Ricordate la canzone di Gianni Morandi di qualche anno fa “Uno su mille ce la fa ma quanta è dura la salita” , canzone autobiografica che parlava di un suo nuovo inizio, di una sua rinascita artistica dopo anni di declino e di oblio dai palcoscenici italiani seguiti ai trionfi di gioventù ? Bene ci è tornata in mente in questo fine settimana così denso di eventi nei tre campi che interessano i media in questo periodo: l’economia, lo sport, e il costume (o gossip). Non siamo moralisti e quindi non diremo nulla sulle vagonate di pagine che i giornali stanno dedicando alle vicende coniugali (?) del nostro premier e della diletta sposa , avvertiamo solo un po’ di sconforto sul decadimento del costume italiano in questa nuova era da Grande Fratello. Chi volesse approfondire la materia clicchi sul sito specializzato Dagospia e navighi nei meandri del pattume di corte. Tutto qui. Anzi una cosa la potremmo fare, parafrasare la canzone di Morandi in ”uno su mille lo fa o lo può fare”; qualcuno dirà beato Lui e qualcun altro si indignerà, come sempre. Concentriamoci invece sugli altri due campi e tentiamo di incrociare le biografie dei protagonisti. Prima però diremo, a beneficio dei pochi che ancora non sanno, cosa è successo di tanto straordinario. La Fiat, la nostra amata e odiata Fiat, sta per acquisire il colosso automobilistico americano Chrysler, colosso dai piedi d’argilla che versa in una crisi profondissima, e, se tutto andrà per il verso giusto, darà vita ad una nuova azienda con cervello a Torino e fabbriche distribuite in ogni dove, capace di concorrere nei mercati mondiali da protagonista. L’avvenuto accordo tra le due case automobilistiche, annunciato con il consueto entusiasmo dal presidente americano Obama, c’è stato venerdì primo maggio, festa dei lavoratori. Data particolare non c’è dubbio, anche perché il futuro dovrà dirci se per i tanti Cipputi che in quelle fabbriche lavoreranno l’accordo annunciato sarà effettivamente una festa o se, come nella celebre vignetta di Altan, si troveranno come sempre l’ombrello nel deretano. Ai posteri l’ardua sentenza. Il giorno successivo a quella data storica per l’industria italiana, come dirà il protagonista della vicenda, uno dei protagonisti di questa storia, nello stadio più importante di Spagna, il mitico Santiago Bernabeu, si celebrava il derby nazionale tra il Real Madrid e il Barcellona, vinto dai catalani con un clamoroso 6-2. Altra data storica per gli amanti del calcio spagnolo, bisogna infatti tornare indietro di quarant’anni per trovare un simil punteggio tra le due squadre. Protagonisti assoluti delle due vicende sopracitate due campionissimi nei rispettivi campi: per la Fiat l’amministratore delegato Sergio Marchionne, nostro compaesano di Cugnoli (Pescara), e, per il Barcellona, il talentuoso calciatore argentino Lionel Messi. Due su cui nessuno avrebbe puntato un centesimo all’inizio delle loro carriere. Ma partiamo dal primo, dal nostro Sergio Marchionne. Nato a Chieti e vissuto a Cugnoli in provincia di Pescara, figlio di un ex carabiniere e di una casalinga, si trasferisce da ragazzino insieme alla sua famiglia a Toronto, Canada, meta e punto di approdo di tantissime famiglie abruzzesi in cerca di lavoro negli anni quaranta e cinquanta. Si laurea in Legge in un anonimo college canadese e inizia passo dopo passo, o step by step direbbe Lui oggi, in aziende canadesi prima e svizzere poi, l’ascesa nel mondo industrial finanziario. Chiamato da Umberto Agnelli al capezzale di una Fiat collassata e tecnicamente fallita, come l’araba fenice la fa risorgere dalle sue ceneri fino al punto da poter acquisire in questi giorni la Chrysler e fors’anche la Opel tedesca. Marchionne è celebrato dalla stampa mondiale, Finacial Times in testa, come uno, se non il migliore, amministratore di società quotate del momento. Come è stato possibile che il figlio di un anonimo emigrante abruzzese sia riuscito in un’impresa che ha visto fallire i figli con ben altro blasone, i figli delle varie Bocconi, Harvard, Oxford, Cambridge e compagnia bella ? Sono gli scherzi del destino che a noi piacciono, le favole che diventano realtà. La natura dona i talenti (volontà, forza, immaginazione) a chiunque e non importa da dove vieni ma chi sei. Uno su mille ce la fa , appunto ! Ora di queste parabole di vita nel mondo del calcio ce ne sono tante ed è più semplice raccontarle perchè sono a noi più vicine. E’un mondo dove è facile sconfinare nell’epos e penne brillanti ne hanno raccontato le gesta facendo fiorire una letteratura sterminata. Pensiamo alla vicenda del brasiliano Garrincha, nato poverissimo, con una gamba più corta dell’altra, entrato nella leggenda come l’ala destra più forte di sempre o al divino scorfano Maradona, come lo chiamava il rimpianto Gianni Brera, reietto fra reietti nel barrios di Lanus e miglior calciatore di tutti i tempi o ancora all’odiatissimo Mario Balotelli (Dio lo benedica), lo “sporco negro”ululato dai mentecatti della domenica, abbandonato alla nascita in un clinica palermitana e adottato per fortuna da una caritatevole famiglia bergamasca, il miglior talento attuale del calcio italiano per arrivare a Lionel Messi, l’altro protagonista della nostra storia, di questo straordinario fine settimana. Messi è stato ribattezzato affettuosamente la Pulce, perché in campo, ovunque si trovi, è difficile trovarne uno più piccolo. Affetto da una lieve forma di nanismo da bambino ma dotato di un talento fuori dal comune con la palla tra i piedi, era destinato ad una vita di stenti e sberleffi come capita a tanti bambini colpiti dalla stessa malattia. Soldi in famiglia non ce n’erano per curare il piccolo Lionel e i genitori, disperati, non sapevano che fare. Ma fortuna volle che lungimiranti osservatori del Barcellona, abbagliati da un talento così cristallino e da una forza di volontà così pervicace, portarono il piccolo Messi e la sua famiglia in Spagna, dandogli la possibilità di curarsi con farmaci adeguati e permettendogli di diventare quello che è oggi, il più forte calciatore del mondo, il vero erede di Maradona. Anche per lui una favola che diventa realtà. Sabato 2 maggio mentre Sergio tornava da Washington con una simbolica corona d’alloro sul capo gentilmente offertagli dall’imperator Obama, Lionel distruggeva con il suo Barcellona i sogni scudetto del Real Madrid con una spettacolare tripletta personale. Due destini incrociati che meritano rispetto e ammirazione, due di noi che grazie alla volontà, alla fortuna e al talento ce l’hanno fatta…uno su mille ce la fa !
Giovanni Cipriani