenti, seppur dolorosi, per raggiungere la saggezza. Disilluso e malinconico Severini si muove nelle storie dei suoi ricordi, delle occasioni sfumate e riconoscendo, in maniera capace, la propria inettitudine emotiva.

Il reparto in cui si trova sembra diventare il luogo adatto per ricomporre il suo passato, per ricrearsi attraverso un piccolo percorso di redenzione. È davanti alla possibilità della fine che il protagonista sente di non poter più rimandare tutta questa elaborazione. È , infatti, così che approfitta della degenza in ospedale per dedicarsi alla scrittura, sua più grande passione; decide di isolarsi rinunciando alle visite in cerca di quella concentrazione necessaria a raccogliere i ricordi e le sensazioni utili per la stesura di un ipotetico libro. Appare vagamente paradossale che scelga proprio un momento così delicato, in cui dovrebbe dedicarsi solo al riposo, per fare questo poiché il suo lavoro è quello di scrivere discorsi per politici, ma è proprio questa professione che lo soffoca e lo priva del tempo necessario alla scrittura. “L’innamoramento ci rende fragili quanto una malattia, forse perché lo è: una momentanea intossicazione (…)” la malattia vera è l’amore.

La scelta inattuale del romanzo epistolare rafforza il senso senza tempo del tema scelto. Con tre lunghe lettere l’autore si rivela e mostra al lettore i segni che la vita gli ha lasciato addosso e chi legge riesce quasi a sentire il peso di quelle cicatrici. Scrive a un collega, a un sacerdote da cui è fuggito e ad un terzo personaggio misterioso, forse suo alter ego. 

La scrittura di Severini rispecchia la sua natura riservata, presentandosi asciutta ed essenziale e colloca, in maniera immediata, il lettore in un ambiente intimo e privato.

Roberta Di Fabio

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