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La piana del Trigno, terra di briganti

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Il brigantaggio cominciò ad imperversare nella piana del Trigno e nell' Alto Vastese intorno al 1800, ma sfociò in tutta la sua virulenza dopo il 1850. Le fitte selve della vallata del Trigno e gli anfratti delle erte ripe di ''Re Ginaldo'' furono rifugi ideali per i briganti. Prima del tramonto, nessuno mettere piede fuori le mura. I portoni, infatti, erano vigilati da guardiani armati fino ai denti per evitare soprattutto le incursioni brigantesche. Uno dei capobriganti che per la ferocia terrorizzò i paesi sparsi nel Vastese e nella vallata del Trigno fu Giuseppe Pomponio nato a Liscia nella casa dei genitori contadini. Adornò il suo corpo con un giaccone di velluto, cappello ''all'Aspromonte'', vistosi bracciali e anelli. Uccise una trentina di persone, tra i quali il Capitano della milizia di San Salvo Luigi Ciavatta. Il delitto fu consumato lungo un sentiero di campagna il 16 di settembre 1868. In seguito a quel fatto di sangue la stradina prese il nome di Via della Disgrazia. Pomponio era ormai inafferrabile. Una volta per ridicolizzare i carabinieri che combattevano sotto il comando del Capitano Chiaffredo Bergia incise con un pugnale sul tronco di un perazzo (pero selvatico) del ''Motticce'' una frase:'' Per batter Pomponio ci vuole un gran demonio''. Zì Vitale, un pastore che conosceva zona per zona ogni anfratto di quel bosco, con un coltello acuminato incise nello stesso perazzo il seguente motto: ''Cande la pere è mature casche senza mazza e senza tirture''. ( Quando le pere matureranno, cadranno a terra senza la mazza). Infatti, dopo qualche settimana, Giuseppe Pomponio fu snidato in una masseria di Furci e trucidato dai colpi di fucile dei carabinieri. Il giorno dopo fu squartato peggio di un maiale . Una parte della sua ''carcassa'' fu appeso nel bastione di Vasto detto del ''Bassano'', un braccio all'entrata del castello di Monteodorisio, l'altro braccio sotto l'arcata della ''Porte de la Terre'' di San Salvo. Michele Molino
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