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I Casolani a San Salvo

Sparvieri, Onofrillo e Don Gianfranco Travaglini raccontano la venuta dei casolani

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Quando ero piccolo, spesso, mio nonno Sebastiano Napolitano, mi portava con sè a la "Miramele" (C.da Mirandola), dove egli  aveva un pezzettino di terreno.

Per arrivarvi si potevano percorrere due strade: una era quella che proseguendo dall'attuale Via della Mirandola e successivamente per la strada del cimitero, andando dritto, diveniva d'un tratto un viottolo di campagna e l'altra invece  era un altro viottolo  che si imboccava ove oggi è ubicata Via dei Tigli.

Arrivati all'incrocio tra le due strade, in aperta campagna, c’era la masseria dei Casolani.  Era la masseria in cui abitavano gli avi del mio caro amico Angelo De Cinque, persona dalle mille risorse imprenditoriali e sopratutto umane.

Ricordo che mio nonno li salutava e spesso si intratteneva con loro.

Io, con la curiosità del bambino, scrutavo ed osservavo.

Ciò che mi colpì era il loro modo di vivere che appariva, ai miei occhi da bambino, al di fuori del mio mondo, che era un mondo di paese e non agreste. Mi davano l’impressione di una comunità a se stante, che viveva da sola, tra galline ed altri animali domestici; gente povera, buona gente,  quasi condannata a vivere in eternità in condizioni di estremo disagio in campagna. Mi colpì anche il fatto che non parlavano in dialetto sansalvese, ma il loro dialetto, comprensibile, ma che aveva  un accento che non condividevo.

Fu lì che vidi per la prima volta una vecchia con le “chiochie” ai piedi, calzatura realizzata con la cotica dei maiali e che diede origine al soprannome spregiativo ed ironico che per molto tempo caratterizzò i  casolani di San Salvo,  definiti dai sansalvesi "chiochiari".

Crescendo appresi che i “casolani” venivano chiamati così perché erano emigrati da un paese che si chiamava Casoli  e che i miei  "casolani" non erano i soli che vivevano a San Salvo, ma che ve ne una colonia, sparsa intorno al vecchio nucleo cittadino, che allora contava all’incirca scarsi 4.000 abitanti.

Scoprii  nel  tempo che era gente forte e dedita al lavoro dei campi, non affatto povera, che anteponeva, al lusso ed allo sfarzo, l'utilità delle cose e sopratutto l'amore per la famiglia.

Oggi, trascorso quasi un secolo dai loro primi insediamenti e con il paese che si è espanso sino a conquistare le loro terre, i casolani  non esistono più anche se vivono ancora nel ricordo delle persone più anziane. Oggi i loro discendenti sono tutti sansalvesi veraci, fieri tuttavia delle loro origini e dei grandi valori umani e spirituali avuti in eredità  dai  loro padri, i quali hanno contribuito in modo inequivocabile al progresso ed alla crescita economica e culturale della nostra cittadina.

L' amico Gilberto Onofrillo, docente di  lettere classiche, di origini casolane, così ne descrive le peculiarità culturali, tradizionali e storiche nel libro" Storia di San Salvo", di cui ne è insigne autore il Professore Giovanni Artese, altro mio grande amico ai tempi della fanciullezza.

Fernado Sparvieri

 

 

 

Il video è di Don Gianfranco Travaglini

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