I SOCIALISTI SANSALVESI

| di Orazio di Stefano
| Categoria: Storia
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A S. Salvo i socialisti ci sono sempre stati, anche prima della seconda guerra mondiale (si pensi ai fratelli Monacelli). Dal dopoguerra, invece, Mimì Vicoli è stato colui che ne ha rappresentato nel mondo della cooperazione e delle lotte contadine l'azione e le idee della sinistra moderata. Ma per una considerevole presenza socialista organizzata si devono attendere gli inizi degli anni settanta, allorquando tornano dall'Università i giovani professori Carlo Cardarella ed Ennio Artese, ai quali il maturo militante Vicoli consegna idealmente la bandiera. I due riorganizzano la sezione, aprendo una sede in C.so Garibaldi. Il primo segretario del rinato P.S.I. locale è appunto Ennio Artese, il quale sarà anche Consigliere ed Assessore Comunale negli anni '80. Nel corso dell'attività politica socialista attorno ai due rifondatori si avvicinano uomini si di sinistra, ma autonomi ed autonomisti rispetto alla politica dell'allora partito Comunista. Ne ricordiamo alcuni: · Ugo D' Ascenzo (che sarà Consigliere Comunale nel 1982), · Erminio Cardarella (Assessore Comunale nel 1986) · Angelo Di Pierro (storico segretario politico per tutti gli anni '80), · Costantino Santini (attuale segretario politico), · Angelo e Tonino Longhi, · Romano Bolognese (Consigliere comunale nel 1992), · Giovanni Mariotti (poi passato ai D.S. attuale Presidente del Consiglio Comunale), · Michele Molino, Fernando Malatesta, · Osvaldo Menna (attuale assessore), · Mario Torricella Marinella Torricella (segretario politico negli anni '90), · Adriano Palumbieri, Biagio Fusella, Antonio Racano, Piero Laganà, Angiolino D'Ascenzo, Carmine Torricella (attuale funzionario sindacale C.G.I.L.), Oreste Delli Pizzi, Camillo Ramando, Giovanni Di Fiore · i compianti Gino Cacchione e Pasquale Cilli Nicola, che donerà nel '82 il proprio immobile sito nel centro storico al Partito. Leader indiscusso del Partito è stato Carlo Cardarella, Capolista e Consigliere dal 1975 fino alla caduta della prima Repubblica, Vice Sindaco nel 1976, nel 1986 e nel 1992 e Sindaco della Città nel 1987. Agli inizi degli anni novanta entrano nel P.S.I. amministratori uscenti come Santino Di Rocco, Orazio Di Stefano e Gino Greco. Prima della ricostituzione della sezione, il P.S.I. contava circa cento elettori che i predetti militanti, nei ruoli politici ed amministrativi ricoperti, hanno portato ai milleduecento del 1992, attestandosi su un consenso medio di settecento voti. I referenti politici regionali sono stati Nino Pace, indimenticato Vice Presidente della regione Abruzzo negli anni '80 e Domenico Susi, autorevole Sottosegretario alle Finanze nei governi Craxi, De Mita e Andreotti. Con entrambi questi uomini politici ho collaborato e posso attestare la loro indiscussa vicinanza alle problematiche di questa Città. Razionalmente la sezione di S, Salvo è stata sempre con Craxi ed ha ospitato ministri come De Michelis, Signorile, Formica, Capria e dirigenti come Baget Bozzo. Nel corso del quarto di secolo in cui i socialisti hanno operato a S. Salvo (prima della diaspora e dell'attuale fase in cui Di Pierro e Menna sono in un'amministrazione di centro sinistra a direzione diessina) i dati salienti ed oggettivi dell'azione socialista possono esser così dettagliati: · lotta dura contro la speculazione edilizia, che ha determinato la loro uscita dalle amministrazioni De Vito (76) e Mariotti I (86), delle quali Carlo Cardarella era Vice Sindaco. Per comprendere l'assoluta distanza del P.S.I. dalle politiche urbanistiche clientelari, basti ricordare che un potente imprenditore li additò all'epoca come dei pazzi, poiché non si comprendeva la ragione della loro politica atteso che non chiedevano soldi, né sfruttavano le polizione di potere dalle lottizzazioni che pure potevano determinare. Ma loro erano fatti cosi: non avevano particolari bisogni, non campavano di politica e facevano le cose a cui credevano: cose da ''pazzi '' all'epoca in cui gli altri due partiti avevano almeno una decina di persone che, direttamente od indirettamente, vivevano di politica; · autonomia vera contro i due colossi dell'epoca, ai limiti dell'incomprensibile, tanto che fecero cadere giunte presiedute da D.C. e dal P.C.I. e quando entrò in crisi la Giunta a guida socialista se ne uscirono senza colpo ferire; · opposizione contro gli abusi contro ogni potere potere: sono socialiste le firme sotto le denuncie nelle principali inchieste locali (false residenze nel '82 e concorso Vigili Urbani nel '81); E' socialista la battaglia, quasi anticlericale contro l'ubicazione della nuova chiesa di S. Nicola; · presenza costante con propri tabelloni e comunicati stampa su ogni tema nazionale o locale, che ne facevano anzitutto un partito d'opinione, tenace, un po' rompiscatole, mai compromesso, fiero delle proprie idealità, detestato dall'una e dall'altra parte; · onestà ai limiti dell'inverosimile, se è vero, come è vero, che l'ultima deliberazione sezionale, alla vigilia dello scioglimento del Partito, sotto la locale segreteria di Tonino Longhi, fu la riconsegna agli eredi dei locali donati dal predetto pasquale Nicola Cilli (altri in quella baraonda di debiti e crediti, approfittando che la proprietà dei locali era del P.S.I. di Angelo Di Pierro (segretario accettante la donazione) e non del P.S.I. nazionale avrebbero venduto o lucrato. I socialisti di S. Salvo non l'hanno fatto; · umanità che a volte veniva rimproverata dagli avversari politici scambiata per ingenuità se hanno fatto cooperative edilizie e hanno determinato assunzioni di persone che poi sistematicamente non li votavano. Ma probabilmente più che per clientelismo elettorali spicciolo i nostri agivano per amicizia e solidarietà. Insomma i socialisti di S. Salvo sono stati sui generis sia rispetto al loro Partito, perché mai rampanti, che entrare nelle Giunte preferivano uscirne e sia rispetto ai politici locali tanto che hanno sempre ritenuto il Partito un mezzo per fare e non il fine. Per ragioni di partito non hanno mai osteggiato, dileggiato, distrutto carriere. La sera li si vedevano a spasso per la città fare e ricevere opinioni, parlando di politica come si parla di calcio, con passione si, ma mai con livore. Hanno rappresentato un 'area laica, i non allineati veri, quelli che non si ''arruffianavano'' né dall'una e né dall'altra parte. E' giusto considerarli e ricordarli come veri uomini liberi, slegati dal carrierismo, forse a tratti ingenui, ma proprio per questo la loro azione va ascritta in questa città come contributo storico ed indispensabile per averla fatta crescere e maturare, liberandola dal consociativismo conformista dominante.




Orazio di Stefano

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