Convegno - Luoghi Comuni - Vasto San Salvo

| di Pina Di Francesco
| Categoria: Storia
STAMPA
Moderatore: Orazio Di Stefano Relatori: Pina Di Francesco; Agostino Monteferrante; Angiolino Chiacchia; Giovanni Artese

P. Di Francesco : Con ''Luoghi Comuni'' intendiamo suggerire la riflessione sul territorio comune alle cittadine di Vasto e San Salvo, sul territorio in se e sui comuni distinti, al contempo si rivendica l'attenzione su quegli argomenti che vengono sminuiti come stantii e ''luoghi comuni'': crediamo che i giovani abbiano diritto di essere informati delle esperienze passate. Forum e focus su sansalvo.net e stampa locale di tanto in tanto investono lo stesso argomento. dal focus www.sansalvo.net/focus.asp?id=93 : Quando alla stazione centrale di città, un passeggero prova a chiedere il biglietto per San Salvo l'operatore solitamente abbassa il capo per sincerarsi dall'estradosso dei suoi occhiali: ma deve andare a Vasto? Il cartello della stazione ferroviaria recita così, però: 'Vasto-SanSalvo' ed al momento sembra assumere una valenza esclusivamente simbolica e racchiude in se un idilliaco concetto di società di ampio respiro(......)Ad una struttura organizzativa complessa rappresentata dagli odierni insediamenti di Vasto e San Salvo, che insiste su un territorio morfologicamente compiuto, corrisponde una struttura sociale elementare: due comunità economicamente fortemente correlate, socialmente assolutamente distinte. La stazione ferroviaria si impone come sutura, coniugando, seppur forzatamente, i due centri urbani, proprio con la dicitura 'Stazione di Vasto San Salvo'. Pillola amara da mandare giù per alcuni campanilisti, toccasana per i futuri orientamenti nella pianificazione territoriale, si spera. A giustificazione di tanto distacco sociale tra i due centri urbani, sono i trascorsi storici piuttosto distinti, che hanno influito nelle dinamiche aggregative strutturali e sociali da quando, entrambi insediamenti frentani, vedono dividersi nei propri destini per interferenze dovute all'avvento della civiltà romana, che si innesta sull'insediamento che denominerà Histonium e ne genera il ruolo accentratore sull'intero territorio, ivi compreso l'oppido frentano a ridosso del Trigno, di nome sconosciuto, la nostra San Salvo, appunto. Destini opposti, costantemente ribaditi: nel periodo medievale un insediamento monastico cistercense, colonizza il territorio e San Salvo configura così la sua identità, indossando le vesti del centro chiuso ed autosufficiente, fortemente legato all'agricoltura; mentre Vasto raggiunge la massima prosperità economica e come in tutte le principali città del regno, vengono a formarsi categorie sociali, cui si appartiene per titolo nobiliare, dottorale, ecclesiastico o per congrui possedimenti, con articolazione della organizzazione sociale e quindi amministrativa, dunque politica ... con tutte le derivazioni socioculturali che derivano da una comunità condita da presenze illustri, colte, ambiziose ... tutto ciò ha determinato una crescita completa in ogni forma: politica, amministrativa, artistica ... Ciò che non avveniva a San Salvo, livellata dall'economia agricola della struttura conventuale e da un forte senso di religiosità, che raggiunge l'apice con l'arrivo delle spoglie di San Vitale. I destini delle realtà di Vasto e San Salvo, convergono verso intenti comuni solo nel dopoguerra. Il primo pozzo perforato dall'AGIP nel '56 ammonisce le divisioni campanilistiche in virtù di opportunità che avrebbero determinato la fortuna economica e strutturale del territorio, a dispetto dei meri confini comunali. Nel '62 iniziano i lavori del grande complesso industriale della Siv, di EFIM, ENI, e di una società statunitense: nel '73 la Magneti Marelli del gruppo Fiat. Il paesaggio industriale diviene alienante. Contemporaneamente l'agricoltura decolla con le varie Cooperative Agricole. Boom edilizio. Si concede una edificazione incontrollata, a San Salvo vengono effettuati sventramenti nel centro storico, con demolizioni di elementi architettonici storici come il campanile cistercense e la ovunque rievocata porta della terra, con la conseguenza di sfiancare definitivamente l'orgoglio del se 'salvanese' ed il senso di appartenenza dei nuovi arrivati, che non hanno trovato simboli importanti da contrapporre all'affetto di quelli delle terre d'origine. Una cittadina anonima, San Salvo ... in contrapposizione con una Vasto sempre piena di se, in ragione della conservazione delle proprie vestigia: le contrapposte certezze ed incertezze sociali ne sono la naturale conseguenza. Siamo in piena assonanza con quanto avviene su scala mondiale negli anni del dopoguerra: ricostruzione, prosperità economica, caos. A metà tra urbanistica ed architettura, si discute di 'town design', con netto rifiuto della metodologia razionalista dello zoning . Le ipotesi formulate sono tanto avveniristiche, quanto propositive al fine di fare fronte ad una evoluzione vertiginosa della società. In piena assonanza ci ritroviamo, da non crederci, a sfilare a braccetto con le avanguardie che si domandano a oriente ed ad occidente quale strada percorrere per rispondere al caos della modernità. Ci torni in mente, dunque, il piano intercomunale di Vasto San Salvo del 1974 e mai adottato ... deve tornarci in mente non foss'altro che per la levatura del progettista, Khisho Kurokawa (.......continua in www.sansalvo.net/focus.asp?id=93 )

Io sono un cittadino del vastese perché sono nato a Fresa, ho vissuto la mia infanzia a Tufillo, ho studiato a Vasto e ora vivo e lavoro a S. Salvo. E come me ci sono tante altre persone che non possono dirsi di questo o quell' altro paese. Perché le loro vite si sono intrecciate con i diversi campanili e da tutti hanno preso qualcosa. Noi che abbiamo vissuto in diverse realtà siamo la testimonianza in carne ed ossa di come questo territorio oramai sia unico e unito. Non ci sono più paesi con rigidi confini rispetto agli altri, né persone che possono essere considerati diversi perché di altra provenienza: appartenere a questo o quel paese non forma più i caratteri e i valori perché le realtà sonouna positiva miscela di valori e culture che si interscambiano e di cui beneficiano contaminandosi i cittadini che vi abitano. Sono un tecnico, ossia un architetto, e sono un consigliere comunale del partito di Forza Italia in questo Comune. Quindi ho partecipato e partecipo alle elaborazioni che questo partito ha sviluppato nel merito dell'argomento in discussione in questo convegno (convegno che avrebbe dovuto svolgersi in un posto più centrale, come avevo personalmente suggerito al padrone di casa, cioè ad Orazio di Stefano). Dicevo di aver partecipato alle elaborazioni del mio partito sulla cosiddetta città metropolitana e devo ricordare, anzitutto a me stesso, che Forza Italia, circa due anni fa per prima a capello lanciò questa suggestiva idea, attraverso il contributo di due valenti esperti della materia: l'avv. Mastrovincenzo, all'epoca assessore alla pianificazione del comune di Vasto e il Sindaco di Orsogna, Montepara, presidente dell'unione dei comuni di quella zona. Successivamente sviluppammo la discussione allargandola, proprio qui a S. Salvo, al centro culturale con i quattro sindaci di Vasto, Capello, Monteodorisio e naturalmente S. Salvo. Il cui sindaco pro tempre, l'onorevole Arnaldo Mariotti, in quella circostanza trovò ampia convergenza di vedute con il nostro consiglere regionale e Presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo, l'avvocato Giuseppe Tagliente. Ma su cosa si discusse e su cosa politici così distanti tra loro trovarono convergenza? Sul fatto che se si vuole unire servizi e territori, se si vogliono superare i confini, se si vogliono mettere in relazione amministrative delle entità territoriali storicamente diverse, che si fregiano di autonomia, essendo dei Comuni, c'è un solo modo per farlo. Anzi c'è un modo per farlo ed ogni persona di buon senso dovrebbe saperlo. Si tratta della legge che prevede e dà facoltà, aiutandoli anche finanziariamente, a più Comuni di unirsi tra di loro e fare una Unione dei Comuni. Unione con un proprio presidente, una propria Giunta e un proprio consiglio, con propri compiti e funzioni delegati dai comuni membri e fissati in uno statuto vincolante. Questa la strada maestra, anzi questa la strada. Io sono disponibile come tecnico e come amministratore a percorrerla insieme a chi volesse fare questo pezzo di strada insieme per le necessità rilevate nella relazione della collega Di Francesco, che mi ha preceduto. Invito, però, gli organizzatori a chiedere ai comuni di nominare propri rappresentanti per costituire un comitato promotore che abbia disponibilità economica. Ossia se si vuole che il comitato funzioni, bisogna che i comuni concedano allo stesso un'autonomia finanziaria per consentirgli studi, contatti, capacità di formulare proposte, insomma di camminare da solo per portare gli enti all'obiettivo che dovrebbe unire tutti. Ossia quello di creare una grossa, grande, estesa, correlata realtà, frutto e sintesi dei nostri comuni del vastese. Grazie

La evidente carenza di analisi economica, sociale, culturale relativa all'evoluzione del comprensorio Vasto-San Salvo e località viciniori negli ultimi trent'anni ci permette solo un approccio empirico al tema; che intendo comunque affrontare da un punto di vista globale, senza cioè indicare soluzioni specifiche di carattere tecnico.Perché il piano Kurokawa nel 1974? Non lo sappiamo neppure con precisione. Di certo esso fu: ­ un tentativo di razionalizzare lo sviluppo urbanistico di Vasto e San Salvo, con realizzazione di servizi comuni, per dare a Vasto l¹opportunità di presentare una candidatura come capoluogo di Provincia; ­ un tentativo difensivo della DC vastese e sansalvese, in quel momento in difficoltà per problemi relativi al caotico boom edilizio (sono anni di grandi e contestati investimenti e piani regolatori, con corollario di denunce, inchieste della magistratura ecc.). Fu possibile in quanto entrambi i comuni erano allora a gestione democristiana e, se fallì è perché non venne compreso, persino osteggiato tanto da alcuni settori della DC quanto dall¹intera opposizione (che liquidò la questione come operazione speculativa di alto livello). Col 'senno di poi' possiamo dire che è stata un'occasione perduta, perché alcune buone idee di fondo c'erano e avrebbero potuto essere sviluppate. Ma successivamente, per oltre un ventennio almeno, è seguito un lungo silenzio, rotto solo da interventi occasionali. Adesso il tema dell¹area metropolitana o della città policentrica o della città diffusa o comunque la si voglia chiamare (io parlerei semplicemente di ''rapporti intercomunali'') torna di attualità, principalmente per il fatto che tra San Salvo, Vasto e Cupello esistono contiguità di edificato e problemi comuni nella gestione delle infrastrutture e dei servizi. Il dibattito tuttavia parte in ritardo e con premesse ambigue: ­ in ritardo, perché la realtà, le trasformazioni procedono a ritmi serrati e modificano di fatto, ogni giorno, l'esistente, già condizionando il nostro futuro; ­ male, perché le rispettive amministrazioni si preoccupano di chi dovrà guidare e gestire il processo oppure di cosa è possibile guadagnarci nell¹immediato. Intanto va detto che Vasto e San Salvo, in effetti non si sono mai parlati chiaramente in termini di programmazione e pianificazione urbanistica. Ed è d'altronde vero che si tratta di due realtà diverse: l'una storicamente chiusa e conservatrice, l'altra aperta e progressista. Ma oggi, poiché anche sulle culture e sui valori sono necessari dei ripensamenti, dobbiamo chiederci cosa vuol dire conservazione; e cosa progressismo. 'Conservazione' può voler dire chiusura, difesa dell¹esistente, pregiudizio, intolleranza, razzismo ecc.; ma pure tutela della tradizione, della cultura e della identità cittadine; così 'progressismo' può voler dire apertura, disponibilità, tolleranza, assenza di pregiudizio ecc.; ma pure rifiuto della tradizione in nome di una 'modernità' senza limiti e senza valori. E dunque, dobbiamo dedurre che la sua relativa chiusura ha permesso a Vasto di salvare il centro storico, e quindi la sua identità; l'apertura di San Salvo ha invece reso il nostro paese aperto a tutto e a tutti ma ne ha messo in crisi l'identità. San Salvo è certamente una cittadina ricca, fortunata per la posizione geografica strategica, ed è cresciuta in popolazione e ricchezza in termini proporzionali, negli ultimi 40 anni, più di Vasto e di qualsiasi altra località dell'Abruzzo; tuttavia la sfida lanciata dagli amministratori di San Salvo a Vasto circa dieci anni fa (quando si tentò di impostare un discorso sulla qualità più che sulla quantità) si può dire ormai clamorosamente fallita, ed anzi la nostra cittadina si ritrova oggettivamente in un vicolo cieco, in termini di prospettive più ampie, cioè di tipo intercomunale. Vasto, infatti, dopo aver superato un fase di relativa difficoltà, sta conoscendo in questi ultimissimi anni una ripresa di tutti i suoi settori e non teme granché per il futuro. A Vasto, San Salvo sta bene così com¹è: la cittadina operaia, contadina e dei piccoli servizi, la città dormitorio costituisce una buona risorsa per le quasi tutte le attività di Vasto, che non teme insomma la concorrenza. Vasto era e rimane il centro del comprensorio, la cittadina che non ha bisogno di nessuno ma di cui tutte le altre hanno bisogno. E' perciò che da alcuni anni noi abbiamo posto un¹altra questione: una sinergia, un più intensorapporto tra San Salvo, Cupello e Montenero; proprio per ridimensionare l'egemonia di Vasto e indurla ad una maggiore apertura e disponibilità nei confronti del territorio. Una posizione che non è stata capita fino all'estate scorsa, quando si è avuto il boom di San Salvo Marina e il contemporaneo crollo del centro storico di San Salvo; e quando si è visto che i cosiddetti buoni rapporti che la nostra dirigenza vantava con i comuni viciniori era pura propaganda. Cupello e Montenero ­ è vero ­ sono situazioni anch'esse particolari, relativamente assenti fino a qualche tempo fa, che non hanno sviluppato grandi sforzi in direzione dei rapporti intercomunali. Tuttavia con queste due località, San Salvo occupa la bassa valle del Trigno, un'area senza dubbio promettente per il nostro futuro; e che non può ammettere tre diverse pianificazioni, ognuna per proprio conto. Ma nel mentre con Cupello San Salvo almeno convive, con Montenero è addirittura arrivata allo scontro, ad una guerra anzi che ha portato recentemente a delle scelte assurde, penalizzanti per entrambe le località: a poche centinaia di metri di distanza San Salvo e Montenero stanno progettando o creando due ipermercati, due porticciolo turistici, due aree industriali. Se le cose stanno così, può avere prospettive l'ipotesi di un piano intercomunale o un'area metropolitana Vasto-San Salvo oppure Vasto-Cupello-San Salvo-Montenero? Il silenzio di San Salvo su questo tema, in particolare, è un fatto grave, in quanto con i suoi 1961 ettari di superficie San Salvo ha tutto l'interesse a sviluppare rapporti intercomunali con le località confinanti. Un silenzio che si spiega con la difesa di interessi corporativi, da una parte, e da una angusta visione dell'insieme del problema, dall¹altra. Un anno e mezzo fa si scriveva che bisogna ''lavorare alla costruzione della città-territorio'' e poi insieme e letteralmente: ''La vicenda della centrale Turbogas di contrada Padula, le urbanizzazioni previste dalle pianificazioni di Vasto e Cupello, impongono l¹apertura di un dibattito sulla revisione dei confini''. Che cos'è ? E' il programma elettorale del candidato sindaco del centrosinistra a san salvo. sembra uno scherzo, invece è stata proprio questa la posizione ufficiale di San Salvo fino ad ora, una posizione non solo sterile ma pericolosa in quanto parlare di confini evoca fantasmi e spinge a irrigidire le relazioni con i comuni confinanti. Perciò occorre tornare al dibattito culturale, all'analisi e alla proposta, perché certo non bastano una stazione ferroviaria o un nuovo ospedale in comune a creare davvero l'elemento unificante tra Vasto San Salvo e Cupello; come non basta essere a confine con Montenero per valorizzare appieno le risorse interregionali della valle del Trigno. Con questo non si vuol dire che l'ospedale non abbia importanza; anzi potrebbe la sua realizzazione rimettere in gioco anche la rete infrastrutturale nella zona, soprattutto quella viaria, che necessita di importanti interventi correttivi o integrativi. In conclusione vorrei dire che sul piano dei rapporti intercomunali e della programmazione territoriale è stata di recente non a caso più propositiva l'azione di un ente come l'Euroortofrutticola del Trigno che quella dei comuni direttamente interessati. La cooperativa, che comprende 1500 soci di Abruzzo e Molise, oltre che nel migliorare il prodotto (integrato, biologico ecc.) e pensare al futuro dell¹agricoltura, si è battuta ­ senza secondi fini ­ contro l¹insediamento della centrale Turbogas in contrada Padula di Montenero (ritenendola appunto errata nella localizzazione), contro le cave, a volte abusive, comunque devastanti per l'ambiente della Bufalara di Cupello; per l'utilizzo in ambito comprensoriale delle acque in eccedenza del Consorzio di Industrializzazione del Vastese, dimostrando così una sensibilità al territorio che appare sconosciuta presso le istituzioni. Tant'è vero che quando, lo scorso maggio, è stato ripristinato il passaggio sul fiume Trigno, interrotto dopo le alluvioni del gennaio 2003 e il crollo del vecchio ponte, gli agricoltori che trasportavano le pesche sono stati i primi a brindare e a ringraziare le autorità competenti e gli addetti ai lavori. E' un esempio che andrebbe seguito.

Pina Di Francesco

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