Torre di Montebello: un monumento da salvare

| di Giovanni Artese
| Categoria: Storia
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Da molto tempo la torre di Montebello soffre di una totale assenza di azioni conservative: tanto che da diversi anni risulta recintata e chiusa ai visitatori. Ma ultimamente, a seguito soprattutto degli effetti del terremoto di S. Giuliano e di due invernate particolarmente piovose, il suo degrado ha acquisito caratteri strutturali, in parte irreversibili in quanto una crepa al centro del lato d¹ingresso ne minaccia la stabilità e dunque la stessa sopravvivenza. Eppure l'edificio, accanto al valore storico, ne possiede altri di valore architettonico (per le particolarità tipologiche), paesaggistico (da tempo è elemento caratterizzante il territorio della bassa valle del Trigno), archeologico (il sostrato è medievale e forse anche italico-romano, visto il ritrovamento in loco di un bronzetto di Ercole) e persino simbolico (tanto da aver indotto gli autori della più recente storia di Montenero, l'on. Di Pietro e lo studioso De Filippo, a immortalarlo sulla copertina!).

Secondo la tradizione e gli scritti del Paterno, sarebbe stato un certo Vialante, della casa dei baroni Riccio di Lanciano (allora possessori della tenuta di Montebello, ricca di boschi così come la sottostante Padula) ad edificare la torre, si suppone sui resti di un precedente castello. La data è incerta, probabilmente appena dopo la metà del Cinquecento, e cioè nel periodo di maggiore aggressività della pirateria turca. Proprio nel 1566, i pirati turchi attaccarono massicciamente la costiera abruzzese e molisana, devastando borghi e città rivierasche, comprese Vasto, che fu in parte incendiata, e Petacciato, la cui popolazione (stando alle cronache di fra¹ Serafino Razzi, del 1576) venne interamente dispersa o deportata come schiava in Oriente. Già dal 1532 i governanti spagnoli del Regno di Napoli avevano rafforzato o ricostruito le difese marittime; ma fu tra il 1563 e il 1569 che venne edificato il poderoso sistema di torri costiere voluto dal viceré di Toledo. Sulla nostra costa le torri di Punta Penna, di Buonanotte, del Trigno (alla destra dell'attuale foce del fiume), di Petacciato e del Sinarca di Termoli appartenevano tutte a questo sistema, con una tipologia tipicamente rinascimentale. Diversamente, la torre di Montebello o di Vialante non solo è posta a maggiore distanza dal mare ed in luogo più elevato (m. 58 s.l.m.) ma mostra una tipologia leggermente più datata, espressione di maestranze più legate alla cultura tardomedievale e del primo rinascimento. Tutte le torri avevano come fine l'avvistamento delle imbarcazioni dei pirati e la loro segnalazione (anche con fuochi) alle popolazioni dei centri abitati retrostanti, perché si chiudessero a difesa entro le mura urbane. In seguito quella di Montebello venne adoperata pure come rifugio contro i briganti, che ne battevano la Defenza e il vicino bosco di Petacciato. In attesa di un auspicabile intervento di suo consolidamento, restauro e recupero funzionale, abbiamo pertanto sollecitato le autorità molisane interessate a fare in modo che almeno si proceda in tempi brevissimi ad un intervento di puntellamento delle strutture. La ripresa delle frane ­ che hanno già portato via i resti del Casale di Montebello e che ora minacciano la parte più alta della collina (dove forse sorgeva l'antico monastero benedettino) ­ e il crollo del ponte di San Biase certo costituiscono un ammonimento bastante a non sottovalutare i pericoli che la torre e altri interessanti manufatti del patrimonio storico-architettonico del basso Trigno oggi di fatto corrono.



Giovanni Artese

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