A San Salvo il ‘ruffiano’ viene ancora utilizzato

L'usanza non si è estinta del tutto

Michele Molino
26/01/2012
Attualità
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Giorni fa ho incontrato una donna anziana (amica di famiglia) con la quale ho avuto un lungo colloquio. Abbiamo parlato un po’ dei tempi passati. La discussione è andata a finire sulla bontà del pane fatto in casa. Mi ha spiegato, che per lei, preparare il pane in casa è sempre stato piacevole e lo è a tutt’oggi. Ha aggiunto, che per la preparazione delle pagnotte, adotta ancora la “ricetta” di sua nonna. Possiede un vecchio forno abbinato alla casa e di ciò si vanta. Ha decantato la squisitezza e la bontà del pane e delle pizze a li sfrévele. Prima di lasciarci ha parlato dell’importanza del “ruffiano” per la misurazione della temperatura del forno. A quella parola sono rimasto completamente sbigottito. Non riuscivo a capire l’attinenza del pane con il “ruffiano”. Mi ha spiegato che il suo vecchio forno non ha il pirometro per verificare la temperatura, per sopperire alla mancanza, segue ancora gli insegnamenti della nonna. “ Si prende un pò dell’impasto, lu ruffianë (il ruffiano) e dopo averlo schiacciato con le dita va infornato. Se “il ruffiano” non si brucia subito, significa che il forno ha raggiunto la giusta temperatura per infornare le pagnotte. Bello da sapere. Ero convinto che nell’ odierna civiltà globalizzata, l’ usanza del “ruffiano” si fosse ormai estinta. Mi sono dovuto ricredere!

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