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Te lo do io il Giappone !

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Ormai l'industria sansalvese parla giapponese. La Magneti-Marelli prima e la Pilkington ora sono entrate a far parte di due colossi mondiali dell'automotive... entrambi del paese del sol levante. Le vicende sembrano unite solo dall'origine dei nuovi padroni ma c'è di più. Entrambe sono i principali fornitori della Toyota, oramai diventata il maggiore produttore mondiale di autovetture. La DENSO, ex-Magneti Marelli, è addirittura parte del colosso nipponico. Fra la gente serpeggia preoccupazione alla notizia dei 500 esuberi annunciati dai vertici DENSO e si guarda con sospetto all'avvento della NGS al timone della Pilkington, temendo un'analoga cura dimagrante. Perché ci troviamo in queste condizioni? Le ragioni sono molteplici e vanno cercate in giro per il mondo. La cortina di ferro è svanita, la muraglia cinese offre ampli varchi per gli investitori stranieri. Il mercato è oramai mondiale e tutte le multinazionali delocalizzano la produzione laddove sia più conveniente. Anche le industrie di medie dimensioni, hanno almeno uno stabilimento in queste zone. Alcune linee produttive sono state completamente spostate nei paesi emergenti. Non è notizia nuova l'emigrazione della Golden Lady verso l'est europeo. L'invasione di questi prodotti economici, sia in termini di prezzo che di fattura, ha anche l'effetto deleterio di scoraggiare il consumo di prodotti italiani. Si alimenta così questo perverso circolo vizioso. Un sano nazionalismo non può che farci che bene. L'imposizione di dazi o di quote d'importazione, sono solo palliativi che non possono essere sostenuti a lungo ma rinviano solo il problema. Un altro fattore importante è il susseguirsi di fusioni ed acquisizioni per far fronte alle economie di scala. Altre volte, molto più semplicemente, si acquisiscono aziende concorrenti solo per acquisirne la quota di mercato. Salvo poi chiudere gli stabilimenti non più strategici. Questo, purtroppo,sembrano essere le intenzioni della DENSO nei confronti dello stabilimento di San Salvo. E' crudele, ma è un dato di fatto. La ''mission'' delle S.p.A. è ''creare valore all'azionista''. Siamo destinati a soccombere? Certamente no! Per fortuna non tutto può essere delocalizzato. Le produzioni ad alto contenuto tecnologico-qualitativo, devono essere necessariamente mantenute laddove ci sono le capacità e le professionalità che ne garantiscano l'elevato standard. Non si può pensare di battere la concorrenza (cinese, ad esempio) solo sul fattore prezzo, bisogna fare le cose meglio degli altri. E' il momento d'investire in ricerca ed innovazione, essere sempre un passo avanti. Troppo spesso, però, i giovani brillanti vanno all'estero a dar sfogo alla loro creatività e ed alla loro intelligenza. Loro malgrado, non contribuiscono a far crescere il sistema Italia. D'altro canto bisogna cogliere tutte le opportunità che il mercato mondiale offre andando in questi paesi a proporre il ''made in Italy''. Anche lì c'è chi può spendere per i nostri prodotti ed apprezzarne la qualità. L'Italia intera così come il nostro territorio, è ricca di prodotti tipici che rendono ricca la nostra cultura. Su questi bisogna puntare insieme alle produzioni agroalimentari biologiche ed integrate. C'è comunque una fascia di consumatori, italiani e stranieri, sempre più attenta ad alimentarsi con prodotti di qualità, che non abbiano il sapore piatto della produzione di massa.
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